LE BRICIOLE DEL GOVERNO ALLE SCUOLE PRIVATE

La situazione economica e finanziaria delle scuole cattoliche parificate era già difficile prima del coronavirus. Essa si è notevolmente aggravata in conseguenza della pandemia che ha colpito in maniera diversa le varie Regioni italiane.

La famiglie sono entrate in difficoltà per il pagamento delle rette scolastiche che nei casi più critici hanno registrato un insoluto di un terzo. A questa situazione di difficoltà si sono aggiunte quelle conseguenti all’avvio della didattica a distanza, la necessità di mettere in cassa integrazione il personale alle dipendenze delle scuole cattoliche e via dicendo.

Sono state recentemente raddoppiate le risorse messe a disposizione delle scuole private parificate per fronteggiare la grave crisi causata dal coronavirus: da 150 a 300 milioni di euro. Davvero briciole rispetto alla spesa che le scuole private fanno risparmiare allo Stato.    

In Italia le scuole private paritarie sono in totale 12.547.  Di queste, 7.955 sono scuole paritarie cattoliche, con un’incidenza del 63,4%.

Le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico, caratterizzato da un progetto educativo e da un programma formativo perseguiti con dedizione e professionalità, permettendo al bilancio dello Stato un risparmio annuale di circa 7.000 euro per ogni alunno.

Le scuole cattoliche sono generalmente di piccole dimensioni: le più grandi sono le primarie con una media di 131 alunni, le più piccole le scuole dell’infanzia con una media di 58 bambini.

Nelle scuole paritarie cattoliche il numero degli insegnanti è 52.629: 24.855 nella scuola per l’infanzia, 12.528 nella primaria, 7.565 nella secondaria di primo grado, 7.681 nella secondaria di secondo grado. Per il personale non docente ci sono 9.240 addetti all’amministrazione, 8.644 addetti ai servizi mensa e 14.805 addetti alla vigilanza-pulizia. Quindi anche un contributo significativo all’occupazione.

L’articolo 33 della nostra Costituzione stabilisce che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Non è facile interpretare questa parte dell’articolo 33 riguardante l’assenza di oneri per lo Stato. In verità, la presenza di scuole paritarie fa risparmiare notevoli risorse allo Stato e quindi possiamo ragionevolmente sostenere che i nostri padri costituenti abbiano voluto riferirsi, con la dizione senza oneri per lo Stato, alle spese eccedenti il risparmio. Quindi, sulla base dei dati disponibili, si tratta di oneri eccedenti i 6,3 miliardi di euro (7.000×900.000), riferiti a tutte le scuole private parificate. Ma a parte questi aspetti meramente economici, esiste l’importante diritto alla libertà di insegnamento sancita dalla nostra Costituzione.  

C’è infine un problema di equità fiscale tra le famiglie che scelgono di iscrivere i loro figli alle scuole private e quelle invece che iscrivono i loro figli alle scuole statali. Le rette pagate dalle famiglie che iscrivono i loro figli alle scuole private dovrebbero beneficiare della totale deducibilità dal loro reddito IRPEF delle spese sostenute per il pagamento delle rette scolastiche e di altre spese.

Giovanni Scanagatta

Roma, 7 luglio 2020      

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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