SINOSSI DELLE ENCICLICHE SOCIALI DELLA CHIESA

Nella presente Appendice vengono analizzate le Encicliche sociali della Chiesa alla luce di cinque valori fondamentali: sviluppo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, bene comune. 

Il bene comune costituisce l’obiettivo finale della Dottrina Sociale della Chiesa, definizione introdotta da Pio XI nella Quadragesimo anno, e i primi quattro valori possono essere visti come strumenti che consentono di raggiungerlo. Esistono naturalmente relazioni tra i quattro strumenti, come ad esempio tra solidarietà e sussidiarietà. La solidarietà senza la sussidiarietà crea appiattimento burocratico e mancanza di creatività e di iniziativa imprenditoriale; la sussidiarietà senza la sussidiarietà determina egoismo localistico e disinteresse per il prossimo. Questi due valori devono essere coniugati insieme per costruire il bene comune che è bene di tutti perché nessuno deve essere escluso dai benefici dello sviluppo.

La persona umana è sacra e nulla può intaccare i suoi fondamentali valori di libertà, di responsabilità, di dignità, di creatività. 

I riferimenti a questi cinque grandi valori contenuti nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa sono molteplici: 99 lo sviluppo, 86 la solidarietà, 82 il bene comune, 25 la destinazione universale dei beni, 15 la sussidiarietà.

Le schede predisposte sono dodici: ciascuna per ogni Enciclica sociale, dalla Rerum novarum di Leone XIII alla Laudato si’ di Papa Francesco. Una scheda è dedicata anche ai radiomessaggi di Pio XII dedicati a temi di carattere sociale. Le schede sono in ordine cronologico delle varie Encicliche sociali pubblicate dai Papi e ognuna di esse viene analizzata alla luce dei cinque grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa che abbiamo indicato: sviluppo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, bene comune.

  1. RERUM NOVARUM

                                                                            Leone XIII, 1891

Sviluppo: il vero sviluppo non può esistere senza la collaborazione tra capitale e lavoro, con un rifiuto della lotta di classe per risolvere la triste condizione della classe operaia. L’abolizione della proprietà privata è il falso rimedio proposto dal socialismo perché si tratta di un diritto naturale inalienabile dell’uomo. La soluzione socialista si rivelerebbe in definitiva nociva alla società, in quanto toglierebbe ogni stimolo all’ingegno e all’iniziativa individuale, offenderebbe i diritti naturali di ciascuno, conducendo ad una condizione di miseria e turbando lo sviluppo e la pace tra gli uomini. 

Solidarietà: la cooperazione e la solidarietà tra le persone è fondamentale per superare la povertà e creare sviluppo per il bene comune. Le cooperative di mutuo soccorso, quelle per l’acquisto in comune di sementi e di macchinari agricoli, le banche di credito cooperativo come le casse rurali e artigiane sono strumenti importanti per uno sviluppo solidale. E’ altrettanto importante la cooperazione tra capitale e lavoro come la partecipazione agli utili d’impresa da parte dei dipendenti, l’azionariato operaio e la partecipazione agli organi di direzione aziendale. 

Sussidiarietà: non deve fare lo Stato quello che gli individui e le loro associazioni possono fare da soli. Le diverse forme di cooperazione che partono dal basso sono esempi di sussidiarietà per lo sviluppo e il bene comune, senza aspettare soluzioni miracolistiche dello Stato che mortificano la creatività della persona umana e lo spirito di iniziativa. 

Destinazione universale dei beni: l’uso dei beni non deve andare solamente a vantaggio del singolo ma anche di tutta la comunità. Deve essere valorizzata la funzione sociale della proprietà privata e anche i frutti dell’impiego dei mezzi dei mezzi di produzione possono essere condivisi, come nel caso della partecipazione agli utili da parte dei dipendenti.

Bene comune: l’uso sapiente dei quattro valori indicati consente di superare l’egoismo e il conflitto tra capitale e lavoro, collaborando insieme per creare sviluppo per il bene comune. La creazione di bene comune non compete in via prioritaria allo Stato ma a tutti i soggetti che costituiscono la società civile: impresa, famiglia, scuola, enti intermedi.   

  1. QUADRAGESIMO ANNO

                                                                                     Pio XI, 1931

 

Sviluppo: per creare vero sviluppo e non solo crescita quantitativa dei beni e dei servizi occorre evitare il grave errore della separazione tra etica ed economia. L’ordine sociale è superiore all’ordine economico e la convergenza tra efficienza, sviluppo economico e giustizia sociale porta alla costruzione del bene comune. Per evitare i due estremi del capitalismo esacerbato e del comunismo, occorre porre attenzione alla doppia natura, individuale e sociale, de capitale e del lavoro.

Solidarietà: la ricchezza si è concentrata sempre più nelle mani di un numero ristretto di individui, spesso nemmeno proprietari ma semplici amministratori. Essi utilizzano tale situazione di privilegio per “farla da padroni”, lottando per il predominio economico e politico e trascurando la condizione dei più bisognosi. La separazione tra etica ed economia ha portato all’affievolimento e addirittura alla scomparsa del grande valore della solidarietà per la costruzione del bene comune. Per questo Pio XI riafferma l’importanza delle varie forme di collaborazione tra capitale e lavoro: partecipazione agli utili, azionariato operaio, partecipazione agli organi decisionali d’impresa.

