PREZZO DELL’ORO ED EVIDENZA EMPIRICA

Le fonti della domanda di oro sono diverse ma le possiamo riassumere nel modo seguente. Domanda di oro per fini ornamentali e di gioielleria con un peso di circa il 50%. Domanda di oro per fini industriali con un’incidenza del 10%. Domanda di oro per investimento per la diversificazione dei portafogli e domanda di oro da parte delle banche centrali: 40%.

Dai dati del World Gold Council, emerge che nel periodo 2010-2020 la domanda di oro per fini industriali è molto stabile. La domanda più consistente è quella per gioielleria, con quote che variano in funzione del ciclo economico e delle aspettative. Essa risulta decisamente al di sopra della media nel 2013 e molto al di sotto nel 2020 in relazione al ciclo economico negativo a livello mondiale. In quest’ultimo anno la domanda più forte è quella per investimento effettuata dagli Exchange Traded Funds (ETF). Come si vede dalla tabella sottostante, questa domanda è aumentata di oltre cinque volte tra gennaio e luglio del 2020.  

ACQUISTI DI ORO DEGLI EXCHANGE TRADED FUNDS (ETF) NEI MESI DI GENNAIO E DI LUGLIO 2020

(Quantità espresse in tonnellate)

 

 

 

 

 

 

 

AREE GEOGRAFICHE

gen-20

lug-20

 

 

 

 

 

 

NORD-AMERICA

29,2

117,6

 

 

 

 

 

 

EUROPA

3,3

40,4

 

 

 

 

 

 

ASIA

-0,8

4,9

 

 

 

 

 

 

ALTRI

0,5

3,4

 

 

 

 

 

 

TOTALE

32,2

166,3

 

 

 

 

 

 

FONTE: WORLD GOLD COUNCIL, ULTIMI DATI DISPONIBILI

 

 

 

 

 

Come afferma Sylos Labini, le analisi per essere proficue devono distinguere da una parte tra materie prime agrarie e materie prime minerarie, tra cui l’oro, e dall’altra tra il breve e il lungo periodo.

Nel breve periodo i prezzi delle materie prime tendono ad essere governati dalla domanda e dall’offerta, mentre nel lungo periodo prevalgono i costi di produzione. In linea generale ciò vale sia per le materie prime agrarie che per quelle minerarie, tra cui l’oro, ma con alcune importanti precisazioni. L’offerta nel caso dei prodotti agrari può variare moltissimo nel breve periodo a causa delle influenze stagionali che possono imprimere forti oscillazioni alla produzione. Nel caso invece dei prodotti minerari, tra cui l’oro, la produzione varia poco nel breve periodo per cui l’offerta può venire identificata con la sola variazione delle scorte. L’offerta è invece molto importante nel lungo periodo per gli effetti strutturali che essa può esercitare sulle tendenze dei prezzi.

I meccanismi di variazione dei prezzi delle materie prime agrarie e minerarie, tra cui l’oro, presentano in definitiva nel breve-medio periodo due aspetti di differenziazione molto importanti: nel primo caso i prezzi sono fortemente influenzati da fattori di offerta oltre che di domanda, nel secondo invece sono prevalentemente determinati dal lato della domanda.

L’oro è molto raro. L’oro si trova esclusivamente in basse concentrazioni nella roccia.

La concentrazione media dell’oro nella crosta terrestre è di 0,005 parti per milione. Le tecnologie di estrazione sono costose prima di tutto perché il processo richiede sempre che le socità di estrazione mineraria trattino grandi quantità di terreno per avere risultati che sono comunque limitati. L’energia richiesta per trattare la roccia è molto costosa, così come i prodotti chimici utilizzati nel processo, e di conseguenza la concentrazione di oro nel territorio deve essere tale da giustificare lo sforzo imprenditoriale annesso all’estrazione.

In alcuni punti sulla crosta terrestre la concentrazione del minerale varia dalla norma. Tali variazioni costituiscono territorio lavorabile per l’estrazione dell’oro. Il processo di concentrazione dell’oro avviene sia sopra che sotto la superficie terrestre. Sulla superficie si trova oro alluvionale concentrato nei fiumi per effetto dello scorrimento dell’acqua. Sotto la superficie terrestre esistono vene, spesso in combinazione con depositi di altri metalli, tra cui solfiti e pirite. La concentrazione dell’oro può avvenire mentre gli altri minerali vengono filtrati durante un periodo più lungo.

A causa dell’inerzia dell’oro, circa l’80% è in stato elementare. Vengono usati diversi processi per estrarre e purificare l’oro.

L’amalgamazione utilizza il mercurio, tramite il quale l’oro si dissolve. Il mercurio viene applicato alla roccia, trattiene l’oro e l’amalgama risultante viene distillata per rimuovere il mercurio. Il mercurio è un elemento altamente tossico. Gli impianti di estrazione che devono gestire questo tipo di operazioni sono molto costosi.

La parte più importante del processo di estrazione è la cianurazione. Una soluzione di cianuro di sodio in presenza di aria fa sì che l’oro vada in soluzione. Rocce di buona qualità rilasciano oro durante la cianurazione in un processo chiamato filtraggio in vasche. Rocce di qualità inferiore richiedono invece il filtraggio a cumulo. Esso richiede che la roccia venga sottoposta più volte alla soluzione di cianuro su un periodo di tempo lungo.

