LA FINANZIARIZZAZIONE DEL SETTORE REALE DELL’ECONOMIA E LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

L’industria finanziaria consente di realizzare al suo interno profitti che il settore reale dell’economia difficilmente può raggiungere. E questo è un fattore di grande distorsione che porta alla necessità di riportare i tempi della finanza a quelli del settore reale dell’economia e dei processi di accumulazione e sviluppo in un’ottica di lungo periodo.

Facciamo subito un esempio. Confrontiamo il valore massimo e quello minimo dell’indice Dow Jones nelle ultime 52 settimane. Supponiamo che il valore minimo coincida con l’inizio delle 52 settimane e quello massimo con la fine. Il profitto annuo ricavabile dall’acquisto e dalla successiva vendita dell’indice è pertanto del 24,1%. La differenza tra il valore massimo e quello minimo in 52 settimane delle azioni della Apple è stata addirittura del 64,4%.

Naturalmente questo profitto in ragione annua sale in relazione alla riduzione del tempo intercorrente tra l’ipotizzato acquisto al valore minimo e la vendita al valore massimo. Questo apre la strada che conosciamo degli algoritmi per le contrattazioni automatiche in borsa con tempi sempre più stretti tra acquisti e vendite (trading ad alta frequenza).

Si tratta di profitti che indicano non creazione di valore ma estrazione di valore. La creazione di valore si realizza solo nel settore reale dell’economia rispetto al quale la finanza deve svolgere la funzione di “servizio” come ponte tra presente e futuro.

L’industria finanziaria produce al suo interno profitti che sono completamente sganciati dai tassi di interesse, soprattutto ai nostri tempi in cui sono vicini allo zero. Il tasso di interesse non svolge più la sana funzione di selezione degli investimenti in relazione al loro rendimento atteso.

Purtroppo la finanziarizzazione si è estesa al settore reale dell’economia. Per vendere beni si concede credito praticamente illimitato agli acquirenti, soprattutto con riferimento ai beni di consumo durevole. Non viene più concesso, come un tempo, lo sconto sul pagamento in contanti dei beni acquistati ma sul pagamento rateizzato applicando tassi di interesse mediamente elevati. In questo modo i produttori di beni reali guadagnano di più dalle operazioni finanziarie a sostegno delle vendite dei beni che dal loro valore. Non è più il valore dei beni che determina i prezzi ma la speculazione finanziaria che determina il valore.

Stanno qui la finanziarizzazione del settore reale dell’economia e la grave distorsione che si inserisce nel sistema economico perché la finanza conta di più del settore reale dell’economia. La finanza diventa il “cervello dell’economia”, con l’obiettivo di dominare su tutto, compresa la politica.

La grave distorsione si manifesta nell’esplosione del debito pubblico e privato a livello mondiale che ha raggiunto, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale (FMI), 184 mila miliardi di dollari, con un rapporto con il prodotto interno lordo (PIL) mondiale del 225%. Alla crescita vertiginosa del debito corrisponde l’aumento altrettanto vertiginoso delle attività finanziarie che possono mettere in crisi, come è avvenuto, le politiche monetarie delle Banche Centrali e la gestione dei tassi di interesse. Come sappiamo, le Banche Centrali sono corse ai ripari con le politiche di Quantitative easing, acquistando attività finanziarie sia pubbliche che private con la creazione di moneta. Si teme che queste politiche dovranno continuare, pur tra alti e bassi, fin quando non si porrà un freno al debito e alla finanziarizzazione dell’economia.

I processi produttivi della finanza sono molto più brevi e veloci dei processi produttivi dei beni e dei servizi, grazie al diverso impatto delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, della crescente digitalizzazione e della globalizzazione. La finanza si muove velocemente da una parte all’altra del globo, molto più dei beni, dei servizi e delle fabbriche. In tutto questo pesano molto i vantaggi fiscali.

Le transazioni finanziarie internazionali vengono stimate intorno al milione di miliardi di dollari, circa tredici volte il PIL mondiale. Per ridurre il pauroso aumento della finanziarizzazione il premio Nobel per l’economia, J. Tobin, ha proposto di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax) con un’aliquota contenuta, ad esempio dell’1 per mille. Il gettito conseguente sarebbe di circa mille miliardi di dollari, pari all’1,2% del prodotto interno lordo del mondo.

E’ ormai tempo di invertire la filosofia di una tassazione concentrata sul settore reale dell’economia rispetto al settore finanziario che consegue altissimi profitti. E’ la logica di un fisco etico che dovrebbe tassare di più l’estrazione di valore rispetto alla creazione di valore.

Si potrebbe destinare il gettito della tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), che mostra percentuali effettive rispetto al reddito notevolmente inferiori a quelle stabilite dall’OCSE (0,7%). Il nostro Paese destina all’aiuto pubblico allo sviluppo una quota intorno allo 0,30% del PIL. Una via importante per globalizzare la solidarietà come sosteneva Giovanni Paolo II, grande Maestro di Dottrina Sociale della Chiesa.

Terminiamo queste riflessioni con alcuni principi della Dottrina Sociale della Chiesa in tema di finanziarizzazione dell’economia.

Ricordiamo il pensiero di due Papi: quello di Pio XI nella Quadragesimo anno del 1931 e il pensiero di Papa Francesco della Evangelii gaudium del 2013.

Ecco le parole di Pio XI: “Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano a pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento”.

Papa Francesco dice no ad un denaro che governa invece di servire. Il pericoloso fossato che si è creato tra etica ed economia si colma solo con una “finanza di servizio”, per lo sviluppo e la costruzione del bene comune.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 29 aprile 2019 

 

 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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