Sussidiarietà: si tratta di un valore introdotto da Pio XI nella Quadragesimo Anno, e poi diventato principio di tutte le Costituzioni. Caratteristica conseguenza della sussidiarietà è la partecipazione, che si esprime in una serie di attività mediante le quali il cittadino, come singolo o come associazione con altri, contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile cui appartiene. La partecipazione è un dovere da esercitare consapevolmente da parte di tutti, in modo responsabile e in vista del conseguimento del bene comune.

Destinazione universale dei beni: tutti i beni creati devono essere considerati come mezzi dei quali servirsi per raggiungere l’obiettivo finale del bene comune. Tra questi rientra la proprietà privata che assume in questo modo una funzione sociale. L’attuale fase storica, mettendo a disposizione della società beni nuovi, del tutto sconosciuti fino a non molti anni fa, impone una rilettura del principio della destinazione universale dei beni della terra rendendone necessaria un’estensione che comprenda anche i frutti del grande progresso scientifico e tecnico. La proprietà dei nuovi beni, che provengono dalla conoscenza, dalla tecnica e dal sapere, diventa sempre più decisiva perché su di essa si fonda la ricchezza delle nazioni, con il passaggio dalle rivoluzioni industriali alla rivoluzione digitale e dall’economia materiale all’economia immateriale.

Bene comune: le istituzioni dovranno adattare la società tutta al raggiungimento dell’obiettivo finale del bene comune, cioè alle leggi della giustizia sociale. La vita economica verrà così ricondotta ad un ordine comune che supera la separazione tra etica ed economia e ne favorisce invece la loro convergenza valoriale. Anche il lavoro assume una connotazione diversa con al centro l’inviolabile dignità dell’uomo. Come afferma Pio XI nella Quadragesimo Anno, dal contratto di lavoro si sale al contratto di società. La massima espressione dell’etica è il bene comune, come la carità è la massima espressione della giustizia. Per questo Pio XI afferma che è un grave errore la separazione dell’etica dall’economia. 

  1. RADIOMESSAGGI

                                                                           Pio XII, 1939-1955

Sviluppo: Pio XII non ha scritto Encicliche sociali ma disponiamo di una ricca serie di radiomessaggi che contengono importanti insegnamenti sociali della Chiesa. Da essi traspare una precisa visione della libertà economica come condizione dello sviluppo, sia pure entro chiari limiti dettati dalla responsabilità. Un aspetto importante dell’insegnamento sociale di Pio XII riguarda la sua attenzione per le categorie imprenditoriali e professionali chiamate a concorrere allo sviluppo e allo costruzione del bene comune. Per questo Pio XII afferma che l’impresa è un’istituzione che nasce e viene prima dello Stato.

Solidarietà: la solidarietà non è un vago sentimento di compassione ma la volontà precisa e determinata di perseguire il bene comune. Nel ridistribuire le risorse, la finanza pubblica deve seguire i principi della solidarietà, dell’uguaglianza, della valorizzazione dei talenti, e prestare grande attenzione a sostenere le famiglie, destinando a tale fine un’adeguata quantità di risorse.    

Sussidiarietà: il sistema economico-sociale è bene sia caratterizzato dalla compresenza di azione privata e pubblica, per il principio della sussidiarietà. In questo va inclusa l’azione privata senza finalità di lucro. Si configura in questo modo una pluralità di centri decisionali e di logiche di azione. Il compito dello Stato è quello di valorizzare tutte le iniziative sociali ed economiche che hanno effetti pubblici, promosse dagli enti intermedi. La società civile, organizzata nei suoi corpi intermedi, è capace di contribuire al conseguimento del bene comune ponendosi in un rapporto di collaborazione e di efficace complementarità rispetto allo Stato e al mercato, favorendo così lo sviluppo di una solida democrazia economica.  

Destinazione universale dei beni: il principio della destinazione universale dei beni è alla base del diritto universale all’uso dei beni. Per questa ragione la Chiesa ha ritenuto doveroso precisarne la natura e le caratteristiche. Si tratta innanzi tutto di un diritto naturale, inscritto nella natura dell’uomo, e non di un diritto solo positivo, legato alla contingenza storica; inoltre, tale diritto è originario.

Bene comune: le categorie imprenditoriali e professionali sono chiamate per prime alla costruzione del bene comune, che è bene di tutti e di ciascuno senza escludere nessuno perché ogni persona è fatta a immagine e somiglianza di Dio. Pio XII riprende l’insegnamento sociale di Pio XI affermando il passggio dal contratto di lavoro al contratto di società.

  1. PACEM IN TERRIS

                                                                       Giovanni XXIII, 1963

 

Sviluppo: questa Enciclica sociale segna una tappa particolarmente importante della vita della Chiesa perché si rivolge non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà. Nata nel difficile contesto politico della guerra fredda e della corsa al riarmo, l’enciclica ruota intorno ad un tema di grandissima importanza: la pace dell’intera umanità. Essa volge una particolare attenzione ai Paesi dell’Est con l’Ostpolitik, continuata poi da Paolo VI. Giovanni XXIII afferma una visione allargata dello sviluppo con il diritto di ogni essere umano all’emigrazione. Tale diritto trova il suo corrispettivo nel dovere di rispettare le persone diverse per razza, cultura, opinioni, religione. Si afferma anche il ruolo importante dell’agricoltura nei processi di sviluppo economico e sociale. In definitiva, lo sviluppo economico deve adeguarsi al progresso sociale.

