GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2021

L’8 dicembre scorso, Papa Francesco ha diffuso il messaggio per la 54^ Giornata Mondiale della Pace 2021. Il tema scelto da l Papa è “La cultura della cura come percorso di pace”.  

La Giornata Mondiale della Pace è stata istituita 54 anni fa da Paolo VI, nel periodo in cui fu pubblicata la grande Enciclica sociale Populorum progressio (1967). In questa Enciclica si afferma che lo sviluppo è il nuovo nome della pace ed esso va declinato con gli altri grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa che sono la solidarietà, la solidarietà e la destinazione universale dei beni. Tutti questi valori concorrono insieme alla costruzione del bene comune.

Il tema di quest’anno è suddiviso in nove paragrafi. Questi, dopo l’Introduzione, sono dedicati a Dio creatore, origine della vocazione umana alla cura; Dio creatore, modello della cura; la cura nel ministero di Gesù; la cultura della cura nella vita dei seguaci di Gesù; i principi della Dottrina Sociale della Chiesa come base della cultura della cura; la bussola per una cultura comune; per educare alla cultura della cura; non c’è pace senza la cultura della cura.

Nella scheda che segue vengono sintetizzati i punti salienti del messaggio per la celebrazione della 54^ Giornata mondiale della pace.

L’origine e il modello della cura si trovano nell’Antico Testamento e, in particolare, nel libro della Genesi. Dio dona il creato all’uomo perché lo coltivi e lo custodisca. Quindi un mandato perché l’uomo sviluppi le risorse della terra, ma nel rispetto e nella cura del creato.

Il tema della cura viene successivamente analizzato alla luce dell’insegnamento evangelico di Gesù, cioè del Nuovo Testamento. Come si legge nel messaggio di Papa Francesco nella parte riguardante la cultura della cura nella vita dei seguaci di Gesù, “Le opere di misericordia spirituale e corporale costituiscono il nucleo del servizio di carità della Chiesa primitiva. I cristiani della prima generazione praticavano la condivisione perché nessuno tra loro fosse bisognoso e si sforzavano di rendere la comunità una casa accogliente, aperta ad ogni situazione umana, disposta a farsi carico dei più fragili”.

Segue il paragrafo sui principi della Dottrina Sociale della Chiesa come fondamento della cultura della cura. Particolare attenzione viene dedicata al valore fondamentale della solidarietà. Per questo, Papa Francesco ricorda la bellissima definizione che troviamo nella Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II del 1987. La solidarietà esprime concretamente l’amore per l’altro, non come un sentimento vago, ma come «determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti».

In questo paragrafo Papa Francesco fornisce una interessante declinazione della cura alla luce dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa, ribadendo la necessità di una rotta comune al processo di globalizzazione, rotta che deve essere veramente umana, cioè rispettosa dei grandi principi di libertà, responsabilità, dignità e creatività dell’uomo. La declinazione avviene in quattro modi: la cura come promozione della dignità e dei diritti della persona; la cura del bene comune; la cura mediante la solidarietà; la cura e la salvaguardia del creato. La solidarietà è fondamentale in questi tempi dolorosi di pandemia in cui, come affermava Giovanni Paolo II, dobbiamo globalizzare la solidarietà. Con il Covid-19, «ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, perché «nessuno si salva da solo e nessuno Stato nazionale isolato può assicurare il bene comune della propria popolazione”.

La cura della casa comune e la salvaguardia del creato richiamano la grande importanza dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco di cinque anni fa. Il principio di ecologia integrale si è rivelato di fondamentale rilevanza perché tutto è connesso: clima, sviluppo economico e sociale, povertà, disuguaglianze, malattie.

Molto interessante è l’analisi contenuta nel paragrafo dedicato ai processi educativi alla cultura della cura. Papa Francesco offre al riguardo quattro esempi fondamentali: la famiglia, la scuola e l’università, le religioni, le organizzazioni internazionali governative e non governative. Si tratta di quattro luoghi decisivi per i processi educativi alla cultura della cura perché, se entrano in crisi, il raggiungimento dell’obiettivo del bene comune diventa impossibile e conseguentemente la costruzione della pace.

Le religioni, afferma Papa Francesco, devono essere attori importanti dei processi educativi alla cultura della cura. Esse infatti possono svolgere un ruolo insostituibile nel trasmettere ai fedeli e alla società i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della cura dei fratelli più fragili. Vengono ricordate, a tale proposito, le parole di Paolo VI rivolte al Parlamento ugandese nel 1969: “Non temete la Chiesa; essa vi onora, vi educa cittadini onesti e leali, non fomenta rivalità e divisioni, cerca di promuovere la sana libertà, la giustizia sociale, la pace; se essa ha qualche preferenza, questa è per i poveri, per l’educazione dei piccoli e del popolo, per la cura dei sofferenti e dei derelitti”.

Nel messaggio, Papa Francesco propone la costituzione di un Fondo Mondiale alimentato dalle risorse provenienti dalla rinuncia agli armamenti che coinvolgono un numero sempre più grande di Paesi, anche quelli più poveri. Sarebbe una via solidale per sconfiggere la povertà nel mondo, alimentata ora dalla grave crisi provocata dalla pandemia da coronavirus. La povertà si sconfigge con la cultura della cura, come processo che conduce alla costruzione della pace nel mondo.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 11 gennaio 2021 

 

 

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