L’oro grezzo viene purificato in due modi. Il primo modo è meno costoso e viene eseguito tramite il cosiddetto processo Miller, che utilizza gas di cloro e raggiunge una purezza del 99,5%. L’altro processo utilizzato viene detto Wohlwill, è più costoso e utilizza l’elettrolisi per raggiungere una purezza del 99,9%.

Il nuovo oro prodotto rappresenta circa il 2% di quello esistente.

Newmont Goldcorp ed è il numero uno al mondo nel settore dell’oro.

Newmont Mining ha acquisito la rivale canadese Goldcorp, in un’operazione da 10 miliardi di dollari. Si tratta della più importante operazione di consolidamento nella storia delle società minerarie legate al metallo prezioso.

Newmont, che ha sede a Denver in Colorado, è il maggiore gruppo americano nell’oro con una capitalizzazione di 50 miliardi di dollari.

Il fatturato 2019 di Newmont ammonta a 9,7 miliardi di dollari, rispetto a 7,4 del 2017.  Nel 2019 Newmont ha pagato un dividendo per azione di 1,44 dollari, contro 0,25 del 2017. Alla fine del 2019, le attività totali di bilancio di Newmont ammontavano a 40 miliardi di dollari, contro 18 di passività. I mezzi patrimoniali erano pari a 22 miliardi di dollari.

Newmont ha una produzione annua di oro di 7,9 milioni di once, pari a circa 246 tonnellate.

Nel mondo ci sono 700 società aurifere tra cui esiste una intensa attività di concentrazione con acquisizioni e fusioni per realizzare economie di scala e di scopo.

Le società minerarie, in competizione con il taglio dei costi, cercano di aumentare i rispettivi stock di riserve auree. E in assenza di nuovi giacimenti, l’acquisizione di asset è, come si è già detto, l’alternativa più naturale per crescere.

I costi di produzione dell’oro si stimano attualmente tra 500 e 600 dollari per oncia.

Attualmente (luglio 2020), il rapporto tra prezzi e utili per azione di Newmont Gold Corporation è pari a 15,15 e la quotazione delle azioni è di 66,75, come risulta dal grafico sotto riportato. Essendo l’ultimo dividendo di 1,44 dollari per azione, il rapporto con gli utili per azione è del 33%. 

Se utilizziamo la formula del rapporto tra prezzi e utili, dividendi e utili, tasso di interesse reale (tassi di profitto) e tasso di crescita atteso meno la sua variabilità, otteniamo i seguenti risultai sulla base di un tasso di crescita medio annuo del fatturato dell’ultimo biennio del 15%.

15,5 = 0,33 .1/r – (0,15- 0,01)

Dalla precedente relazione otteniamo il tasso di profitto atteso della Newmont, indicato con r.

r= 16,2%

Il seguente grafico riporta l’andamento del prezzo delle azioni della Newmont dall’inizio dell’anno 2020 al mese di luglio. In sei mesi il prezzo delle azioni è salito del 48,3%. A questo guadagno deve essere aggiunto quello del dividendo pari al 3,2% del prezzo delle azioni all’inizio dell’anno.

Le società minerarie che estraggono oro sono molto esposte ai rischi ambientali e a quelli sociali. Per questo devono investire molto nel campo ambientale e della responsabilità sociale dell’impresa. Questo naturalmente contribuisce ad aumentare i costi che pesano in modo sensibile sui costi medi di produzione. I rischi possono essere divisi in tre parti: rischi economico-finanziari, rischi competitivi, rischi sociali. I rischi sociali, che ci interessano da vicino, rappresentano la probabilità che l’impresa possa trovarsi in situazione di conflitto o di contrasto con gli stakeholder, vale a dire i soggetti e gruppi sociali (clienti, fornitori, dipendenti, comunità locali, istituzioni locali e via dicendo) con cui si trova a interagire. E’ una prospettiva di analisi che da poco ha cominciato ad essere presa in considerazione, ma verso la quale è andata crescendo l’attenzione, motivata dalla coscienza che l’impresa è un attore non solo economico ma anche sociale, chiamata a farsi carico anche delle attese di progresso sociale e civile, culturale e ambientale della società in cui opera. Si dimostra che il gradimento e la fiducia che un’impresa riscuote presso i suoi stakeholder ne migliorano la reputazione, il sostegno e la benevolenza a livello sociale e istituzionale. Questo vale in modo particolare per le imprese minerarie che estraggono oro.

Si tratta di una visione delle strategie di impresa per il bene comune che ha caratteri globali perché le imprese aurifere operano in tutto il mondo, come nel caso del più grande gruppo di cui abbiamo parlato, Newmont Goldcorp (Africa, Australia, America del Nord e America del Sud). Possiamo pertanto parlare di bene comune universale, come suggerisce il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del 2004. Su tali temi, si rinvia all’importante contributo di Piergiorgio Marino, contenuto nel Quarto Rapporto UCID 2016-2017 “La coscienza imprenditoriale nella costruzione del Bene Comune” (pp. 72-80), edito dalla Libreria Editrice Vaticana. 

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 21 settembre 2020

 

 

 

 

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