Solidarietà: la convivenza fra gli esseri umani non può essere ordinata e feconda se essa non è permeata dal valore della solidarietà che è la precisa determinazione di raggiungere il bene comune. Tutti i rapporti, interni e internazionali, devono essere supportati dal principio di solidarietà, promuovendo e realizzando il bene comune dell’intera famiglia umana. In tal senso, le comunità politiche sono chiamate a perseguire i propri obiettivi nl rispetto dei reciproci diritti e doveri, non ostacolandosi ma con aiuto vicendevole, facilitando la circolazione degli uomini, dei capitali e dei beni.

Sussidiarietà: la pari dignità di ogni uomo comporta che ognuno, secondo le proprie possibilità, apporti il suo contributo alla costruzione del bene comune, secondo i principi della sussidiarietà. L’attuazione del bene comune trova la sua indicazione nei diritti e nei doveri della persona. I poteri della comunità mondiale devono porsi come obiettivo fondamentale il riconoscimento, il rispetto, la tutela e la promozione dei diritti della persona secondo il principio di sussidiarietà. Occorre creare un ambiente a raggio mondiale in cui sia reso più facile ai poteri pubblici delle singole comunità politiche svolgere le proprie specifiche funzioni.

Destinazione universale dei beni: l’insegnamento sociale della Chiesa esorta a riconoscere la funzione sociale di qualsiasi forma di possesso privata, con il chiaro riferimento alle esigenze imprescindibili del bene comune. L’uomo deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non unicamente come sue proprie, ma anche come comuni, nel senso che possono essere utili non solo a lui ma anche agli altri. La destinazione universale dei beni comporta dei vincoli sul suo uso da parte dei legittimi proprietari. La singola persona non può operare a prescindere dagli effetti dell’uso delle proprie risorse, ma deve agire in modo da perseguire, oltre che il vantaggio personale e familiare, anche il bene comune.   

Bene comune: la vera pace e il bene comune trovano fondamento nell’ordine stabilito da Dio. La Pacem in terris evidenzia l’importanza dei pubblici poteri della comunità mondiale, chiamati ad affrontare e risolvere i problemi a contenuto economico, sociale, politico, culturale che pone il bene comune universale.

  1. POPULORUM PROGRESSIO

                                                                                    Paolo VI, 1967

Sviluppo: questa Enciclica sociale rappresenta una risposta agli orientamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II di offrire un concreto aiuto alla causa dei popoli in via di sviluppo, istituendo la Commissione Pontificia “Giustizia e Pace”. Finalità della Commissione è promuovere il progresso dei popoli più poveri, favorire la giustizia sociale tra le nazioni, offrire a quelle che sono meno sviluppate un aiuto che le metta in grado di provvedere esse stesse e per se stesse al loro progresso. Lo sviluppo è il nuovo nome della pace e occorre quindi promuovere il miglioramento delle condizioni di vita dei Paesi poveri e il bene comune dell’umanità intera. Sempre nel 1967 Paolo VI istituisce per il primo giorno dell’anno la Giornata Mondiale della Pace. Lo sviluppo non può ridursi alla sola dimensione economica, ma deve assumere una dimensione integrale, essendo volto alla promozione di ogni uomo e dell’uomo nella sua interezza. La sola iniziativa individuale e il semplice gioco della concorrenza non possono garantire la diffusione dello sviluppo.

Solidarietà: lo sviluppo integrale dell’uomo non può avere luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità. I Paesi ricchi sono tenuti a fornire un aiuto concreto ai Paesi in via di sviluppo, in adempimento al prezioso e irrinunciabile valore della solidarietà, destinando una quota del proprio reddito a tali Paesi e formando le persone in grado di intervenire direttamente sul territorio, addestrando la popolazione locale. E’ necessario sgombrare la mente da ideologie non informate ai principi di solidarietà e fratellanza universale, quali ad esempio il nazionalismo e il razzismo. Troppo a lungo i rapporti tra i popoli sono stati governati dalla forza: è necessario che le relazioni internazionali siano basate sul rispetto vicendevole, sull’amicizia, sull’interdipendenza e la collaborazione solidale.

Sussidiarietà: per lo sviluppo e la costruzione del bene comune occorre associare le iniziative dei privati e dei corpi intermedi, evitando in tal modo il pericolo di una collettivizzazione o di una pianificazione arbitraria, le quali escluderebbero l’esercizio dei diritti fondamentali della persona umana. 

Destinazione universale dei beni: il diritto di proprietà va contemperato con l’esigenza della solidarietà e del bene comune. Spetta ai poteri pubblici scegliere, o anche imporre, gli obiettivi da perseguire e i traguardi da raggiungere. Tocca ad essi stimolare tutte le forze organizzative in questa azione comune.

