L’ELOGIO DI ARISTOTELE DELLA CLASSE MEDIA

La “Politica” di Aristotele ci offre una bellissima analisi delle diverse forme di organizzazione della società: monarchia, oligarchia, democrazia che variano da popolo a popolo e vengono stabilite nella costituzione. La costituzione può cambiare nel tempo per cause diverse e si può passare da una forma organizzativa all’altra.

Ci sono poi le degenerazioni delle varie forme organizzative della società perché, ad esempio, dalla monarchia si può passare alla tirannia e dalla democrazia all’oligarchia.

Il pensiero di Aristotele esalta la giustizia e l’etica che si realizzano quando non ci sono grandi differenze nella società. La presenza nella società di troppo poveri e di troppo ricchi è indice di un sistema non sano e squilibrato che finisce per creare violenze e rivoluzioni.

Aristotele ci fa capire che quando la classe media è robusta è più facile che fiorisca la democrazia. Quando invece la classe media è debole tende a prevalere l’oligarchia. E l’oligarchia è portatrice di conflitti tra gli oligarchi stessi e tra gli oligarchi e il popolo.

Sono gli estremi che sono dannosi per la società secondo Aristotele: la distanza tra il vizio e la virtù; la distanza tra la ricchezza e la povertà e così via.

Le disuguaglianze del mondo sono cresciute e un numero sempre più piccolo di persone possiede una quota sempre più grande della ricchezza e del reddito. Questa situazione fa pronunciare a Papa Francesco quattro grandi no nella Evangelii gaudium: no ad un’economia dell’esclusione; no alla nuova idolatria del denaro; no a un denaro che governa invece di servire; no all’inequità che genera violenza.

Se guardiamo alle diverse quote di ricchezza possedute dal 10% della popolazione più ricca nelle varie regioni otteniamo questo quadro: il 10% più ricco della popolazione possiede il 37% della ricchezza in Europa, il 47% in America del Nord, il 46% in Russia, il 41% in Cina, il 55% della ricchezza in India, Brasile e Africa sub-sahariana, addirittura il 61% in Medio Oriente.

Negli ultimi venti anni la disuguaglianza nel mondo è cresciuta praticamente ovunque, in modo particolare in Nord America, Cina, Russia e India. Molto più moderata invece la crescita in Europa.

Aristotele nella “Politica” parla di economia e di crematistica. L’economia riguarda la buona amministrazione della casa, mentre la crematistica riguarda le diverse forme di mercato dove si possono realizzare grandi profitti e grandi ingiustizie. E cioè perché i prezzi non sono giusti ma troppo alti, i salari non sono giusti ma troppo bassi, il tasso di interesse non è giusto ma troppo alto, generando forme odiose di usura. Il giusto, secondo Aristotele, sta nel mezzo e non agli estremi.

Tutta questa problematica che riguarda i Paesi poveri è particolarmente analizzata nell’Enciclica sociale Populorun progessio di Paolo VI del 1967. A questo riguardo è interessante ricordare una interessante lectio magistralis tenuta dal Prof. Colin Clark all’Università di Padova nel 1968 sulla Populorum progressio. Colin Clark viene citato nell’Enciclica come autore di “The Conditions of Economic Progress”, in cui si afferma che il fine dell’economia deve essere il benessere del genere umano; essa deve essere una scienza normativa piuttosto che positiva. Nell’Enciclica gli economisti sono avvertiti che i fattori fondamentali nello sviluppo economico sono sociologici, particolarmente lo stato dell’istruzione e dell’educazione (par. 35, 36).

Colin Clark porta una interessante analisi empirica del tasso di viluppo dei popoli e della povertà basato sulla dinamica del reddito pro capite nei paesi ad alto reddito, a medio e a basso reddito. Nei tre casi vengono misurati gli effetti sui tassi di crescita del commercio internazionale (importazioni ed esportazioni). I dati mettono in evidenza che il tasso di incremento del reddito pro capite nei paesi ad alto reddito supera quello dei paesi a medio reddito, che a sua volta supera in modo sostanziale quello dei paesi a bassi reddito. Risulta altresì che i paesi ad alto reddito hanno beneficiato dello sviluppo degli scambi internazionali, mentre quelli a medio e basso reddito hanno perduto.

Gli scambi internazionali non sono pertanto equi in quanto favoriscono i paesi ad alto reddito e danneggiano i paesi a medio reddito e soprattutto quelli a basso reddito.

Portiamo l’esempio dei sussidi all’agricoltura che vengono fatti in tanti paesi ricchi e in particolare nell’Unione Europea con la Politica Agricola Comune (PAC).

I sussidi dati ai produttori dei paesi ricchi consentono di mantenere bassi e competitivi i prezzi dei prodotti offerti da questi paesi sui mercati internazionali. Ciò costringe il paesi poveri produttori di materie prime agricole di abbassare i loro prezzi per essere competitivi sui mercati internazionali. Per non rendere troppo rovinoso questo processo, i paesi poveri devono limitare le loro produzioni e quindi i loro redditi. In una specie di circolo vizioso. Inoltre i prezzi bassi dei prodotti agricoli si confrontano sul mercato internazionale con i prezzi alti dei prodotti manifatturieri dei paesi ricchi. Peggiorano le ragioni di scambio a sfavore dei paesi poveri con effetti negativi sul valore delle loro esportazioni e su quello delle loro importazioni.

Come sottolinea Colin Clark, l’Enciclica afferma il diritto dei paesi poveri di dare protezione alle loro industrie nascenti (J. S. Mill).. Ma la situazione è molto diversa quando un paese come il Regno Unito protegge le sue vecchie industrie, cotone e iuta, infliggendo un grave danno economico all’India e al Pakistan. Non sarà facile, afferma Colin Clark, conquistare il cuore e la mente degli uomini per attuare questi mezzi pratici di aiuto ai paesi poveri.

Papa Francesco al numero 59 della Evangelii gaudium afferma che fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. E prosegue affermando che siamo lontani dalla cosiddetta “fine della storia”, giacchè le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 16 dicembre 2019                    

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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