IL MIRACOLO ECONOMICO DELLA POLONIA

Ho visitato nel mese di agosto la Polonia e ho avuto l’impressione di un Paese proiettato nel futuro.  Mi hanno colpito per bellezza e cultura le principali città da Nord a Sud: Danzica, Poznan, la capitale Varsavia, Breslavia, Cracovia. Si tocca con mano che la Polonia ha fatto un grande balzo economico in avanti dalla caduta del muro di Berlino. Una specie di “miracolo economico” ben visibile dalle infrastrutture: strade, ferrovie, aeroporti e così via. Le città sono state ristrutturate dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale e sono ora ben tenute e piacevolmente vivibili con molti giardini e zone verdi. Si ha anche l’impressione di un’agricoltura molto fiorente, tenuto conto che 30 milioni di polacchi vivono nelle campagne e nei piccoli centri, su un totale di circa 38 milioni. Il livello culturale è molto buono e si vede che i polacchi stanno investendo molto nell’istruzione e nella formazione fino ai più alti livelli. Questa impressione si ha soprattutto visitando Cracovia, la capitale culturale della Polonia con i suoi 200 mila studenti su una popolazione di circa un milione di abitanti. Varsavia invece, la capitale, appare sempre più proiettata nel mondo globale, con la presenza delle principali imprese multinazionali in alti grattaceli.

Ci si propone ora di illustrare con alcuni dati il “miracolo economico” della Polonia, con un confronto con l’Italia che pure ha vissuto il suo “miracolo economico” negli anni cinquanta del secolo scorso.

Nel 1999 il reddito pro capite dell’Italia, a parità di poteri d’acquisto, era quasi il triplo di quello della Polonia (2,97). Nel 2017 il rapporto scende a 1,30, grazie alla crescita spettacolare del reddito in termini reali della Polonia rispetto all’Italia. Nel periodo 1999-2017 la Polonia registra una crescita media annua del reddito del 3,7%, rispetto al magro 0,2% dell’Italia. Le punte di crescita polacca si osservano nel 2006 con il 5,8% e nel 2007 con il 6,6%. Tassi quindi simili a quelli che aveva registrato l’Italia negli anni migliori del “miracolo economico”. Nel 2006 e nel 2007 la Polonia compie un grande sforzo di accumulazione, con investimenti fissi lordi che superano abbondantemente il 20% del reddito. Il tasso di disoccupazione in Polonia scende costantemente tra il 1999 e il 2017: dal 12 al 4,8%. Il Italia invece si mantiene al di sopra del 10%, con l’11,5% nel 1999 e l’11,4% nel 2017.

Scende fortemente in Polonia il tasso di inflazione, passando dall’8,4% del 1999 all’1,9% del 2017. In Italia si rimane invece nel periodo sempre al di sotto del 2%, con l’1,7 nel 1999 e l’1,4 nel 2017.

La Polonia fa parte dell’Unione europea ma ha conservato la propria moneta, lo zloty. Il tasso di cambio dello zloty nei confronti dell’euro si è collocato negli ultimi due anni intorno ad una media di 4,30 zloty per euro. Le variazioni del cambio nel biennio si sono mantenute all’interno della fascia del più o meno del 2%.

La bilancia commerciale polacca ha registrato un consistente miglioramento tra il 1999 e il 2017. Il deficit commerciale da 6,1 miliardi di dollari si è ridotto a 0,4, raggiungendo praticamente il pareggio. Nello stesso periodo l’avanzo commerciale dell’Italia è salito da 7 a 72,4 miliardi di dollari.

I conti pubblici della Polonia sono abbondantemente in ordine, con un’incidenza del debito pubblico sul prodotto interno lordo (PIL) al di sotto del 60%, limite fissato dal Trattato di Maastricht. Tra il 2004 e il 2017 il rapporto è sceso in modo significativo in Polonia, passando dal 49,9 al 46,2%. L’Italia invece ha registrato uno spettacolare aumento salendo nello stesso periodo dal 105,6 al 131,2%.

In conclusione si può dire che la Polonia è un esempio virtuoso di spettacolare ritorno allo sviluppo dopo la caduta del muro di Berlino e dell’implosione dell’Unione Sovietica. Un discorso analogo si può fare per altri Paesi dell’Europa Centro Orientale (PECO) e questo fenomeno è in linea con il crescente interesse delle imprese multinazionali per queste aree, nell’era della globalizzazione e dell’accelerazione del progresso scientifico e tecnico. Tra i Paesi interessati all’enorme potenzialità di sviluppo dei Paesi dell’Est non manca, come sempre, la Cina.

Il “miracolo economico” della Polonia e il percorso di accumulazione e sviluppo che ha intrapreso, soprattutto negli ultimi 15 anni, è stato reso possibile dai fondi dell’Unione europea di cui ha largamente beneficiato, con un uso mirato ed efficace. Tali fondi hanno consentito alla Polonia di affrontare un enorme sforzo di accumulazione e sviluppo, senza mettere mano alla politica fiscale e tenendo molto basso il debito pubblico rispetto al PIL.

Possiamo dire, in definitiva, che il caso polacco è un esempio di massimizzazione dei benefici dell’appartenenza all’Unione europea e di minimizzazione dei costi conseguenti alla partecipazione alla moneta unica, mantenendo la propria.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 15 agosto 2019                    

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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