Nuova legislatura e riduzione delle tasse

Una politica fiscale che rispetti i grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa deve correre
dentro i due binari della solidarietà e della sussidiarietà.

1.La legislatura volge al termine e all’inizio del nuovo anno Il Presidente della Repubblica scioglierà le Camere.

Tutti i partiti stanno affilando le armi e parlano di impegni di Governo se l’esito delle elezioni sarà loro favorevole.

Un impegno comune di destra e sinistra riguarda la riduzione delle tasse, soprattutto per le imprese, con l’obiettivo di irrobustire la crescita e aumentare l’occupazione, soprattutto giovanile.

Ci proponiamo in questa sede di analizzare sul piano teorico la robustezza della relazione tra riduzione delle tasse e ripresa dello sviluppo economico e dell’occupazione.

I paradigmi sono diversi, ma qui ci soffermerà su quello keynesiano della domanda effettiva, sulla relazione tra risparmio, tassazione e investimenti secondo Kalecki, sulla curva di Laffer riguardante la relazione tra pressione fiscale e gettito tributario.

2.Come primo paradigma, ci riferiamo al moltiplicatore keynesiano degli investimenti in presenza di tassazione del reddito. In questo caso, il consumo dipenderà dalla propensione marginale rispetto al reddito disponibile, cioè dalla differenza tra il reddito stesso e i tributi. Si può dimostrare che il moltiplicatore varia in misura inversa rispetto alla pressione fiscale. Più alta è la pressione fiscale, più basso è il moltiplicatore degli investimenti e quindi l’aumento del reddito. La normale propensione al consumo, in assenza di tassazione, viene infatti moltiplicata per il complemento a uno della pressione fiscale rispetto al reddito. Nel caso limite di una pressione fiscale pari al 100% del reddito, il moltiplicatore degli investimenti è pari a uno e cresce al diminuire della pressione fiscale stessa. In questo caso, il consumatore non ha nessuna libertà di spesa e la sua sopravvivenza dipende dalla decisioni centralizzate dello Stato attraverso le politiche della spesa pubblica. La sussidiarietà viene azzerata, mentre la solidarietà raggiunge il suo massimo grado. Nel caso opposto di pressione fiscale nulla, si accresce al massimo la libertà di scelta del consumatore nelle sue decisioni di spesa. Viene in questo modo esaltata al massimo la capacità del mercato e delle libere scelte del consumatore  come strumenti di sviluppo e di creazione di benessere.

3.Il secondo paradigma è quello di Kalecki che evidenzia la stretta dipendenza degli investimenti dal risparmio d’impresa (autofinanziamento). Gioca in questo caso un ruolo cruciale l’autofinanziamento che può essere alimentato soprattutto dai profitti e dagli ammortamenti. Il rischio imprenditoriale è in questa ipotesi al limite inferiore, rispetto al caso del finanziamento degli investimenti attraverso il debito. In questo caso, entra in gioco la variabile kaleckiana del rischio marginale che porta con sé un tasso di interesse crescente e quindi alla necessità di un profitto maggiore, come premio al rischio.

Si muovono in questa direzione le recenti politiche industriali riguardanti il piano Industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico. Tale piano prevede infatti superammortamenti riguardanti gli investimenti strategici nella digitalizzazione delle imprese, iperammortamnti e crediti d’imposta. Queste politiche permettono di accrescere il risparmio d’impresa per la copertura degli investimenti in digitalizzazione e quindi aumenti di produttività che possono arrivare fino al 30%.

4.L’ultimo paradigma qui presentato riguarda la curva di Laffer. Tale curva mette in evidenza una relazione di tipo parabolico tra gettito fiscale e pressione fiscale. Il gettito fiscale cresce all’aumentare della pressione fiscale fino a raggiungere un massimo. Raggiunto tale massimo, il gettito decresce all’aumentare della pressione fiscale fino ad azzerarsi in corrispondenza di una pressione fiscale pari al 100%. Dopo un certo livello di pressione fiscale, entrano naturalmente in gioco fenomeni di evasione fiscale, di erosione e di elusione. In altre parole, i comportamenti effettivi riportano la pressione fiscale reale ad un livello ritenuto sopportabile, grazie ai suddetti fenomeni.

La curva di Laffer ha ispirato le politiche fiscali di Reagan e della Thacher. Essa fa sorgere il problema della tassazione ottimale per favorire e non frenare lo sviluppo economico e l’occupazione e viene indicata da molti, in via meramente empirica, tra il 25 e il 30%. Ci rendiamo conto di quanto bisognerebbe ridurre la pressione fiscale nel caso italiano, dovendo nel contempo rimettere in discussione il sistema del Welfare State, partendo dal sistema pensionistico e dal Servizio Sanitario Nazionale. Nella nuova filosofia, come in effetti sta avvenendo da un po’ di tempo, si parla di welfare aziendale sussidiario, ora incentivato sul piano fiscale dalla legge di stabilità. L’impresa fornisce direttamente al lavoratore servizi i cui costi vengono scaricati sui conti aziendali, mentre il lavoratore è come se beneficiasse di una parallela integrazione del salario.  

Giova infine ricordare che, sul piano empirico, esiste una relazione negativa, anche se non molto forte, tra incidenza della spesa pubblica sul reddito nazionale, considerando diversi paesi, e l’indice di sviluppo umano (ISU).      

L’indice di sviluppo umano è un indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato nel 1990 dall’economista pakistano Mahbub ul Haq, seguito dall’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia. È stato utilizzato, accanto al PIL (prodotto interno lordo) pro capite, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi membri. L’indice di sviluppo umano, tiene conto di differenti fattori, oltre al PIL pro capite. Si tratta dell’alfabetizzazione e della speranza di vita.

5.Consideriamo infine la politica fiscale alla luce dei grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa e, in particolare, dello sviluppo, del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà.

La politica fiscale, considerata dal lato della spesa pubblica e delle entrate tributarie, deve, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, mirare allo sviluppo per la costruzione del bene comune che è bene di tutti e di ciascuno, senza escludere nessuna persona perché ogni uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Costruttore di bene comune non è solo lo Stato, ma anche la famiglia, l’impresa, gli enti intermedi e tutti quei soggetti che costituiscono la comunità civile. Si tratta del terzo pilastro di cui parla Giovanni Paolo II nella Centesimus annus, accanto allo Stato e al Mercato.

Una politica fiscale che rispetti i grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa deve correre dentro i due binari della solidarietà e della sussidiarietà. Un eccessivo livello di tassazione sacrifica il grande valore della sussidiarietà, introdotto da Pio XI nella grande Enciclica sociale del 1931, Quadragesimo anno. Un grado eccessivo di solidarietà sacrifica il valore del diritto di libera iniziativa del cittadino e delle sue varie forme di associazione. Essa appiattisce tutto, burocratizzando in modo pericoloso tutto il sistema, con il pretesto della giustizia e dell’uguaglianza. Ma anche un grado eccessivo di sussidierietà con un bassissimo livello di tassazione è altrettanto dannoso, perché sacrifica la giustizia ed esalta gli egoismi localistici. Bisogna trovare un giusto livello di tassazione che sappia coniugare in modo equilibrato i grandi valori della solidarietà e della sussidiarietà, a garanzia dello sviluppo per il bene comune.

Giovanni Scanagatta

Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID)    

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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