GIOVANI E START UP INNOVATIVE

Papa Francesco e Benedetto XVI nelle loro Encicliche sociali, Laudato sì e Caritas in veritate, parlano della necessità di un nuovo modello di sviluppo a livello mondiale, ispirato ai grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa. Si tratta dello sviluppo, della solidarietà, della sussidiarietà, della destinazione universale dei beni, del bene comune. Il bene comune è l’obiettivo fondamentale del pensiero sociale della Chiesa e gli altri quattro valori sono gli strumenti che consentono di raggiungere questo valore.  Il primo degli strumenti è lo sviluppo che va inteso non solo come  accrescimento quantitativo e materiale dei beni e dei servizi, ma come sviluppo integrale dell’uomo con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività. Va quindi sottolineato il valore morale dello sviluppo che diventa vocazione, con una sottolineatura del suo significato teologico e trascendente. Ne discende la vocazione dell’imprenditore che come ricorda Papa Francesco ha il compito di creare e distribuire ricchezza per la costruzione del bene comune.

Un nuovo modello di sviluppo implica che esso deve basarsi non solo sulla crescita dei settori esistenti  ma anche sulla nascita di settori  nuovi, soprattutto ad elevata tecnologia ad opera dei giovani.

Sul piano del pensiero economico è importante ricordare J. Schumpeter  che nel 1911 ha scritto una monografia intitolata “Teoria dello sviluppo economico”. Secondo Schumpeter, il progresso scientifico e tecnico è il motore dello sviluppo economico ed esso dipende da tre fattori fondamentali. Il primo è l’imprenditore innovatore, il secondo è un sistema di piccole e medie imprese operante in un ambiente concorrenziale, il terzo sono le banche che creano credito e consentono che le innovazioni si trasformino in risultati per il mercato. Schumpeter ha una visione molto ampia di innovazione che comprende non solo le innovazioni di processo e di prodotto ma anche la ricerca di nuovi mercati, l’introduzione di nuovi modelli organizzativi delle imprese, l’introduzione di nuovi mezzi di trasporto e di comunicazione e così via. L’innovazione determina la nascita di nuove imprese, di nuove famiglie, di nuovi settori e la scomparsa di quelli vecchi. E’ il dinamismo del sistema economico che sempre si modifica e si rinnova. E’ la famosa “distruzione creatrice”.

Benedetto XVI nella Caritas in veritate, per la prima volta nella storia del pensiero sociale della Chiesa, dedica un intero capitolo, il sesto, al tema dello sviluppo dei popoli e la tecnica. “Il problema dello sviluppo oggi, afferma Benedetto XVI al n. 69, è strettamente congiunto con il progresso tecnologico, con le sue strabilianti applicazioni in campo biologico. La tecnica -è bene sottolinearlo- è un fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo. La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita”. E al n. 70 prosegue: “La tecnica attrae fortemente l’uomo, perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l’orizzonte. Ma la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale”.

L’Italia possiede dal 2012 un interessante strumento di politica industriale per incentivare la nascita di start up innovative soprattutto da parte dei giovani. Quindi uno strumento che sostiene un nuovo modello di sviluppo che si basa sulla creatività dei giovani e sull’importanza fondamentale del capitale umano su cui insiste da sempre la Dottrina Sociale della Chiesa. Su questa importanza strategica gli economisti sono arrivati solo di recente. Fondamentale appare a questo riguardo il contributo di Romer (1990), premio Nobel per l’Economia, nell’ambito della Nuova Teoria dello Sviluppo. Secondo Romer, alla base del progresso tecnico troviamo la conoscenza che non soffre dei problemi dei rendimenti di scala decrescenti. Ma la conoscenza costa, in relazione all’allocazione delle persone per produrre idee e per produrre beni presenti. L’accumulazione di conoscenza dell’impresa dipende dall’investimento in ricerca e sviluppo, che corrisponde al volume di risorse non destinate alla produzione, e dallo stock di conoscenza accumulata in passato. Le esternalità positive connesse al funzionamento di tale modello garantiscono che la produttività dei fattori della produzione non decresca. Il modello di Romer indica che un raddoppio degli addetti alle attività di ricerca e sviluppo comporta un raddoppio del tasso di crescita.    

Dopo una breve illustrazione generale dello strumento di politica industriale a sostegno delle start up innovative, si passerà ad illustrare il quadro applicativo dello strumento stesso sulla base degli ultimi dati disponibili, con particolare riguardo al settore della sanità.

