QUO VADIS EUROPA? LE RADICI CRISTIANE NEL MONDO

Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo stenta a nascere. Nel frattempo possono nascere dei mostri. E’ quello che è successo all’indomani della prima guerra mondiale, con la sciagura del Trattato di Versailles del 1919. I mostri che sono nati sono il nazismo, il fascismo e, due anni prima, la rivoluzione russa del 1917.

Lo descrive in maniera profetica J.M. Keynes nella stupenda monografia di novembre del 1919: “Le conseguenze economiche della pace”.  Si ricorda che Keynes è stato rappresentante ufficiale del Tesoro britannico alla Conferenza di pace di Parigi fino al 7 giugno del 1919; poi si è dimesso. Illuminanti sono le sue parole a pagina 229 e a pagina 231: “Il blocco della Russia recentemente proclamato dagli Alleati è perciò un provvedimento stolido e miope: blocchiamo non tanto la Russia quanto noi stessi”. “Tanto miglior successo avremo nel troncare i rapporti tra Germania e Russia, tanto più deprimeremo il livello delle nostre condizioni economiche e aggraveremo i nostri problemi interni”. “Il rovinoso dissesto dell’Europa, se non vi poniamo un freno, a lungo andare colpirà tutti; ma forse non subito e in modo traumatico. E questo ci offre una felice possibilità. Forse abbiamo ancora il tempo di riconsiderare la nostra condotta e di vedere il mondo con occhi nuovi” (J. M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Adelphi Edizioni, 2007).

A cento anni dal Trattato di Versailles, l’Europa si trova nuovamente ad un bivio. Il rischio è di uscire dalle grandi traiettorie della storia, come afferma Benedetto XVI. Perché ciò non avvenga, abbiamo bisogno non di meno Europa ma di più Europa, ma di un’Europa diversa. Tutti ci rendiamo conto che ci vogliono per questo uomini politici illuminati, con in mente un disegno alto da realizzare per un’Europa dei cittadini, come è avvenuto all’indomani della seconda guerra mondiale con la firma dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957.

Guardando il mondo di oggi con 7,5 miliardi di persone, che diventeranno quasi 10 nel 2050, possiamo ipotizzare due scenari: il primo in cui l’Europa risorge su nuove basi per non uscire dalle grandi traiettorie della storia; un secondo scenario in cui l’Europa soccombe alle spinte in atto a livello globale per la creazione di un nuovo ordine economico mondiale, di cui però non siamo oggi in grado di prevederne in modo chiaro i contorni e i contenuti.

I grandi attori che stanno giocando le loro carte sono oggi gli Stati Uniti d’America, la Russia, la Cina e l’India. Teniamo da parte l’Europa il cui destino appare oggi il più incerto, sia pure con l’esistenza di un moneta unica che tiene insieme 27 Paesi molto diversi per condizioni economiche e sociali, dopo l’uscita dell’Inghilterra con la Brexit che, peraltro, non ha mai abbandonato la propria moneta.

Di fronte a questa situazione e a uno scenario di 9,7 miliardi della popolazione mondiale nel 2050 che vede, da una parte, 3,3 miliardi di persone concentrate in Africa (2,5), in Europa (0,7) e in Russia (0,1) e, dall’altra, 4,2 miliardi concentrati in India (1,7), in Cina (1,3), in America Latina (0,8) e negli Stati Uniti d’America (0,4), Benedetto XVI e Papa Francesco invocano, per il bene comune universale, un nuovo modello di sviluppo e la creazione di una vera Autorità Politica Mondiale (Caritas in veritale, 67 e Laudato Si’, 175).

Papa Benedetto, in particolare, pensa a un nuovo modello di sviluppo globale in cui l’agricoltura dovrebbe svolgere un ruolo strategico, tenuto conto che nel mondo ci sono attualmente circa 2 miliardi di contadini e di piccoli agricoltori (27% della popolazione mondiale) che, se opportunamente sostenuti, potrebbero dare un forte contributo alla soluzione del grave problema della povertà e della fame nel mondo. Si stima che gli investimenti in agricoltura siano 11 volte più efficaci di quelli negli altri settori economici per ridurre la povertà nel mondo.    

Il primo gruppo di Continenti/Paesi che abbiamo individuato, con una popolazione complessiva nel 2050 di 3,3 miliardi di persone, incide sulla popolazione mondiale per il 34%. Il secondo gruppo, con 4,2 miliardi, incide per il 43%. Il peso complessivo sulla popolazione mondiale nel 2050 è pari al 77%.

Il primo gruppo di Continenti/Paesi in cui figura l’Europa prevale l’economia di mercato, con interventi variabili di socialità. Anche nel secondo gruppo prevale l’economia di mercato, con l’importante eccezione della Cina la cui popolazione nel 2050 inciderà su quella mondiale per il 13%. Semplificando al massimo, la Cina può essere vista come una particolare combinazione, forse unica nella storia, tra comunismo all’interno ed economia di mercato (liberismo) all’esterno nell’era della globalizzazione.

Le attuali tendenze a livello mondiale sembrano andare a favore del secondo gruppo, che naturalmente tagliano fuori l’Europa che sarebbe destinata ad uscire dalle grandi traiettorie della storia. Questa direzione di esclusione dell’Europa sarebbe capitanata dalla triplice alleanza, diretta e indiretta, tra Cina, Russia e Stati Uniti. Lo dimostrerebbe l’importante progetto della nuova via della seta. Il prevalere di questo scenario porterebbe, con ogni probabilità, all’implosione dell’euro.  

Per non uscire dalle grandi traiettorie della storia, come afferma Benedetto XVI, l’Europa ha una via che è quella delle radici cristiane, su cui si era battuto con grande energia e Fede, ma inutilmente, il grande Papa Giovanni Paolo II.  Non dimentichiamo che i grandi costruttori dell’Europa, all’indomani delle grandi distruzioni morali e materiali provocate dalla seconda guerra mondiale, erano dei profondi e convinti cristiani: Adenauer, De Gasperi, Schuman.

Quello che abbiamo in mente è un nuovo ordine mondiale basato, nell’era della globalizzazione, non solo sulle radici cristiane dell’Europa, ma sulle radici cristiane in tutto il mondo.   

L’Europa per non uscire sconfitta negli scenari futuri che abbiamo di fronte a noi deve puntare sulle radici cristiane nel mondo. Ci riferiamo naturalmente ai cristiani per cultura, perché i cristiani per fede non sarebbero sufficienti, date le attuali tendenze. In questo scenario possiamo immaginare rientrino, accanto all’Europa, l’Africa per circa la metà della sua popolazione, l’America Latina, gli Stati Uniti d’America e la Russia. Supponendo nel 2050 la stessa distribuzione delle religioni che abbiamo attualmente a livello mondiale, i popoli con radici cristiane per cultura inciderebbero per il 33% (11% la quota stimata dei cristiani per fede sulla base della formula di Bayes), con una maggioranza relativa in grado di assicurare la costruzione di un nuovo ordine mondiale basato sullo sviluppo integrale dell’uomo, sulla solidarietà, sulla sussidiarietà, sulla destinazione universale dei beni, sul bene comune.

Sono i grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa e l’Europa dovrebbe porsi alla guida di questa idea per la realizzazione di un nuovo ordine mondiale, per non uscire dalle grandi traiettorie della storia. Utopia?  

 

Giovanni Scanagatta

 

Roma, 1 gennaio 2019            

 

 

 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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