Bene comune: il bene comune è di tutti e di ciascuno e pertanto nessuno va escluso dai benefici dello sviluppo. Per questo Paolo VI sottolinea come si stia formando un divario sempre maggiore tra Paesi ricchi, che tendono ad incrementare velocemente la loro ricchezza, e i Paesi poveri il cui sviluppo appare lento e stentato. Allo stesso tempo si assiste ad una dilatazione dei conflitti sociali, in quanto si è ingenerata, nelle popolazioni più disagiate, la convinzione che la loro sia una miseria immeritata, essendo esse private di ogni possibilità di iniziativa personale e costrette a condizioni di vita e di lavoro indegne della persona umana, mentre un’oligarchia, spesso residente nello stesso paese, vive in condizioni più che agiate. Per questo lo sviluppo per tutti è il nuovo nome della pace.

  1. OCTOGESIMA ADVENIENS

                                                                                  Paolo VI, 1971

 

Sviluppo: in occasione dell’ottantesimo anniversario della Rerum novarum, con la Lettera Octogesima adveniens, Paolo Vi riflette sulla società post-industriale con tutti i suoi complessi problemi, rilevando l’insufficienza delle ideologie a rispondere a tali sfide: l’urbanizzazione, la condizione giovanile, la situazione della donna, la disoccupazione, le discriminazioni, l’emigrazione, i problemi demografici, l’influsso crescente dei mezzi di comunicazione, l’ambiente. In questo nuovo quadro, i problemi dello sviluppo diventano molto complessi da comprendere e da governare.

Solidarietà: la Dottrina Sociale della Chiesa, pur riconoscendo al mercato la funzione di strumento insostituibile di regolazione all’interno del sistema economico, mette in evidenza la necessità di ancorarlo a finalità morali, che assicurino, e nello stesso tempo, circoscrivano adeguatamente lo spazio della sua autonomia per le fondamentali esigenze della solidarietà tra i popoli. Le attuali generazioni toccano con mano la necessità della solidarietà e avvertono concretamente il bisogno di superare la cultura individualistica e del relativismo etico.

Sussidiarietà: caratteristica conseguenza della sussidiarietà è la partecipazione che si esprime essenzialmente in una serie di attività medianti le quali il cittadino, come singolo o in associazione con altri, direttamente o a mezzo di propri rappresentanti, contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile cui appartiene. La partecipazione sussidiaria è un dovere da esercitare consapevolmente da parte di tutti, in modo responsabile e in vista del bene comune.

Destinazione universale dei beni: il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell’utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei Padri della Chiesa e dei grandi teologi. Bisogna fare in modo che la distribuzione dei beni creati, che può essere causa di grande ingiustizia, per il grande squilibrio tra i pochi straricchi e gli innumerevoli indigenti, venga ricondotta all’equilibrio con le norme del bene comune e della giustizia sociale.

Bene comune: il bene comune impegna tutti i membri della società. Nessuno è esentato dal collaborare a seconda delle proprie capacità al suo raggiungimento e al suo sviluppo. Il bene comune esige di essere servito pienamente, non secondo visioni riduttive subordinate ai vantaggi di parte che se ne possono ricavare, ma in base ad una logica che tende alla più larga assunzione di responsabilità. Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell’uomo, ma è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio. Bisogna promuovere il diritto alla pace, sostituendo ai rapporti di forza i rapporti di cooperazione tra i popoli, in vista del bene comune universale.

  1. LABOREM EXERCENS

                                                                        Giovanni Paolo II, 1981

Sviluppo: a novant’anni dalla Rerum novarum esce la Laborem exercens dedicata sempre al rapporto tra lavoro e capitale, alla luce dei grandi cambiamenti economici e sociali avvenuti quasi nel corso di un secolo. Nei processi di sviluppo viene affermata la superiorità del lavoro rispetto al capitale perché è la persona umana al centro dell’umanità con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività. Da qui nasce la distinzione effettuata dall’Enciclica tra lavoro soggettivo e lavoro oggettivo. Il lavoro oggettivo è connesso alla tecnica e a tutte le rivoluzioni che subisce il mondo del lavoro in seguito al progresso scientifico e tecnico. Lo sviluppo dell’industria e degli altri settori indica il ruolo fondamentale svolto dalla tecnica, generata dal pensiero umano, nella relazione tra il soggetto e l’oggetto del lavoro. Il lavoro, chiave essenziale di tutta la questione sociale, condiziona lo sviluppo non solo economico, ma anche culturale e morale delle persone, della famiglia, della società e dell’intero genere umano. 

Solidarietà: la solidarietà deve essere colta nel suo valore di principio sociale ordinatore delle istituzioni in base al quale le strutture di peccato, che dominano i rapporti tra le persone e i popoli, devono essere superate e trasformate in strutture di solidarietà, mediante la creazione o l’opportuna modifica di leggi, regole del mercato, ordinamenti. La solidarietà è una vera e propria virtù morale, non un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante si impegnarsi per il bene comune.

Sussidiarietà: il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha molto di originale da offrire alla comunità. L’esperienza insegna che la negazione della sussidiarietà, o la sua limitazione in nome di una pretesa democratizzazione o uguaglianza di tutti nella società, limita e talvolta anche annulla lo spirito di libertà e di iniziativa.

