LA TEORIA DEGLI IMPERI: STATI UNITI , CINA ED EUROPA

Come sarà il prossimo ventennio? Per avventurarsi nel difficile campo delle previsioni è fondamentale considerare l’evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Cina in una logica della teoria degli imperi.

La Cina ha oggi 1,4 miliardi di persone e gli Stati Uniti 330 milioni. Il prodotto interno lordo della Cina supera attualmente di circa il 20% quello degli Stati Uniti. Il rapporto tra il reddito pro capite americano e quello cinese è di 3,6. Era 10,1 nel 2000, con un recupero di 6,5 punti in vent’anni e di oltre 0,3 in media all’anno. Con questi ritmi pertanto, fra poco più di un decennio, il reddito pro capite della Cina sarà uguale a quello americano.

Le esportazioni annue della Cina sono pari a 2.216 miliardi di dollari, rispetto a 1.553 degli Stati Uniti. Le esportazioni cinesi superano pertanto quelle americane del 43%, più del doppio dello scarto tra il reddito della Cina e quello degli Stati Uniti.

Fino ad alcuni anni fa la competizione della Cina si basava soprattutto sui prezzi, grazie al basso costo del lavoro. Ora invece la Cina compete sempre di più sul piano delle nuove tecnologie e questo rende sempre più difficile la supremazia tecnologica degli americani.

Il progresso tecnico è il motore dello sviluppo economico. Esso consente la crescita della produttività che si manifesta in gran parte sull’aumento del reddito pro capite e, in parte minore ma crescente, sulla riduzione dei tempi di lavoro. La Cina si sta muovendo in modo sempre più prepotente su questa strada.

Di fronte a queste tendenze, come si muove l’Europa? Tutta l’Europa conta quasi 750 milioni di abitanti e assieme agli Stati Uniti supera il miliardo di persone. Una dimensione quindi delle due aree, in termini di popolazione, simile a quella della Cina. L’Europa da sola non ce la può fare e deve quindi stringere un patto con gli Stati Uniti d’America, per scongiurare l’uscita dalle grandi traiettorie della storia. I due continenti sono uniti da una medesima cultura e dagli stessi valori del cristianesimo. E’ l’unica via per fronteggiare la grande sfida con la Cina che si svolgerà nel prossimo ventennio, nella logica della teoria degli imperi. Diversamente, l’Europa sarà destinata ad essere sempre meno protagonista sulla scena mondiale e anche gli Stati Uniti incontreranno grandi difficoltà nell’affrontare l’avanzata del colosso cinese e, in generale, della grande area asiatica con 4,5 miliardi di popolazione, pari a quasi il 60% di quella mondiale.  

In questo senso, appare interessante la proposta di R. Mundell di unire le due monete che dominano gli scambi reali e finanziari a livello mondiale: il dollaro e l’euro. Un’unica banca centrale per il governo di una moneta unica che rappresenterebbe un grandissimo punto di forza rispetto alla Cina e a tutta l’area asiatica. In fin dei conti, il modus operandi della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea sono molto simili e ciò appianerebbe la strada per un’unica Banca Centrale Mondiale.

Un avvicinamento all’idea di una moneta unica per il mondo intero (One world one money), nello spirito del disegno di Keynes per un nuovo ordine monetario mondiale basato sul bancor, presentato in occasione della Conferenza di Bretton Woods del 1944.  

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 9 novembre 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giovanni Scanagatta

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