IL DEBITO DELL’ITALIA NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pubblicato recentemente i dati sul debito pubblico e privato a livello mondiale. Si tratta di una cifra eccezionale, pari a 184 mila miliardi di dollari. Il rapporto con il prodotto interno lordo (PIL) mondiale raggiunge il 225%, con un debito pro capite di 86 mila dollari.

La composizione del debito tra pubblico e privato mostra forti differenze a livello di singoli Paesi. L’Italia, ad esempio, ha un alto debito pubblico ma un basso debito privato (imprese e famiglie). Assai differente è la situazione nei Paesi emergenti, soprattutto in Cina. In generale, il debito del settore privato è triplicato rispetto al 1950.      

Le economie più indebitate sono generalmente anche quelle più ricche, sottolinea il l’FMI. Stati Uniti, Cina e Giappone «da soli valgono per più della metà del debito globale, una quota in eccesso rispetto al loro contributo alla creazione di ricchezza». Dopo un calo costante fino alla metà degli anni settanta, il debito pubblico è notevolmente salito «con le economie avanzate al timone e, di recente, seguite dai paesi emergenti e dai paesi in via di sviluppo a basso reddito; così, mentre chiudiamo il primo decennio dopo la crisi finanziaria globale, l’eredità di un debito eccessivo incombe ancora su larga scala».

Secondo l’Institute of International Finance (IIF), «i livelli di debito allo stato attuale sono i primi segnali di allarme di surriscaldamento» del sistema economico. E questo fa salire i timori di una nuova crisi globale.

L’enorme debito pubblico e privato accumulato a livello mondiale mette in evidenza due aspetti fondamentali. Il primo riguarda la crescita del debito degli Stati che faticano sempre di più a coprire le spese con il ricorso alle imposte che hanno raggiunto livelli che mortificano la crescita e lo sviluppo. Il secondo aspetto riguarda l’eccessivo debito privato creato attraverso gli intermediari finanziari per il finanziamento dei consumi e degli investimenti. Per tale motivo le banche di molti Paesi si trovano in condizioni di estrema debolezza, con il rischio di fallimento e la necessità di interventi da parte dello Stato per evitare effetti di contagio e crisi sistemiche. Ciò naturalmente tende ad espandere sempre di più il debito pubblico.

La situazione di fortissimo indebitamento pubblico e privato a livello mondiale condiziona le politiche monetarie delle banche centrali. Un aumento di un punto percentuale dei tassi di interesse sul debito pubblico e privato a livello mondiale comporta un aggravio di 1.840 miliardi di dollari, pari, come ordine di grandezza, al prodotto interno lordo (PIL) dell’Italia.

La situazione attuale è favorita dal fatto che i tassi di interesse sul debito pubblico sono molto bassi per le politiche monetarie espansive (Quantitative easing) delle due principali banche centrali del mondo: la Banca Centrale Europea (BCE) e la Federal Reserve americana. La fine di questa politica e il prevedibile rialzo dei tassi di interesse di policy aumenta il livello di pericolo di una crisi a livello globale sul tipo di quella sperimenta a partire dal 2007-2008. Va inoltre precisato che gli interessi sul debito privato sono molto piò elevati di quelli sul debito pubblico. Il finanziamento da parte degli intermediari finanziari bancari e non bancari per l’acquisto di beni durevoli di consumo, di immobili e per la realizzazione di investimenti da parte delle imprese, presenta tassi di interesse che normalmente si collocano tra il 5 e il 7%. E ciò in presenza di un tasso medio di inflazione in Europa e negli Stati Uniti d’America che a stento supera il 2%. Quindi un tasso di interesse reale piuttosto elevato tra il 3 e il 5%. La situazione di sostanziale deflazione penalizza chi è molto indebitato e risulta negativa anche per la domanda di consumi e di investimenti (I. Fisher, Debt and deflation, 1933).

Un’ultima osservazione sul piano economico e finanziario riguarda l’Italia. Come è noto, le regole fiscali del Trattato di Maastricht impongono per il debito pubblico un limite del 60% rispetto al PIL. L’Italia viaggia attualmente su un rapporto superiore al 130% del PIL, rispetto al 97% della Francia, al 64% della Germania e al 179% della Grecia. Si tratta quindi di rapporti tutti inferiori, compreso quello della Grecia, al 225% che è l’incidenza del debito pubblico e privato mondiale sul PIL del mondo. La situazione del debito pubblico dell’Italia rispetto al PIL non sembra pertanto così drammatica come si sostiene a livello di Unione Europea, tenuto conto che il nostro Paese presenta un debito privato relativamente molto basso rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

Terminiamo questa scheda con alcuni accenni alla situazione dei Paesi poveri molto indebitati (HIPC), alla luce dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Al numero 450 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del 2004 si legge: “Il diritto allo sviluppo deve essere tenuto presente nelle questioni legate alla crisi debitoria di molti Paesi poveri”. E ancora: “La comunità internazionale non può trascurare una simile situazione: pur riaffermando il principio che il debito contratto va onorato, bisogna trovare le vie per non compromettere il “fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza e al progresso”” (Centesimus annus, 35, 1991).

 

Giovanni Scanagatta

 

Roma, 14 gennaio 2019                   

 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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