L’ANNIVERSARIO DEI 130 ANNI DELLA RERUM NOVARUN DI LEONE XIII

Ricorrono quest’anno i 130 anni dalla pubblicazione della prima Enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII. L’Enciclica è stata promulgata il 15 maggio del 1891 (1891-2021).

Il pensiero sociale cristiano ha naturalmente fondamenti che risalgono a tempi anteriori alla prima Enciclica sociale: l’Antico e il Nuovo testamento, i Padri della Chiesa, il pensiero sociale del Medioevo. 

Il pensiero sociale di Leone XIII si colloca nell’epoca delle prime rivoluzioni industriali e del conflitto tra capitale e lavoro. In questi 130 anni il progresso scientifico e tecnico è stato il motore dello sviluppo economico, con crescite prima non immaginabili del reddito pro capite, ma anche con grosse disuguaglianze di tipo distributivo della ricchezza. La popolazione mondiale è cresciuta molto di più dei secoli precedenti, ma la crescita del reddito, grazie al progresso tecnico, è stata superiore, determinando un aumento del reddito pro capite.

Viene smentita la profezia di Malthus sulla crescita geometrica della popolazione ed aritmetica delle risorse, grazie alla prepotente azione del progresso tecnico.

Leone XIII rifiuta la lotta tra capitale e lavoro ed afferma che questi due fattori della produzione devono collaborare per lo sviluppo e la costruzione del bene comune. Si riafferma con decisione l’importanza della proprietà privata e si evidenzia l’illusione del socialismo che con la pretesa dell’uguaglianza sacrifica la creatività della persona umana e delle sue organizzazioni. Fondamentale per Leone XIII è la cooperazione che deve partire dal basso con varie iniziative concrete come le casse rurali e artigiane, l’acquisto di macchinari per la produzione agricola, l’acquisto in comune di sementi e così via. Anche l’impresa è vista con spirito di partecipazione: partecipazione agli utili da parte dei dipendenti, azionariato operaio, partecipazione agli organi decisionali dell’impresa. Da questa grande Enciclica sociale fioriranno molte iniziative da parte dei cattolici. Ricordiamo, per tutte, le Settimane sociali dei cattolici italiani ad opera di Giuseppe Toniolo.   

I fondamenti della Rerum novarum verranno sviluppati nelle successive Encicliche sociali: la  Quadragesimo anno di Pio XI, i radiomessaggi di Pio XII, la Pacem in terris di Giovanni XXIII, la Populorum progressio di Paolo VI, le tre Encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis, Centesimus annus), la Caritas in veritate di Benedetto XVI, la Laudato sì e la Fratelli tutti di Papa Francesco, solo per citare le principali.

Un tratto comune delle Encicliche, è la duplice dimensione della Dottrina Sociale della Chiesa: verticale con un rapporto trascendente tra Dio e l’uomo; orizzontale con un discernimento degli atti umani secondo la morale cristiana. Quindi una differenza fondamentale con l’etica laica, che si basa solo sulla dimensione orizzontale. Per questo, Benedetto XI afferma che l’imprenditore cristiano deve mirare più in alto della semplice deontologia professionale perché la carità è la massima espressione della giustizia. Possiamo per questo parlare di umanesimo cristiano, con al centro l’uomo nei processi di sviluppo, con i suoi inalienabili valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività.

Il vero sviluppo non può esistere senza la collaborazione tra capitale e lavoro, con un rifiuto della lotta di classe per risolvere la triste condizione della classe operaia della seconda metà del 1800. L’abolizione della proprietà privata è il falso rimedio proposto dal socialismo perché si tratta di un diritto naturale inalienabile dell’uomo. La soluzione socialista si rivelerebbe in definitiva nociva alla società, in quanto toglierebbe ogni stimolo all’ingegno e all’iniziativa individuale e imprenditoriale, offenderebbe i diritti naturali di ciascuno, conducendo ad una condizione di miseria e turbando lo sviluppo e la pace tra gli uomini. 

La cooperazione e la solidarietà tra le persone sono fondamentali per superare la povertà e creare sviluppo per il bene comune. Le cooperative di mutuo soccorso, quelle per l’acquisto in comune di sementi e di macchinari agricoli, le banche di credito cooperativo come le casse rurali e artigiane sono strumenti importanti per uno sviluppo solidale. E’ altrettanto importante, come si è già accennato, la cooperazione tra capitale e lavoro come la partecipazione agli utili d’impresa da parte dei dipendenti, l’azionariato operaio e la partecipazione agli organi di direzione aziendale. 

Altro valore importante è la sussidiarietà, introdotto da Pio XI nella Quadragesimo anno del 1931. Non deve fare lo Stato quello che gli individui e le loro associazioni possono fare da soli. Le diverse forme di cooperazione che partono dal basso sono esempi di sussidiarietà per lo sviluppo e il bene comune, senza aspettare soluzioni miracolistiche dello Stato che mortificano la creatività della persona umana e lo spirito di iniziativa. 

L’uso dei beni non deve andare solamente a vantaggio del singolo ma anche di tutta la comunità. Quindi, il valore della destinazione universale dei beni e la funzione sociale della proprietà privata. Deve essere valorizzata la funzione sociale della proprietà privata e anche i frutti dell’impiego dei mezzi di produzione possono essere condivisi, come nel caso della partecipazione agli utili da parte dei dipendenti.

Il bene comune è la conseguenza dei quattro valori della Dottrina Sociale della Chiesa che sono stati indicati (sviluppo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni). Il bene comune consente di superare l’egoismo e il conflitto tra capitale e lavoro, collaborando insieme per creare sviluppo a beneficio di tutti. La creazione di bene comune non compete in via prioritaria allo Stato ma a tutti i soggetti che costituiscono la società civile: impresa, famiglia, scuola, enti intermedi. 

Quali insegnamenti possiamo trarre dalla Rerum novarum a 130 anni dalla sua pubblicazione?

Dobbiamo prima di tutto osservare che l’Enciclica sociale di Leone XIII si colloca nell’epoca delle rivoluzioni industriali, mentre ora siamo entrati nel pieno della rivoluzione digitale. Un grande cambiamento di epoca, e non epoca di cambiamenti, come osserva Papa Francesco.

Nelle rivoluzioni industriali prevaleva il conflitto tra capitale e lavoro, mentre ora il conflitto si è spostato tra i grandi oligopolisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (intermediari) e i produttori e i consumatori (intermediati). I primi cinque grandi oligopolisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno una capitalizzazione di borsa che, come ordine di grandezza, raggiunge il prodotto interno lordo della Germania. Essi mirano a sapere tutto di noi per condizionare i nostri comportamenti e i nostri modelli di consumo. Il grande problema è pertanto quello delle regole e del controllo di questi grandi intermediari, che devono avere una valenza mondiale, nel quadro delle evoluzioni geopolitiche e geoeconomiche che caratterizzano il nostro futuro.

Deve essere riaffermato il primato della politica sulla tecnica e il primato dell’uomo sulla scienza. Come afferma Benedetto XVI nella Caritas in veritate, per la salvezza dell’uomo, è sempre più urgente una cultura e una formazione alla responsabilità etica nell’uso della tecnica.

Giovanni Scanagatta

Roma, 16 marzo 2021        

 

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