Lettera al Proff. Carlo Rovelli

Roma, 20 agosto 2017

Gentile Prof. Rovelli,

ho letto tutto d’un fiato il suo stimolante libro su “L’ordine del tempo”, recentemente pubblicato. La mia soddisfazione è tuttavia calata avviandomi verso la fine della lettura del libro. La tesi dello sfaldamento e dell’annullamento della variabile tempo non mi convince, o, perlomeno, non viene, secondo me, sufficientemente inquadrata nel pensiero non solo della fisica e della matematica ma soprattutto della filosofia e della teologia. La prima cosa che mi viene in mente è che se si annulla la variabile tempo, dalla fisica si passa alla metafisica di cui parla Aristotele. Se non vado errato, nel Suo libro,  “L’ordine del tempo”, non si parla mai di metafisica, anche se viene citato Sant’Agostino.

Come dice Aristotele, la metafisica è scienza completamente diversa dalla fisica e dalla matematica, perché nella prima ci si occupa dell’eterno, dell’immobile, del separato. La fisica si occupa invece, secondo Aristotele, del DIVENIRE e il tempo è la misura delle cose che cambiano.

In conclusione, portando avanti la teoria della scomparsa del tempo in fisica, mi sembra Lei passi, volutamente o inconsciamente, dalla fisica alla metafisica. Sono convinto che il tempo conti perché l’uomo è mortale. Se il tempo non contasse, l’uomo sarebbe immortale perché solo nell’immortalità non esiste il tempo. Il progresso della scienza, come stiamo vedendo, può allungare la vita dell’uomo ma non può dargli l’immortalità. Questa può appartenere solo ad un ente esterno, immobile ed eterno.

Ho studiato economia e la scomparsa del tempo metterebbe in crisi interi capitoli della scienza economica. Pensiamo alla matematica finanziaria e attuariale che si basa sulla variabile tempo. La viabile t compare sempre, a partire dal calcolo, con capitalizzazione semplice o composta, del montante di un capitale impiegato per t anni, o periodi, al tasso di interesse i. Ma entra in crisi anche la variabile fondamentale in economia che è rappresentata dal tasso di interesse. Perché esiste il tasso di interesse?; quali sono le cause che ne determinano il livello?; quali sono le cause che ne determinano le variazioni?. Il tasso di interesse esiste perché esiste il tempo ed esso esprime, secondo i grandi economisti della scuola austriaca, la diversa valutazione dei beni presenti rispetto ai beni futuri. Il tempo è fondamentale in questa definizione che personalmente condiviso. Espellere quindi il tempo dall’economia significherebbe cancellarla, ma questo non può essere perché l’economia è per definizione una scienza umana e sociale (le relazioni). L’uomo vive per un tempo limitato, anche se in espansione per il progresso scientifico e tecnico, e il tempo conta per l’economia.

Sono convinto che la bellezza di un libro dipenda dalle domande e dagli interrogativi che suscita nel lettore.
Grazie quindi per il suo bel libro.

Con più cordiali saluti.

Giovanni Scanagatta

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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