PERCHÉ L’EURO E’ COSI’ DEBOLE?

LE CRIPTO VALUTE E IL PASSAGGIO DALL’ECONOMIA MATERIALE ALL’ECONOMIA IMMATERIALE

Dall’inizio di quest’anno al mese di settembre, l’euro ha continuato ad indebolirsi rispetto al dollaro. A settembre è sceso sotto la soglia di 1,10 dollari, rispetto a 1,15 del 10 di gennaio. Un deprezzamento quindi superiore al 5% in poco più di otto mesi e all’8% in ragione annua.

 

La prima risposta è che l’euro è debole perché l’Europa è debole e incerto è il suo futuro. La congiuntura internazionale non è poi favorevole e soffiano venti di recessione soprattutto in Europa. La locomotiva tedesca ha frenato e il primo Paese a risentirne siamo noi attraverso la forte integrazione delle esportazioni delle Germania con quelle dell’Italia. Si ricorda, a titolo di esempio, che il nostro sistema delle piccole e medie imprese è largo fornitore della componentistica auto delle imprese tedesche.

C’è la guerra dei dazi tra gli Stati Uniti d’America e la Cina che avanza tra aperture e chiusure, creando quindi grande incertezza sul futuro dell’economia mondiale. Il vecchio ordine economico mondiale è in forte crisi e non se ne intravede uno di nuovo, con il prevalere del bilateralismo rispetto al multilateralismo che ha caratterizzato gli anni d’oro dello sviluppo economico dopo la seconda guerra mondiale. Si tratta del sistema di Bretton Woods del 1944 e della nascita degli organismi monetari e finanziari internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Sul piano del multilateralismo commerciale si ricorda il GATT (General Agreement Tariff and Trade) e il successivo WTO (World Trade Organisation).

La moneta di riferimento era il dollaro a cui le altre monete erano agganciate da rapporti di cambio fissi. La moneta americana aveva la copertura in oro che resiste fino ad agosto del 1971 quando il Presidente Nixon dichiara l’inconvertibilità. Il riferimento è quindi ad un bene materiale, l’oro, come erano i sistemi economici di allora caratterizzati dall’economia materiale.   

C’è da dire che un euro debole fa bene alle nostre esportazioni e questo è congeniale al nostro modello di sviluppo trainato dalla domanda estera. I due Paesi europei che presentano saldi positivi della bilancia commerciale sono la Germania e l’Italia, con più del 7% del prodotto interno lordo (PIL) nel primo caso e del 3% nel secondo. D’altra parte, non va dimenticato che la Germania è il nostro primo partner commerciale.

Possiamo avanzare, a parità di altre circostanze, qualche stima sugli effetti dell’euro debole sulle nostre esportazioni. Ipotizziamo la validità delle condizioni di Marshall-Lerner con una elasticità delle nostre esportazioni rispetto al tasso di cambio superiore a uno, supponendo rigide le nostre importazioni al tasso di cambio. L’effetto positivo del deprezzamento del cambio dell’euro sul nostre esportazioni si può stimare in un aumento di circa 24 miliardi di euro. Una crescita di tutto rispetto, paragonabile ad una normale manovra di bilancio pubblico.

Ci proponiamo ora di analizzare brevemente i fattori di lungo periodo che giustificano una moneta unica come l’euro. A questo riguardo, è interessante richiamare la recente proposta lanciata dal Governatore della Banca Centrale inglese Mark Carney. Carney sostiene che al mondo serve una moneta digitale. Possiamo interpretare questa proposta in diversi modi. Primo che si tratta di una reazione inglese all’euro, dopo la scelta di uscire dall’Unione europea con la Brexit. Secondo che si tratta invece di una proposta molto più robusta in un’ottica di lungo periodo, alla luce dei due grandi fenomeni epocali della globalizzazione e dell’accelerazione del progresso scientifico e tecnico. Il sistema dei pagamenti sarà sempre meno in mano alle banche, passando ai grandi colossi che gestiscono l’economia mondiale dell’informazione e della comunicazione. In questo nuovo mondo le Banche centrali che creano moneta perderanno inevitabilmente di peso a favore delle cripto-valute, come ad esempio Bitcoin e prossimamente Libra, solo per citare le più conosciute. Ai sistemi bancari rimarrebbero le funzioni di centri di finanziamento dell’economia nelle diverse forme, sparendo quelle della creazione di moneta bancaria e di un ruolo centrale nel sistema dei pagamenti.

