UNA NUOVA TEORIA DELL’IMPRESA PER IL BENE COMUNE

La necessità di una nuova teoria dell’impresa la troviamo ben espressa nel punto 40 della Caritas in veritate di Benedetto XVI: “Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l’impresa. Vecchie modalità della vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all’orizzonte”.  

La teoria dell’impresa e il ruolo dell’imprenditore nei processi di sviluppo, hanno subito notevoli cambiamenti nel corso degli ultimi duecento anni e la Dottrina Sociale della Chiesa è una fonte importante per capire queste trasformazioni e, soprattutto, per delineare una nuova teoria dell’impresa.

Questa nuova teoria si ispira ai grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa che sono lo sviluppo, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, il bene comune.

Senza sviluppo non ci può essere promozione umana e l’imprenditore e l’impresa giocano un ruolo strategico nel determinarlo. E’ stato Giovanni Paolo II con le sue tre grandi Encicliche sociali (Laborem exercens 1981, Sollicitudo rei socialis 1987, Canetesimus annius 1991) che ha impresso una grande svolta alla Dottrina Sociale della Chiesa nella direzione dell’economia d’impresa e dell’importanza della creatività e della libertà di intraprendere per lo sviluppo dei popoli.

Per Giovanni Paolo II l’impresa è una comunità di persone, la risorsa più preziosa in un’ottica di sostenibilità nel lungo periodo, in cui l’imprenditore esercita la propria autorità non per il potere ma per il servizio a favore dello sviluppo e della costruzione del bene comune. L’imprenditore è uno dei grandi attori dello sviluppo per il bene comune, assieme a tutti gli altri soggetti della società civile (welfare society). Si tratta pertanto, secondo Giovanni Paolo II, non di due ma di tre pilastri dello sviluppo: Stato, Mercato, Comunità Civile.

La solidarietà è fondamentale nell’impresa perché crea coesione e forza unitaria indirizzate allo sviluppo nel lungo periodo. Il welfare aziendale che si sta espandendo molto nel sistema delle nostre imprese conferma l’importanza di questo grande principio della Dottrina Sociale della Chiesa. Esso si sta sviluppando nel nostro sistema non solo nelle grandi imprese ma anche in quelle piccole e medie.   

Abbiamo poi la sussidiarietà, principio introdotto da Pio XI nell’Enciclica sociale Quadragesimo anno del 1931. E’ l’impresa e l’imprenditore che in primis devono fare sviluppo per il bene comune e non lo Stato produttore che deve invece essere, primariamente, garante dei diritti e dei doveri dei cittadini.

I beni e i servizi creati dall’impresa sono destinati in senso universale, per la costruzione del bene comune di tutti di cui parla il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del 2004.

La coscienza imprenditoriale deve essere diretta alla costruzione del bene comune, che è bene di tutti e di ciascuno perché nessuna persona deve essere esclusa dai benefici dei processi di sviluppo, essendo tutti fatti ad immagine e somiglianza di Dio. Il valore del bene comune implica che obiettivo dell’impresa non riguarda solo il profitto per gli azionisti, ma anche la responsabilità nei confronti degli stakeholder (portatori di interessi) interni ed esterni all’impresa: dipendenti, comunità locali, istituzioni locali, clienti, fornitori, ambiente. 

Il contributo dell’UCID ad una nuova teoria dell’impresa, ispirata ai valori della Dottrina Sociale della Chiesa, si condensa nelle Strategie d’Impresa per il Bene Comune (SIBC). Quindi non atti formali ed esterni come gli strumenti della Responsabilità Sociale dell’Impresa rappresentati dai Codici etici, dai Bilanci etico-sociali, dalle certificazioni ambientali e così via, ma comportamenti etici che innervano dall’interno le strategie dell’impresa, i suoi processi organizzativi e decisionali. In questo modo, come diceva Giuseppe Toniolo, l’etica tende a diventare bene comune e il valore etico dell’impresa converge verso il suo valore economico. Si tratta di un punto sottolineato anche dai nostri migliori maestri di economia aziendale, come Gino Zappa e Pietro Onida.  

Anche l’analisi economica tende verso questa nuova teoria dell’impresa, come nel caso dell’importante contributo del 2011 di Porter e Kramer. Essi sostengono infatti che obiettivo fondamentale dell’impresa, in questa nuova visione, è la creazione di valore condiviso. Il valore viene creato non solo dall’imprenditore attraverso un giusto profitto ma da tutti gli altri portatori di interesse (stakeholder) che svolgono la loro attività all’interno e all’esterno dell’impresa, in una visione di condivisione che sostanzialmente coincide con il principio del bene comune.

Il bene comune è un principio moltiplicativo e non additivo. E ciò perché non è sufficiente massimizzare la somma dei beni e dei servizi prodotti, disinteressandosi della giustizia distributiva, ma occorre che tutti partecipino ai benefici della ricchezza prodotta. Nessuno può stare a zero, altrimenti si annulla l’intero prodotto. E’ la centralità della persona umana che non deve essere mai dimenticata, con i suoi inalienabili valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività.

Se le persone stanno bene danno il massimo per il bene dell’impresa in un’ottica di sostenibilità nel lungo periodo.

Nell’ambito di questa teoria sono rilevanti non solo il rischio finanziario e quello economico, ma anche quello sociale. Il rischio sociale riguarda la probabilità che l’impresa entri in conflitto con uno o più dei propri stakeholders. Si pensi solo all’ambiente che può portare alla chiusura stessa dell’impresa. Per questo l’UCID ha elaborato con metodologie precise la categoria di rating sociale, da affiancare al tradizionale rating impiegato dalle banche per la valutazione del merito del credito. La positività del rating sociale dovrebbe portare ad un migliore accesso al credito da parte delle imprese, in termini sia di disponibilità che di tasso di interesse.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 1 luglio 2019  

 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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