Il futuro dell’Europa tra solidarietà e sussidiarietà

Il futuro dell’Europa dipende molto dalle minoranze creative di cui parla Benedetto XVI. E’ anche il pensiero di Luigi Einaudi sugli uomini della minoranza che sono fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di ogni Paese perché investono sul futuro e sono per questo sempre pronti a rischiare.
Si tratta in fondo della famosa teoria delle èlite: èlite aperte e non chiuse, per assicurare il ricambio che costituisce il fondamento di una vera democrazia.
Se le èlite non sono autentiche portano inevitabilmente all’oligarchia, con il perseguimento di interessi di pochi e quindi lontani dalla costruzione del bene comune che costituisce l’obiettivo fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa.
La mancanza o l’insufficienza di èlite autentiche costituisce una specie di malattia genetica dell’Italia. Ma ci stiamo ora accorgendo che tale malattia affligge la gran parte delle democrazie occidentali. Essa si annida particolarmente all’interno dell’Unione Europea.
Al pari delle èlite sociali, economiche e professionali, la classe politica non spunta per caso. Come per le èlite, in sostanza, così anche per la classe politica l’aspetto più critico è quello della formazione. E la formazione alla politica è certamente fra le principali risorse indispensabili affinchè la difficile professione della politica non risulti un’attività di terz’ordine, praticata da persone improvvisate e inseguita da aspiranti sempre più improponibili. Da qui l’importanza fondamentale della riscoperta e del rilancio della scuole di formazione socio-politica che hanno svolto in passato un ruolo forte per la preparazione di èlite autentiche, capaci di offrire una politica ispirata ai grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa: sviluppo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, bene comune. Si tratta di principi che ritroviamo nella nostra Costituzione, entrata in vigore 70 anni fa. All’articolo 2 dei Principi fondamentali si legge infatti che tutti siamo tenuti ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.  .
Diversamente, come stiamo vedendo, i migliori sono fortemente disincentivati a fare politica come servizio per la costruzione del bene comune, lasciando il terreno aperto ai meno adatti, con una mera gestione del potere, perseguendo unicamente gli interessi di parte e non di rado personali.
Tramontata definitivamente la stagione dei partiti quali formatori di classe politica, occorre chiedersi se la formazione di èlite e l’educazione a forme migliori di leadership non solo costituiscano oggi un’occasione di rinnovato slancio dell’Italia, ma siano, ancora prima, fattibili. La risposta per essere positiva richiede che la formazione e l’educazione abbiano natura fortemente culturale e basata sui grandi principi etici, sapendo che la massima espressione dell’etica è il bene comune. Da questo punto di vista, la vera politica è la più alta espressione della carità.
Per molti aspetti, l’abbassamento e l’appiattimento culturale dei nostri giorni sono il risultato dei residui lasciati dal ritiro delle onde lunghe della secolarizzazione. Per questo motivo, esso rappresenta il più pericoloso antagonista della formazione di nuove èlite autentiche e dell’educazione alla leadership. Abbiamo bisogno di ideali e di valori, senza i quali nessuna autentica èlite riesce a formarsi e poi a sfuggire alle tentazioni di tipo oligarchico.
De Gasperi, in un discorso tenuto a Bruxelles nel 1948, parlava di “civiltà cristiana” che purtroppo l’Europa ha smarrito percorrendo strade senza uscita, permeate da riduzionismo economico e relativismo etico. E’ quell’Europa della moneta e delle banche che ci siamo illusi potesse portare all’Europa dei cittadini, senza alcuna memoria e identità.
Come ci esorta Benedetto XVI, dobbiamo “formare” autentiche minoranze creative perché “Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua creatività e sia così a servizio dell’intera umanità”. Diversamente, fa capire Benedetto XVI, l’Europa è destinata ad uscire dalle grandi traiettorie della storia.

Per evitare il grave pericolo da cui ci mette in guardia Benedetto XVI, l’Europa deve sapere coniugare insieme i grandi valori della solidarietà e della sussidiarietà. E ciò perché la solidarietà senza la sussidiarietà crea appiattimento e mortificazione dello spirito e della libertà di intraprendere, che sono alla base di ogni processo di sviluppo e condizione per evitare le disuguaglianze e le ingiustizie. Ma dobbiamo evitare anche la sussidiarietà senza la solidarietà perché è fonte di egoismi localistici, senza alcuna attenzione agli altri e alla costruzione del bene comune che è bene di tutti e di ciascuno. L’uomo deve essere sempre mantenuto al centro dei processi di sviluppo, con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività.  

 

Giovanni Scanagatta

Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID)

Roma, 11 giugno 2018

 

 

Tags: , , , , ,

Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

Links

  • Scrivimi
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy

giovanniscanagatta.it | All rights reserved | by SophiaCoop