Nel nuovo mondo le transazioni sono destinate a crescere in modo esponenziale, con una modificazione del rapporto tra spazio e tempo. Vediamo di approfondire questo punto.

Da un mondo di connessione lineare come un tempo (CL = 2n – 2) si passerà ad un mondo di connessione esponenziale (CQ = n^2 – n). Si tratta di una rivoluzione che può essere paragonata alla teoria della relatività in fisica (E = mc^2). I due mondi coincidono solo per numerosità piccole, ad esempio n =1. In questo caso il numero delle connessioni è uguale nel caso lineare e nel caso esponenziale. Facciamo un esempio numerico. Se tutta la popolazione mondiale, pari attualmente a 7,7 miliardi di persone, si dovesse connettere in modo lineare, ogni persona comunica unicamente con un soggetto che fa da leader, escludendo ogni connessione tra una persona e l’altra. Nel caso invece della connessione esponenziale ogni persona può comunicare non solo con il leader ma anche con tutte le altre persone che formano la popolazione mondiale. Nel primo caso (connessione lineare) il numero di relazioni è pari a 14 miliardi, mentre nel secondo caso (connessione esponenziale) le relazioni salgono a quasi 60 miliardi. Introduciamo a questo punto la tecnologia 5G che consente la connessione di tutto con tutto: supponiamo la popolazione mondiale con il numero delle automobili nel mondo guidate da robot, ponendo che ogni persona sia proprietaria di una automobile. I soggetti in questo modo salgono a 15,4 miliardi e il numero di relazioni tra le persone tra di loro, delle automobili tra di loro, delle persone con le automobili sale a 237,16 miliardi. Nel caso invece di relazioni lineari con un leader, il numero di relazioni sarebbe solo di 30,8 miliardi, con un rapporto di 1 a 7,7 miliardi.

Ma l’area più importante su cui è fondamentale soffermarci per gli effetti della quinta rivoluzione industriale 5G è il mondo della formazione del capitale umano, della scuola e dell’università: il nostro futuro. Da anni si parla di e-learnig e di formazione a distanza e ed esistono già molte università telematiche sia pubbliche che private. La scuola con l’insegnamento di tipo frontale sarebbe destinata a scomparire, con un numero di relazioni che in una classe di 25 alunni e di un insegnante salirebbe da 50 a 650, con un rapporto di 1 a 13. Ma salirebbero in modo strabiliante anche le relazioni tra il mondo della scuola, delle università, del lavoro e delle imprese, con effetti impressionanti sulla ricerca pura ed applicata, sulla produttività e sulla demografia industriale.

Nel nuovo mondo, le funzioni tradizionali della moneta, unità di misura dei valori, mezzo intermediario degli scambi, riserva di valore, vengono letteralmente sconvolte. E questo a causa del passaggio dall’economia materiale all’economia immateriale, cioè un mondo caratterizzato da rendimenti crescenti di scala e da costi marginali tendenti a zero. Nel nuovo mondo i prezzi vengono determinati sempre più dalla domanda e sempre meno dall’offerta, cioè dai costi di produzione. Tutto questo dipende dalle differenze epocali tra Rivoluzione Industriale e Rivoluzione Digitale in cui siamo immersi. Nella Rivoluzione Industriale era cruciale il rapporto tra Capitale e Lavoro, in forte contrapposizione tra di loro. Avevamo pertanto due classi contrapposte rappresentate dai Capitalisti e dai Lavoratori. Al Capitalismo di massa si rispondeva con il socialismo e il comunismo. Alla destra si contrapponeva la sinistra. Nel mondo digitale invece la contrapposizione avviene tra i grandi colossi dell’informazione e della comunicazione e il mondo della produzione rappresentato dal capitale e dal lavoro. Gli intermediari si contrappongono agli intermediati, cioè ai capitalisti e ai lavoratori. Nella Rivoluzione Digitale il modello centralista si contrappone al modello decentrato. Il primo è chiuso e il secondo è aperto, passando dal mondo del monopolio e dell’oligopolio a quello della concorrenza.

