LA GREEN ECONOMY E IL FUTURO DELLA TERRA

Alcuni sostengono che abbiamo dieci anni di tempo per salvare il nostro pianeta. Se questo è vero, dobbiamo cambiare il nostro modello di sviluppo e impostarlo sull’economia verde. Un tema questo, largamente anticipato da Papa Francesco con la lettera enciclica sulla cura della casa comune del 2015, Laudato si’.  In questa enciclica Papa Francesco si rivolge a tutti gli abitanti della terra, credenti e non credenti, come aveva già fatto Giovanni XXIII nel 1963 con la Pacem in terris, rivolgendosi a tutti gli uomini di buona volontà.

Al punto 23 della Laudato si’, Papa Francesco definisce il clima come bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, tale riscaldamento è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre è difficile non metterlo in relazione con l’aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare.

L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti degli stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. Numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra, emessi soprattutto a causa dell’attività umana. La loro concentrazione nell’atmosfera impedisce che il calore dei raggi solari riflessi dalla terra si disperda nello spazio. Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola. In sintesi, come si legge nel punto 25 dell’Enciclica, i cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche. E costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità.

Cosa sta facendo l’Unione Europea nel campo della green economy?   

Preso atto, dopo le ultime previsioni economiche, che la crescita in Europa rallenta, l’Unione moltiplica gli sforzi per evitare che si riaffacci lo spettro della recessione. In questo senso vanno tutte le iniziative che rientrano nella governance economica: dalla revisione del Patto di stabilità, alla creazione di uno strumento per la convergenza e la competitività.

La Francia chiede più flessibilità. «La revisione del Patto di stabilità è importante che dia flessibilità agli Stati che investono nella transizione energetica, nell’energia verde. La flessibilità sugli investimenti verdi è quello che la Francia sostiene e quello che ha proposto all’Eurogruppo». La Francia afferma con determinazione che occorre finanziare l’energia verde, e se questo non si può fare rapidamente bisogna dare flessibilità al bilancio, perché solo questo darà all’Unione Europea la possibilità di diventare la prima economia a emissioni zero.

Abbiamo bisogno di una politica fiscale unica perché l’obiettivo dello sviluppo non può essere compito solo della Banca Centrale Europea. E’ indubbio che la politica monetaria è stata affiancata in misura insufficiente dalle politiche di bilancio. E le politiche di bilancio devono espandersi soprattutto nella direzione dell’economia verde.

Dobbiamo sconfiggere il clima di sfiducia che aleggia nell’Unione Europea per iniziare una nuova stagione di sviluppo che deve avere alla sua base gli investimenti per un’economia verde. Si ricorda che l’indice che misura la fiducia delle imprese tedesche, è crollato a febbraio a 8,7 punti dai 26,7 di gennaio. La Bundesbank ha avvertito che «se i rischi per l’economia globale si concretizzassero l’economia tedesca ne risentirebbe in modo particolare». Ma questo vale anche per l’Italia la cui economia è caratterizzata dal ruolo fondamentale delle esportazioni come volano della crescita economica e dell’occupazione.

Come afferma Papa Francesco nella Laudato si’, abbiamo bisogno per il futuro del mondo di un’ecologia integrale. E questo perché tutto è intimamente relazionato e gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale. Necessita un’ecologia integrale che comprenda tutte le dimensioni umane e sociali. Pertanto: economia ambientale, economica e sociale.

L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune. Ma lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale in ordine a risolvere le gravi difficoltà ambientali e sociali. Per affrontare i problemi di fondo, che non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi, si rende indispensabile un consenso mondiale.

Il 2019 è stato un anno record per gli eco investimenti in Italia.  Essi hanno toccato il 22% del totale, il dato più alto degli ultimi 10 anni.

Un pacchetto strutturato di investimenti green può far compiere un significativo passo in avanti nella transizione dell’Italia verso la green economy aiutando la ripresa e creando nuova occupazione che in cinque anni potrebbe raggiungere 2,2 milioni di posti di lavoro e 3,3 compreso l’indotto.

Le misure green su cui indirizzare gli investimenti, pubblici e privati, devono prevedere un raddoppio delle fonti rinnovabili; azioni di riqualificazione profonda degli edifici privati e pubblici, il conseguimento dei nuovi target europei di riciclo dei rifiuti; la  realizzazione di un grande Programma di rigenerazione urbana; il raddoppio degli investimenti nell’eco-innovazione, misure per la mobilità urbana sostenibile e per l’agricoltura ecologica e di qualità; la riqualificazione del sistema idrico nazionale; il rafforzamento della prevenzione del rischio idrogeologico fino al completamento delle bonifiche dei siti contaminati.

L’insieme di queste misure richiederebbe tra i sette e gli otto miliardi di investimenti pubblici annui, meno di mezzo punto percentuale di PIL, per i prossimi cinque anni ed attiverebbe 21 miliardi di investimenti privati annui, generando un valore di produzione di 74 miliardi.

Sono sette le priorità programmatiche per rilanciare l’economia italiana avanzate dal Consiglio Nazionale della Green Economy.  Esse prevedono di rilanciare le rinnovabili e l’efficienza energetica per affrontare la sfida climatica e rinnovare il sistema energetico; puntare sull’economia circolare, valorizzare i buoni risultati già raggiunti e attuare efficacemente il nuovo pacchetto di direttive europee; promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane; assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale; fare cambiare direzione alla mobilità urbana; attivare un programma nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti della green city; tutelare e valorizzare il capitale naturale.

Roma, 26 febbraio 2020

 

 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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