Destinazione universale dei beni: il diritto alla proprietà privata non deve essere considerato come qualcosa di assoluto e intoccabile, ma subordinato al perseguimento del bene comune acquisito soprattutto mediante il lavoro, in una prospettiva di destinazione universale dei beni. Il diritto alla proprietà privata va inteso nel più vasto contesto del comune diritto di tutti ad usare i beni dell’intera creazione. Cioè il diritto della proprietà privata come subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni. Il principio della destinazione universale dei beni afferma sia la piena e perenne signoria di Dio su ogni realtà, sia l’esigenza che il beni del creato rimangano finalizzati e destinati allo sviluppo di tutto l’uomo e dell’intera umanità. La proprietà privata infatti è nella sua essenza solo uno strumento per il rispetto della destinazione universale dei beni, e quindi, in ultima analisi, non un fine ma un mezzo.

Bene comune: il lavoro è un bene di tutti, che deve essere disponibile per tutti coloro che vogliono lavorare. La piena occupazione è pertanto un obiettivo doveroso per ogni ordinamento economico orientato alla giustizia e al bene comune. Una società in cui il diritto al lavoro sia vanificato o sistematicamente negato e in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale. Bisogna per questo evitare una visione esclusivamente economicistica dello sviluppo, trascurando le sue componente culturali, etiche e morali.

  1. SOLLICITUDO REI SOCIALIS

                                                                              Giovanni Paolo II, 1987

Sviluppo: con questa Enciclica sociale, Giovanni Paolo II rende omaggio alla Populorum progressio di Paolo VI, a vent’anni dalla sua pubblicazione. Alla luce dell’insegnamento sociale di Paolo VI, Giovanni Paolo II esorta a rivedere il concetto di sviluppo che non coincide certamente on quello che si limita a soddisfare le necessità materiali mediante la crescita quantitativa dei beni, senza prestare attenzione alle sofferenze dei più e facendo dell’egoismo delle persone e delle Nazioni la principale motivazione. Al contrario, in un mondo diverso, caratterizzato dalla sollecitudine per il bene comune di tutta l’umanità, ossia dalla preoccupazione per lo sviluppo spirituale e umano, anziché dalla ricerca del profitto particolare, la pace sarebbe possibile come frutto di una giustizia più perfetta tra gli uomini, cioè della carità. Giovanni Paolo II sottolinea che il sottosviluppo non è soltanto economico, ma anche culturale, politico e umano. I fondamenti dello sviluppo sono pertanto morali. Uno sviluppo che non comprenda le dimensioni culturali, trascendenti e religiose dell’uomo e della società, non può considerarsi verso sviluppo. Accanto alle miserie del sottosviluppo, che non possono essere tollerate, ci troviamo di fronte ad una sorta di supersviluppo, ugualmente inammissibile, perché, come il primo, è contrario al bene comune. Tale supersviluppo, infatti, consistente nell’eccessiva disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune classi sociali, rende facilmente gli uomini schiavi del possesso e del godimento immediato, senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle cose, che già si posseggono, con altre ancora più sofisticate. Si tratta dell’affermazione della cosiddetta civiltà dei consumi o consumismo.

Solidarietà: l’interdipendenza delle nazioni deve trasformarsi in solidarietà, fondata sul principio che i beni della creazione sono destinati a tutti. Superando gli imperialismi di ogni tipo e i propositi di conservare la propria egemonia, le nazioni più forti e più dotate debbono sentirsi moralmente responsabili delle altre affinchè sia instaurato un vero sistema internazionale che si regga sul fondamento dell’uguaglianza di tutti i popoli e sul necessario rispetto delle loro legittime differenze. La solidarietà è una virtù cristiana. Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale. Il processo dello sviluppo e della liberazione si concreta in esercizio di solidarietà, ossia di amore e servizio al prossimo. E’ necessario globalizzare la solidarietà perché il frutto della solidarietà è la pace tra tutti i popoli.

Sussidiarietà: l’iniziativa economica e imprenditoriale è fondamentale per lo sviluppo e la costruzione del bene comune. Purtroppo nel mondo viene spesso soffocato il diritto di iniziativa economica che è espressione di sussidiarietà. Al posto dell’iniziativa creativa si riscontrano la passività e l’appiattimento, la dipendenza e la sottomissione all’apparato statale e burocratico che possiede addirittura la totalità dei beni e dei mezzi di produzione. Ciò provoca un pericoloso senso di frustrazione che spinge al disimpegno dalla vita nazionale e determinando la mancanza di contributi dei singoli e delle loro associazioni alla costruzione del bene comune. La sussidiarietà è alla base della società civile, intesa come l’insieme dei rapporti tra individui e tra società intermedie, che si realizzano in forma originaria e grazie alla soggettività creativa del cittadino.  

