LA FUSIONE DI DUE GRANDI GRUPPI AUTOMOBILISTICI MONDIALI: FCA E PSA

Alcuni giorni fa è uscita la notizia, non molto sottolineata dalla stampa, della fusione tra due grandi gruppi automobilistici mondiali: FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e PSA (Peugeot, Stato francese e i cinesi di Dongfeng). Nascerà così il quarto gruppo mondiale dell’automobile con 8,7 milioni di veicoli venduti all’anno. Sono previste sinergie per 3,7 miliardi di euro, senza la chiusura di stabilimenti. Quindi una riduzione dei costi medi di produzione e una maggiore competitività di prezzo in un mercato sempre più concorrenziale.

Questa operazione riveste un grande significato per almeno tre ragioni.

La prima riguarda la globalizzazione e il settore automobilistico costituisce un grande esempio di questo fenomeno che ci riguarda tutti. La mobilità dei beni e dei fattori della produzione a livello mondiale porta al livellamento dei salari, con una convergenza verso il basso e quindi con una distribuzione dei redditi che si modifica a favore dei profitti.

La seconda ragione riguarda il passaggio dalla rivoluzione industriale a quella digitale, che conduce a rendimenti crescenti di scala, ad una compressione dei costi medi di produzione e a una caduta tendenziale dei prezzi. Essa riguarda in modo particolare il settore automobilistico. I margini nel settore si restringono e spingono verso una concentrazione dei players a livello mondiale, come nel nostro caso. L’eccesso di offerta sulla domanda dovuta al progresso tecnico e all’aumento della produttività, viene fronteggiato attraverso una lenta diminuzione dei prezzi, a fronte di una caduta dei salari nei paesi ad alto reddito pro capite e di una lenta crescita nei paesi con basso reddito pro capite.

La terza ragione riguarda l’ampliamento delle disuguaglianze a livello mondiale nella distribuzione dei redditi e della ricchezza, con effetti negativi sulla crescita economica e sull’occupazione.

Questo modello di sviluppo basato sui consumi e sul debito appare lontano da un modello basato sull’equità e sui grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa. Un numero sempre più piccolo di persone a livello mondiale possiede una quota sempre più grande del reddito e della ricchezza. Queste crescenti disuguaglianze, come afferma Papa Francesco nella Evangelii gaudium, sono fonte di guerre e di violenze.

Dovremmo cominciare a ragionare di questi temi, in vista del grande incontro di giovani promosso da Papa Francesco ad Assisi alla fine di marzo del prossimo anno. Un grosso contributo dovrebbe venire dal grande mondo dei movimenti e delle associazioni ecclesiali, uscendo dalla turris eburnea per costruire una voce comune, pur nel rispetto delle specifiche vocazioni.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, novembre 2019                 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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