Nel mondo immateriale la moneta si dematerializza e cessano a circolare i biglietti di banca stampati dalle Banche Centrali. E’ probabile che prendano il sopravvento le criptovalute gestite da privati, come risultato della globalizzazione e del mondo immateriale con le diverse rivoluzioni scientifiche e tecniche tra cui spiccano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le biotecnologie, le nanotecnologie e i nuovi materiali. Tra questi diversi campi delle rivoluzioni tecnologiche tende a manifestarsi un processo di convergenza.

In questo passaggio dal mondo materiale al mondo immateriale con le relative tecnologie fino ad arrivare all’intelligenza artificiale, diventa sempre più delicato l’aspetto etico. Non tutto quello che è tecnicamente possibile può essere accettato sul piano morale ed etico. Si parla già di “uomo aumentato”, di post-umanesimo e di trans-umanesimo (possibilità di aumentare le capacità dell’uomo attraverso la tecnologia e l’intelligenza artificiale), pensando che i robot potranno diventare più intelligenti degli uomini. Ne viene sconvolto il mondo del lavoro così come lo conosciamo oggi. Quindi scenari della Rivoluzione Digitale che ora non siamo capaci di delineare con precisione in tutti gli aspetti.

Dobbiamo quindi chiederci che effetti avrà tutto questo nuovo mondo sulle relazioni tra tecnologia, etica e persona umana. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del 2004 afferma che tutto questo costituisce la prima delle tre grandi sfide a cui si trova di fronte l’umanità all’inizio del terzo millennio. Si tratta della verità stessa dell’essere-uomo. Il confine e la relazione tra natura, tecnica e morale, si legge nel Compendio, sono questioni che interpellano decisamente la responsabilità personale e collettiva in ordine ai comportamenti da tenere rispetto a ciò che l’uomo è, a ciò che può fare e a ciò che deve essere.

La questione viene affrontata in modo mirabile da Benedetto XVI nella Caritas in veritate, che per la prima volta nel pensiero sociale della Chiesa affronta in modo sistematico la questione dello sviluppo dei popoli e la tecnica, dedicando un intero capitolo, l’ultimo, a questo tema. Benedetto XVI afferma che “Il problema dello sviluppo oggi è strettamente congiunto con il progresso tecnologico, con le sue strabilianti applicazioni in campo biologico. La tecnica – è bene sottolinearlo – è un fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo. Nella tecnica si esprime e si conferma la signoria dello spirito sulla materia”. “La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita. Essa risponde alla stessa vocazione del lavoro umano: nella tecnica, vista come opera del proprio genio, l’uomo riconosce se stesso e realizza la propria umanità”. Quindi, la signoria dello spirito sulla materia: cioè il passaggio dall’economia materiale all’economia immateriale.

Benedetto XVI dà una riposta a questi tremendi interrogativi riguardanti le relazioni tra progresso tecnico, morale ed etica, cioè il futuro dell’uomo. Ecco le sue parole: “La tecnica attrae fortemente l’uomo, perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l’orizzonte. Ma la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto della responsabilità morale. Di qui, l’urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell’uso della tecnica. A partire dal fascino che la tecnica esercita sull’essere umano, si deve recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell’ebbrezza di una totale autonomia, ma nella risposta all’appello dell’essere, a cominciare dall’essere che siamo noi stessi”.

Giovanni Scanagatta

Roma, 23 settembre 2019 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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