Destinazione universale dei beni: le ricchezze realizzano la loro funzione di servizio all’uomo quando sono destinate a produrre benefici per gli altri e la società. Le ricchezze appartengono ad alcuni affinchè essi possano acquistare merito condividendole con gli altri. Esse sono un bene che viene da Dio: chi lo possiede lo deve usare e far circolare, così che anche i bisognosi possano goderne. Il male va visto nell’attaccamento smodato alle ricchezze, nella volontà di accaparrarsele. Il ricco non è che un amministratore di ciò che possiede. Dare il necessario a chi ne ha bisogno è opera da compere con umiltà, perché i beni non appartengono a chi li distribuisce.

Bene comune: il diritto all’iniziativa economica dei singoli e delle associazioni è fondamentale per lo sviluppo e la creazione del bene comune. Sacrificare questo bene pensando che tutto possa fare lo Stato crea mortificazione della creatività e appiattimento burocratico. Alla fine tutti sono uguali ma più poveri perché non si è dato spazio alla società civile che nelle sue diverse articolazioni costituisce la via sicura per lo sviluppo e il bene comune.              

  1. CENTESIMUS ANNUS

                                                                        Giovanni Paolo II, 1991

Sviluppo: con questa grande Enciclica sociale, Giovanni Paolo II celebra i cento anni della Rerum novarum di Leone XIII. In un secolo sono cambiate molte cose e Giovanni Paolo II le analizza alla luce dei grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa con un taglio rinnovato. Nel 1989 cade il muro di Berlino e il grande Papa torna a sottolineare l’errore fondamentale del socialismo che è di carattere antropologico. Esso, infatti, considera la persona come un semplice elemento, una molecola dell’organismo sociale, di modo che il bene dell’individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale incentrato sullo Stato. L’inefficienza del sistema economico non va considerata come un problema soltanto tecnico, ma piuttosto come conseguenza della violazione dei diritti umani all’iniziativa, alla proprietà e alla libertà nel settore dell’economia. In tale ottica, lo sviluppo non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralamente umano e morale.  Nel pensiero sociale di Giovanni Paolo II lo sviluppo e la costruzione del bene comune non possono essere assicurati solo dallo Stato e dal mercato, ma ci vuole un terzo pilatro: la comunità civile. Per lo sviluppo assume un ruolo centrale l’economia d’impresa. Quale sistema economico occorre quindi privilegiare per un maggiore sviluppo? Si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo? Giovanni Paolo secondo risponde in modo chiaro a questi interrogativi. Se con capitalismo si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata, della libera creatività umana nel settore dell’economia, la risposta è certamente positiva. Ma se con capitalismo si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell’economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico, morale ed etico, che la metta al servizio della libertà umana integrale, allora la risposta è decisamente negativa. Viene riconosciuto il ruolo positivo del profitto come fattore che sostiene i processi di accumulazione e sviluppo per il bene comune. Se un’ impresa  fa profitti vuol dire che i fattori della produzione sono stati adeguatamente impiegati. Ma i conti di un’impresa possono essere in ordine mentre la dignità della persona umana viene calpestata.

Solidarietà: Giovanni Paolo II insiste molto sul valore della solidarietà per la costruzione del bene comune. Egli auspica la globalizzazione della solidarietà perché il Vangelo esprime un’opzione preferenziale per i poveri. La Dottrina Sociale della Chiesa ha di per sé il valore di uno strumento di evangelizzazione avente il compito di annunciare ad ogni uomo Dio e il mistero della salvezza in Cristo. La dimensione sociale dell’evangelizzazione verrà ripresa da Papa Francesco nella Evangelii gaudium.

Sussidiarietà: la socialità dell’uomo non si esaurisce nello Stato, ma si realizza in diversi gruppi intermedi, cominciando dalla famiglia e dall’impresa che vengono prima dello Stato. I gruppi economici, sociali, politici e culturali provengono dalla stessa natura umana e hanno sempre nell’alveo del bene comune la loro L’impresa, espressione di sussidiarietà e partecipazione, è una comunità di persone in cui l’imprenditore esercita l’autorità non come potere ma come servizio per lo sviluppo e la costruzione del bene comune.

Destinazione universale dei beni: occorre evitare che i meccanismi di mercato siano l’unico termine di riferimento della vita sociale, assoggettandoli ad un controllo pubblico che faccia valere il principio della destinazione universale dei beni della terra.

Bene comune: oggi il problema non è solo quello di offrire una quantità di beni sufficienti, ma anche quello di rispondere ad una domanda di qualità: qualità delle merci da produrre e da consumare; qualità dei servizi di cui usufruire; qualità dell’ambiente e della vita in generale per la costruzione di un autentico bene comune. Individuando nuovi bisogni e nuove modalità per il loro soddisfacimento, è necessario lasciarsi guidare da un’immagine integrale dell’uomo, che rispetti tutte le dimensioni del suo essere e subordini quelle materiali e istintive a quelle interiori e spirituali. Si possono creare abitudini di consumo e stili di vita oggettivamente illeciti e spesso dannosi per la salute fisica e spirituale dell’uomo. Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, è la questione ecologica. Abbiamo bisogno di una nuova ecologia umana per la costruzione del bene comune.

