IL RAPPORTO DELLA FONDAZIONE MIGRANTES 2018-2019

Scopo della presente scheda è di presentare una sintesi del Rapporto della Fondazione Migrantes per il biennio 2018-2019, presentato a Roma il 27 settembre scorso. .

Come si legge nel Rapporto lo scopo è di offrire «le tendenze più aggiornate in tema di mobilità umana a livello mondiale ed europeo» che «introducono al contesto italiano, nei diversi ambiti di vita relativi ai cittadini stranieri accanto a quelli italiani: il lavoro, la famiglia, la scuola, la salute, la devianza, l’appartenenza religiosa».

In base agli ultimi dati ONU disponibili, si legge nel documento, sono 257,7 milioni le persone che nel mondo vivono in un Paese diverso da quello di origine, con un aumento del 49% di coloro che, dal 2000 al 2017, hanno lasciato la terra natale. Attualmente i migranti rappresentano il 3,4% della popolazione mondiale, rispetto al 2,9% del 1990.

Per quanto riguarda più da vicino la situazione italiana, prosegue il Rapporto, sono 5,3 milioni gli immigrati regolarmente residenti nel nostro Paese secondo i dati Istat, l’8,7% della popolazione residente, al terzo posto nell’Unione europea.

Diminuiti gli ingressi per motivi di lavoro, si è registrato invece l’aumento di quelli per motivi di asilo e protezione umanitaria. Al 1° gennaio 2019 le comunità straniere più numerose sono quella romena (1,2 milioni), pari al 23% degli immigrati, seguita da quella albanese (441 mila, 8,4%) e marocchina (423 mila, 8%). La popolazione immigrata nel territorio italiano, inoltre, risiede prevalentemente nelle regioni più sviluppate del Nord (57,5%) e in quelle del centro (25,4%), mentre nel Mezzogiorno (12,2%) e nelle Isole (4,9%) appare decisamente più contenuta, sebbene in crescita.

Le cifre 2018 sulle acquisizioni di cittadinanza, 113 mila riguardanti stranieri residenti, indicano una flessione rispetto all’anno precedente (-23,2%) mentre al 1° gennaio 2019 i cittadini stranieri musulmani residenti in Italia risultano un milione e 580 mila (+2% rispetto al 2018). Nonostante un piccolo calo (2 milioni e 815 mila, -4% rispetto al 2018), i migranti cristiani nel territorio italiano sono ancora la prima appartenenza religiosa tra i migranti residenti in Italia rispetto a ortodossi (un milione e 560 mila), cattolici (977.000), evangelici (183.000), copti (16.000) e fedeli di altre confessioni cristiane (80.000).

Ricca la casistica presentata anche su famiglia, scuola e lavoro. Nel corso del 2017 sono stati celebrati 28 mila matrimoni con almeno uno dei coniugi straniero (+14,5% del totale delle unioni), in aumento rispetto al 2016 (+8,3%): nel 55,7% dei casi si tratta di matrimoni di uomini italiani con immigrate. Sono 65 mila invece i bambini nati nel 2018 da genitori entrambi stranieri (14,9% del totale delle nascite), in calo rispetto al 2017 (-3,7%). I dati relativi all’istruzione rivelano un aumento degli alunni stranieri nelle scuole italiane (842 mila, il 9,7% della popolazione scolastica complessiva) rispetto all’anno scolastico 2017-2018. Viene sottolineato inoltre che ben il 63,1% degli alunni non avente cittadinanza italiana sia nato in Italia. L’occupazione lavorativa si attesta invece al 64,3 % per i cittadini stranieri comunitari mentre scende al 58,7% per quelli provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea.

Devianza e povertà del migrante sono le altre tematiche affrontate nel Rapporto. Al 31 dicembre 2018 i detenuti stranieri presenti negli istituti penitenziari italiani risultano 21 mila, su un totale di 60 mila reclusi, in maggioranza marocchini, albanesi e romeni, parte anch’essi di quella povertà diffusa che cerca sollievo nei centri di ascolto. Caritas nel 2017 ha incontrato 197 mila persone, il 57,8% delle quali con cittadinanza straniera a fronte di un restante 42,2% di italiani. A tale riguardo, il Rapporto sottolinea che «l’allarme criminalità non sussiste: l’incidenza dei cittadini stranieri nelle statistiche giudiziarie si mantiene inalterata da quasi 20 anni, e, in ogni caso, il tema non può essere affrontato attraverso pericolose generalizzazioni». Il tema è comunque molto delicato e controverso.

 Secondo il Rapporto, «I migranti sono oggi divenuti il simbolo di tutti gli scartati della società dell’indifferenza globalizzata e da questo punto di vista, il perpetuarsi della distinzione fra “loro” e “noi” non ha più senso». Per questo, si aggiunge, è necessario tenere presente che il migrante è anzitutto una persona umana, respingere la cultura dello scarto e del rifiuto per dare vita «a una cultura “nuova” fatta di incontro, di ricerca solidale del bene comune.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, ottobre 2019

 

 

Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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