Il provvedimento che ha introdotto le startup innovative è stato adottato nel 2012 con il D.L. 179, nell’ambito del decreto “crescita 2.0”. In base al provvedimento, il sistema camerale ha istituito due sezioni speciali del Registro delle imprese dedicate rispettivamente alle start up innovative e agli incubatori d’impresa certificati. Esiste l’obbligo dell’iscrizione per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali e delle altre facilitazioni di tipo normativo e regolamentare. Le startup innovative hanno l’obbligo iscritte nelle due sezioni speciali hanno l’obbligo dell’aggiornamento periodico delle informazioni.

E’ disponibile il Rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico al 30 settembre 2019 sulle startup innovative. Lo strumento è nato nel 2012 e si tratta pertanto di un periodo di operatività di circa sette anni.

Vengono qui di seguito sintetizzate le principali informazioni contenute nel Rapporto.

  • Crescita della popolazione: le startup iscritte si assestano ormai stabilmente sopra quota 10mila. Al 30 settembre 2019 se ne contano 10.610, il 2,9% di tutte le società di capitali di recente costituzione.
  • Distribuzione territoriale: la Lombardia ospita poco più di un quarto di tutte le startup italiane (26%). La sola provincia di Milano, con 1.955, rappresenta il 18,4% della popolazione, più di qualsiasi altra regione: solo il Lazio supera quota mille, in gran parte localizzate a Roma (1.155, 10,9% nazionale). Tuttavia, la regione con la maggiore densità di imprese innovative è il Trentino-Alto Adige, dove il 4,9% di tutte le società costituite negli ultimi 5 anni è una startup.
  • Distribuzione settoriale: si registra il peso preponderante dei servizi ad alta tecnologia con il 77% del totale; tali servizi riguardano le attività di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse con il 31% del totale; la ricerca scientifica e lo sviluppo con il 16%; i servizi di informazione e altri servizi informatici con l’8%; le attività degli studi di architettura e di ingegneria e di altre attività professionali con il 4%; i collaudi e le analisi tecniche con il 3,8%; le attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale con il 3%. Dopo i servizi ad elevata tecnologia, seguono l’industria e l’artigianato con il 18% del totale; il commercio con il 4,3%; il turismo con lo 0,4% del totale e l’agricoltura con lo 0,3%.   
  • Forza lavoro: le startup impiegano complessivamente più di 60mila persone, almeno 48mila delle quali sono soci di capitale dell’azienda. Elevata la rappresentazione di imprese fondate da under-35 (quasi il 20% del totale), mentre risultano sottorappresentate le imprese femminili: 13,5%, contro un 21,9% registrato nel complesso delle società di capitali.
  • Fatturato: le startup innovative sono soprattutto micro-imprese, vantando un valore della produzione medio di poco inferiore ai 190mila euro. Ciò è anche dovuto al ricambio costante cui è soggetta questa popolazione: per definizione, le imprese “best-performer”, più consolidate per età e fatturato, tendono progressivamente a perdere lo status di startup innovativa.
  • Investimenti e redditività: come fisiologico, le startup innovative mostrano un’incidenza più elevata della media di società in perdita (52,3% contro 32,1% complessivo). Tuttavia, le società in utile mostrano valori particolarmente positivi in termini di redditività (ROI, ROE) e valore aggiunto. Inoltre, le startup innovative presentano un tasso di immobilizzazioni – uno dei principali indicatori della propensione a investire delle aziende – oltre sei volte più elevato rispetto alle altre aziende comparabili.

Le startup in ambito medicale vivono oggi un momento d’oro. L’ultimo rapporto Startup Health Insights, realizzato da Startup Health, afferma che gli investimenti delle grandi Corporation, dei fondi e degli acceleratori in aziende innovative hanno raggiunto gli 11,5 miliardi di dollari a livello mondiale, con un incremento del 40% rispetto agli 8,2 miliardi di dollari dell’anno precedente.

Le startup italiane stanno dando il loro contributo in questa evoluzione e oggi possiamo contare almeno 30 start up innovative. Queste realtà stanno contribuendo alla rivoluzione digitale del settore sanitario portando innovazione nel rapporto tra medico e paziente, fornendo strumenti in grado di informare e supportare la cura alle patologie croniche o fornendo device in grado di agevolare la ricerca nello studio delle patologie più gravi.

Dobbiamo sensibilizzare cittadini, aziende e organizzazioni sui profondi cambiamenti che il digitale porta nella nostra società, a partire dal bene più prezioso in assoluto: la nostra salute.

 

Roma, 8 gennaio 2020

 

  

  

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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