  1. CARITAS IN VERITATE

                                                                           Benedetto XVI, 2009

Sviluppo: la pubblicazione dell’Enciclica era programmata per il 2007, a quarant’anni dalla Populorum progressio di Paolo VI. Il sopraggiungere della crisi mondiale ha suggerito un rinvio per tenere conto del nuovo quadro economico mondiale. Tratto saliente dell’Enciclica è la vocazione allo sviluppo e la sua dimensione spirituale. In questo modo il pensiero sociale della Chiesa acquista una più forte dimensione teologica rispetto alla dimensione, sempre importante, del discernimento morale ed etico degli atti umani. Il problema dello sviluppo è strettamente connesso con il progresso tecnologico. La tecnica, sottolinea Benedetto XVI, è un fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo. Nella tecnica si esprime e si conferma la signoria dello spirito sulla materia, con un passaggio dall’economia materia all’economia immateriale. Lo spirito, reso così meno schiavo delle cose, ha la possibilità di elevarsi all’adorazione e alla contemplazione del Creatore. La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita. Ma quando l’unico criterio della verità è l’efficienza e l’utilità, lo sviluppo viene automaticamente negato. La tecnica, nei suoi continui sviluppi, deve recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell’ebbrezza di una totale autonomia, ma una risposta all’appello dell’essere secondo principi di responsabilità morale. Solo di recente gli economisti hanno scoperto il ruolo fondamentale del capitale umano nei processi di sviluppo, arrivando in ritardo rispetto ai principi che da sempre indica la Dottrina Sociale della Chiesa. Occorre disegnare e realizzare un nuovo modello di sviluppo, che comprende anche la valorizzazione su nuove basi dell’agricoltura, fondato sull’equilibrio dei grandi valori della solidarietà e della sussidiarietà. Un nuovo modello di sviluppo i cui fondamenti vanno oltre lo Stato e il mercato, con gli indispensabili contributi della gratuità e del dono per una autentica costruzione del bene comune. La lunga crisi che stiamo vivendo ci fa capire, come sempre è avvenuto nella lunga storia dell’uomo, che i fondamenti dello sviluppo duraturo non possono essere solo economici, ma nel contempo culturali, etici e morali. In questo senso, anche le energie spirituali sono un fattore economico: le regole del mercato funzionano solo se esiste un consenso morale di fondo che le sostiene.

Solidarietà: oggi l’umanità ha la necessità di passare da un alto e crescente grado di interazione ad una collaborazione in vera comunione, nel segno della solidarietà sulla base dei fondamentali valori della giustizia, della pace e della carità che costituisce il massimo valore della giustizia. La globalizzazione ci ha reso più vicini ma non per questo più fratelli nel segno della solidarietà. La globalizzazione, di per sé, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno e se essa non è pervasa dai valori della solidarietà non potrà che dare frutti cattivi. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può da solo espletare pienamente la propria funzione economica, che è quella di creare la ricchezza e di distribuirla secondo giustizia. La cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la sola dimensione economica. Essa deve diventare una grande occasione di incontro solidale, culturale e umano. 

Sussidiarietà: l’impresa e l’iniziativa privata rappresentano forme fondamentali di sussidiarietà per lo sviluppo e il bene comune. Mai come nella Caritas in veritate sono stati citati così tante volte l’imprenditore, l’impresa, l’azienda e l’imprenditorialità. L’obiettivo dell’impresa non è costituito unicamente dal profitto e dalla responsabilità nei confronti degli azionisti, ma occorre anche testimoniare la responsabilità nei confronti degli altri portatori di interessi, rappresentati in primis dai dipendenti, la risorsa più preziosa dell’azienda. E ancora la responsabilità nei confronti delle comunità locali, delle istituzioni locali, dei fornitori, dell’ambiente e di tutti gli altri soggetti che hanno rapporti con l’impresa. E’ molto interessante notare che l’Enciclica di Benedetto XVI afferma che non esiste solo la responsabilità sociale dell’impresa, ma anche la responsabilità sociale del consumatore. E ciò vale soprattutto nel nostro tempo in cui diventano sempre più pervasive e aggressive le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con un rapporto sempre più diretto e personalizzato tra chi consuma beni e servizi e chi produce. Le due responsabilità devono integrarsi e valorizzarsi reciprocamente per uno sviluppo sostenibile nel lungo periodo e per la costruzione del bene comune.

Destinazione universale dei beni: i beni devono essere prodotti non solo per un giusto profitto ma anche per l’utilità di tutti. Il profitto è utile, ma se mal prodotto e senza avere di vista il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà. E’ importante che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgano di informare il proprio agire a principi diversi di quelli del puto profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico (imprese profit e no profit).

Bene comune: lo Stato non può essere l’unico costruttore di bene comune. Ci sono le imprese, le famiglie, gli enti intermedi, il vastissimo mondo del volontariato dove lavorano più di tre milioni di persone e di cui poco si parla nel nostro Paese. Operano in questi casi i valori fondamentali della solidarietà e della sussidiarietà che, opportunamente coniugati, creano sviluppo per il bene comune. La storia dimostra che i sistemi entrano in crisi quando lo Stato degenera in statalismo e quando il mercato si tramuta in mercatismo e in riduzionismo economico. Nella storia economica appare sempre più evidente  come la formazione dei sistemi economici e il loro legame con il bene comune derivi da uno specifico atteggiamento etico e morale.

