IL TRENTUNESIMO RAPPORTO ITALIA DELL’EURISPES

Il 31 gennaio 2019 è stato presentato a Roma il trentunesimo Rapporto Italia dell’Eurispes nell’aula magna dell’Università di Roma “La Sapienza”. 

Hanno parlato soprattutto il Segretario Generale dell’Eurispes, Marco Ricceri, e il Presidente, Gian Maria Fara. Le Considerazioni generali sono state lette dal Presidente Fara e riportate nel Rapporto di 998 pagine, distribuito in omaggio alla fine dell’evento.

All’evento erano presenti molte personalità, soprattutto delle forze dell’ordine, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, delle Forze Armate. Era presente anche il Prof. Paolo Savona, Ministro dei Rapporti con l’Unione Europea e citato nel corso delle Considerazioni generali lette dal Presidente Fara.

Le Considerazioni generali lette dal Presidente Fara sono divise in sei parti qui descritte in estrema sintesi.

1) LA REPUBBLICA DEL “NI“.  Il tratto distintivo dell’Italia sembra consistere nella difficoltà di affermare la propria identità, di sapere scegliere i percorsi ai quali affidare il proprio cammino, di dimostrare la capacità di decidere e di operare per potere stare ai tempi della complessità e della globalizzazione. Nell’attuale disordine economico e sociale mondiale è indispensabile avere delle leadership di alto profilo in grado di tracciare il cammino di sviluppo per il proprio Paese. A questo compito sono incapaci di rispondere le Repubbliche parlamentari con le degenerazioni del parlamentarismo e sono indispensabili le Repubbliche presidenziali, sperando di avere Presidenti illuminati che danno tutto per il bene presente e futuro del loro Paese. 

2) UNA NUOVA PATOLOGIA: LA QUALIPATIA. Gli italiani hanno timore di dover rinunciare alle tradizionali certezze in cambio di una sfida alla quale non si sentono del tutto preparati. Bisogna alzare la qualità degli sforzi e costruire orizzonti economici e politici di medio-lungo periodo. Come diceva Einaudi la libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica. Un discorso analogo faceva Enrico Mattei, il grande fondatore dell’ENI. Senza idee con le gambe lunghe per un impegnativo percorso nessun Paese può avere un solido e duraturo sviluppo. 

3) L’EUROPA CHE C’E’ E NON C’E’. Se Atene piange, sparta non ride. L’Unione Europea scricchiola, anche in relazione alla intricatissima questione della BREXIT. L’Unione Europea è stata costruita sull’idea sbagliata del funzionalismo: facciamo la moneta unica e poi tutto il resto segue e  si aggiusta, compresa l’Europa dei cittadini. La costruzione è zoppa: l’Unione Europea ha la sovranità monetaria ma non la sovranità fiscale. Ne è uscita un’Unione Europea condannata alla stagnazione e incapace di creare sviluppo e benessere per i propri cittadini. Occorre un’inversione di rotta e uscire dalla gabbia dei vincoli fiscali di Maastricht e del fiscal compact. Gli investimenti pubblici e privati non dovrebbero rientrare nel fiscal compact perché sono l’unica garanzia della crescita nel lungo periodo e quindi la via per il riassorbimento del deficit e del debito pubblico rispetto al PIL.   

4) ELOGIO DEL SOMMERSO. Pur in mezzo a molte difficoltà l’Italia riesce finora a cavarsela. Abbiamo un consistente avanzo della bilancia commerciale, dopo quello enorme della Germania, con un eccesso di risparmi sugli investimenti. Gli investimenti privati e pubblici sono deludenti e per rilanciare il Pese occorrerebbe un forte programma di investimenti delle imprese pubbliche e private nel campo industriale e di investimenti in infrastrutture. L’Italia con un PIL di 1600 miliardi euro registra un sommerso di oltre 500 miliardi e un’economia criminale che supera i 250 miliardi di euro. La parte emersa dell’economia e’ in stretta relazione con quella sommersa, permettendo significativi recuperi di competitività in relazione alle alterne vicende del ciclo economico. Il prezzo si paga naturalmente in termini di caduta del gettito fiscale, con la necessità di una eccessiva pressione fiscale sulla parte emersa dell’economia e difficoltà nel perseguimento dell’equilibrio del bilancio pubblico. 

5) UNO STATO SENZA “SENSO“: Occorre che lo Stato ritorni ad essere protagonista e guida del futuro degli italiani. Occorrerebbe riscoprire il senso di comunità e di appartenenza che aveva animato la rinascita del Paese nel secondo dopoguerra (vedi “miracolo economico”). Per questo è necessario un piano di investimenti delle imprese pubbliche e private nel settore industriale e un piano di investimenti pubblici per il rinnovo delle infrastrutture e la realizzazione di nuove infrastrutture materiali e immateriali. 

6) UN’IDEA E UN APPELLO. Mettere insieme attorno ad un tavolo l’imprenditoria pubblica e quella privata, con il compito di elaborare un progetto strategico che metta, una dietro l’altra, le vere priorità del Paese. L’appello riguarda i problemi del globo e del clima per preservare e amare la Terra, perchè è l’unica che abbiamo Pur in questo quadro difficile, il grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni misurato da Eurispes registra una non scontata, consistente ripresa. Un vero e proprio piccolo patrimonio che occorre conservare con cura e sviluppare da parte di coloro, e sono ancora numerosi, che hanno ancora a cuore le sorti dell’Italia.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 11 febbraio 2019

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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