QUO VADIS CINA?

Il 18 dicembre scorso si è svolto on line un interessante seminario sulla Cina e i suoi rapporti con gli Stati Uniti d’America e l’Europa. Il seminario è stato presentato dal nostro socio UCID Stefano Devecchi Bellini, nell’ambito delle inizìative della Fondazione Vittorino Colombo, nel cinquantesimo dalla morte. Stefano è un grande conoscitore della Cina e i suoi contributi sono stati pubblicati anche sulla nostra Rivista UCID Letter.

Scopo della presente scheda è di sintetizzare i risultati principali del seminario a cui hanno partecipato studiosi ed esperti della Cina, imprenditori e istituzioni che hanno da anni rapporti economici e commerciali con questo grande Paese. 

Prima di riassumere i principali risultati del seminario, verranno presentati gli spettacolari risultati economici realizzati dalla Cina negli ultimi dieci anni con un confronto con gli Stati Uniti d’America e i principali Paesi europei.

La popolazione della Cina è di 1,4 miliardi di persone, pari a oltre il 18% di quella mondiale.

Il Rapporto tra il reddito pro capite, a parità di poteri d’acquisto, tra gli Stati Uniti d’America e la Cina era pari a 7,8 nel 2008 e scende a 3,1 nel 2020. Quello tra la Germania e la Cina scende nello stesso periodo da 5,9 a 2,6. Il rapporto con la Francia era 5,5 nel 2008 e scende a 2,3 nel 2020. Quello con l’Italia passa da 5,2 del 2008 a 1,9 del 2020. Quindi una crescita spettacolare del reddito in termini reali della Cina rispetto a Stati Uniti d’America, Germania, Francia e Italia come indica il grafico seguente per gli anni che vanno dal 2008 al 2020. 

 

 

La media della crescita del reddito reale della Cina nel periodo considerato è del 7,8%. Una media di gran lunga superiore a quella degli Stati Uniti d’America, pari a 1,6%. La media è ancora inferiore nei Paesi dell’Unione Europea: 1,2% in Germania, 0,9% in Francia e addirittura negativa in Italia, -0,33%.

Come si vede dal grafico, la crescita della Cina è molto meno sensibile rispetto agli altri Paesi ad eventi di crisi strutturale come nel 2008, nel 2012 e nel 2020. Ciò risulta evidente dai coefficienti di correlazione lineare tra la crescita, nel periodo considerato, tra la Cina e gli Stati Uniti d’America, che mostra un valore negativo pari a -0,28. La Cina mostra pertanto una dinamica controciclica del reddito rispetto all’America. Lo stesso avviene per la Germania con un coefficiente di -0,07, per la Francia con -0,35, per l’Italia con -0,33.  Una realtà economica quella della Cina che viaggia in modo alto e indipendente da quella degli Stati Uniti d’America, della Germania, della Francia e dell’Italia. Prociclica risulta invece la dinamica del reddito degli Stati Uniti d’America rispetto alla Germania, 0,90, alla Francia, 0,86, e all’Italia, 0,81. La correlazione ciclica appare ancora mediamente più forte, com’era da attendersi, tra i Paesi dell’Unione Europea. Il coefficiente risulta pari a 0,92 tra Germania e Francia e 0,89 tra Germania e Italia. Infine, la correlazione ciclica tra Francia e Italia è uguale a 0,95. 

Vediamo ora le principali indicazioni emerse dal seminario.

La pandemia è partita dalla Cina e si è diffusa in tutto il mondo. La Cina è uscita per prima dal contagio e ora appare completamente sconfitto, mentre gli Stati Uniti e l’Europa stanno combattendo con la seconda ondata con provvedimenti di chiusura molto severi. La ripresa economica cinese nel 2020 è molto significativa, con un aumento del reddito in termini reali superiore al 6%. Quindi una notevole resilienza. Nello stesso anno, gli Stati Uniti e i Paesi Europei mostrano invece grandi difficoltà, con effetti pesanti sulla crescita del reddito e sull’occupazione.

Un aspetto importante emerso dal seminario riguarda il modello della relazioni economiche e commerciali tra la Cina e l’Italia. E’ prevalso un modello che mostra l’iniziativa autonoma dei privati e delle imprese, con una debole azione e in ritardo della diplomazia economica.

E’ stato messo in evidenza che è fondamentale vedere la Cina non come Paese per produrre a bassi costi sfruttando il limitato costo del lavoro, peraltro ora in crescita, ma come opportunità di un grande mercato di 1,4 miliardi di persone. Pertanto una visione schumpeteriana ampia dell’innovazione che riguarda non solo i processi produttivi e i prodotti, ma anche i modelli organizzativi delle imprese, la ricerca di nuovi mercati, i nuovi mezzi di trasporto, i nuovi sistemi di comunicazione e così via. Vanno ricordati anche i processi di reshoring (deglobalizzazione) con il ritorno in Italia di imprese prima delocalizzate in Cina.

L’Italia deve riprendere con forza i processi di internazionalizzazione perché alcuni settori molto presenti in Cina come quello enogastronomico (soprattutto il vino) e della moda sono ora in difficoltà, a vantaggio soprattutto della Francia. Resistono invece i settori del mobilio e dell’arredamento.

Come abbiamo visto in precedenza, il reddito pro capite della Cina sta salendo da anni a ritmi impensabili per noi europei e quindi i modelli di consumo si stanno evolvendo con opportunità interessanti per il modello di specializzazione produttiva dell’Italia, che dobbiamo tuttavia assolutamente non perdere, anche grazie ad una politica industriale e di internazionalizzazione delle imprese che manca da troppo tempo.

La Cina sta facendo grossi progressi anche sul piano tecnologico nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (vedi 5G), delle biotecnologie, delle nanotecnologie e dei nuovi materiali. La via della seta costituisce un tentativo da non trascurare per coinvolgere l’Europa in un grande disegno di sviluppo e di relazioni nei prossimi trent’anni.

Tra Stati Uniti e Cina, l’Europa rappresenta attualmente l’anello debole e abbiamo bisogno di un grande salto di coesione e di qualità per recuperare il terreno perduto. Nei rapporti con la Cina, l’Italia ha una grande tradizione storica con Marco Polo e Matteo Ricci: dobbiamo raccoglierla e svilupparla pensando soprattutto alle nuove generazioni, speranza di un mondo migliore.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 28 dicembre 2020             

 

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Giovanni Scanagatta

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