  1. EVANGELII GAUDIUM

                                                                          Papa Francesco, 2013

Sviluppo: Evangelii gaudium non è un’Enciclica sociale ma un’Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. Essa contiene tuttavia due importanti capitoli, il secondo e il quarto, con precisi insegnamenti sociali. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale causato dai balzi enormi che, per qualità, quantità, velocità e accumulazione, si verificano nel progresso scientifico, nelle innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti della natura e della vita. In questo nuovo contesto, per impedire che l’economia uccida, Papa Francesco dice no a un’economia dell’esclusione, no alla nuova idolatria del denaro, no a un denaro che governa invece di servire, no all’inequità che genera violenza. Abbiamo dato inizio alla cultura dello scarto, che, addirittura, viene promossa. Purtroppo si è sviluppata la cultura dell’indifferenza. La crisi finanziaria ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica. Siamo lontani dalla cosiddetta fine della storia, perché le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate.

Solidarietà: non dobbiamo lascarci rubare la solidarietà afferma Papa Francesco. La solidarietà non è una brutta parola ma la responsabilità evangelica di aiutare chi è povero e promuovere una società più giusta per la realizzazione del bene comune nella carità. E’ per questo fondamentale attualizzare la dimensione sociale dell’evangelizzazione per il conseguimento del bene comune. La parola solidarietà si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto più di qualche atto sporadico di generosità. Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni.

Sussidiarietà: la costruzione del bene comune non compete solo allo Stato, ma, per il principio di sussidiarietà, a tutti i soggetti che compongono la società civile e, in primo luogo, agli imprenditori e alle imprese. La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune, con il suo sforzo di moltiplicare e rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo.  

Destinazione universale dei beni: la solidarietà è una reazione spontanea di chi riconosce la funzione sociale della proprietà e la destinazione universale dei beni come realtà anteriori alla proprietà privata. Il possesso privato dei beni si giustifica per custodirli e accrescerli in modo che servano meglio al bene comune, per cui la solidarietà si deve vivere come decisione di restituire al povere quello che gli corrisponde. Dobbiamo combattere nella società di oggi lo sviluppo di un nuovo paganesimo individualista, non dimenticando mai l’opzione evangelica per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via.

Bene comune: abbiamo bisogno di un nuovo modello di sviluppo per il bene comune. Finchè non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali. Con l’apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed economica che aiuterebbe a superare la dicotomia assoluta tra l’economia e il bene comune. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventare matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Lo sviluppo dei popoli è un processo che ci offre l’opportunità di costruire il bene comune universale.

  1. LAUDATO SI’

                                                                 Papa Francesco, 2015

Sviluppo: Papa Francesco con la Lettera enciclica sulla cura della casa comune, Laudato si’, anticipa di alcuni anni il forte movimento giovanile per la difesa dell’ambiente. Ricordando che la Pacem in terris di Giovanni XXIII del 1963 è rivolta a tutti gli uomini di buona volontà, afferma che con questa Enciclica intende entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune. Affinchè sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di cambiare il modello di sviluppo globale. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune. Ma lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale al fine di risolvere le gravi difficoltà ambientali e sociali. Per affrontare i problemi di fondo, che non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi, si rende indispensabile un consenso mondiale. La globalizzazione del paradigma tecnocratico e la finanza come cervello dell’economia hanno messo in difficoltà il principio solidaristico e morale dello sviluppo, con insufficienti capacità di governo da parte dei singoli Stati. Papa Francesco parla di un ampio concetto di ecologia integrale perché essa comprende l’ecologia ambientale, quella politica, economica e sociale, l’ecologia culturale, educativa, etica e spirituale per lo sviluppo umano integrale.

Solidarietà: abbiamo bisogno di uno sviluppo solidale dei popoli per sconfiggere le disuguaglianze ed evitare un mondo in cui un numero sempre più piccolo di persone possiede un quantità sempre più grande di ricchezza e di reddito. Senza solidarietà non è possibile avere sviluppo per il bene comune.

Sussidiarietà: l’imprenditore e l’impresa costituiscono grandi pilastri della sussidiarietà. L’imprenditore deve farsi illuminare da un significato ampio della vita per la costruzione del bene comune. Egli contemporaneamente produce e distribuisce la ricchezza, rendendo più accessibili per tutti i beni di questo mondo. Per questo occorre integrare la cultura d’impresa con la cultura del lavoro.

Destinazione universale dei beni: fermo restando il principio della proprietà privata come frutto del proprio lavoro e fondato sul diritto naturale, occorre non dimenticare l’importanza della funzione sociale della stessa proprietà privata e della destinazione universale dei beni per uno sviluppo orientato alla costruzione del bene comune.

Bene comune: l’ambiente è il primo fra i beni comuni e si collega ad uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa che riguarda la destinazione universale dei beni. Per quanto riguarda in modo più specifico l’ambiente, non dobbiamo mai dimenticare che non abbiamo ricevuto in eredità la terra dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli e la dobbiamo quindi restituire in condizioni non peggiori di come l’abbiamo ricevuta. La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Questa è la visione dell’ecologia integrale per il processo di sviluppo e la costruzione del bene comune.                                                   

       

   

                

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giovanni Scanagatta

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