ECONOMIA CIRCOLARE

L’Enciclica di Papa Francesco Laudato sì sulla cura della casa comune anticipa di alcuni anni il movimento giovanile sulla difesa del creato che abbiamo sotto i nostri occhi.

L’ambiente è un bene comune che abbiamo preso a prestito dalle generazioni future e che dobbiamo restituire in condizioni non peggiori di come lo abbiamo ricevuto, anzi migliorato perché assieme al capitale dobbiamo corrispondere anche gli interessi.

A noi interessa in modo particolare la cultura d’impresa e l’ecologia integrale perché mette in evidenza l’approccio globale di Papa Francesco al tema dell’ambiente, tema che esige l’analisi congiunta dei moltissimi fattori che hanno determinato il deterioramento climatico della casa comune in cui vive l’umanità intera. L’ecologia integrale comprende infatti l’ecologia ambientale, quella politica, economica e sociale, l’ecologia culturale, educativa, etica e spirituale, e richiama alla mente il sottotitolo dell’Enciclica sociale Caritas in veritate di Benedetto XVI per favorire lo sviluppo umano integrale, cioè l’uomo in tutte le sue dimensioni.

Tra la sostenibilità economica e la sostenibilità ambientale esiste una relazione negativa, e solo la tecnologia ci può venire incontro per superare o attenuare questo vincolo. Abbiamo pertanto bisogno di andare verso l’economia circolare che si realizza quando il sistema è in grado di funzionare con zero rifiuti e zero inquinamento. Per raggiungere questo obiettivo finale, è tuttavia necessario abbandonare in modo graduale i combustibili fossili (petrolio, carbone e gas) orientandosi verso le energie rinnovabili come quella solare, l’eolica e le altre energie pulite.  

Papa Francesco parla non soltanto di ambiente ma anche di una finanza globalizzata che mira solo a massimizzare il profitto nel breve periodo, venendo meno il suo compito fondamentale di ponte tra presente e futuro sostenendo i processi di crescita e di sviluppo dell’economia reale per la costruzione del bene comune. In tale prospettiva, viene evidenziata la funzione primaria dell’imprenditore come creatore di ricchezza, moltiplicando i talenti ricevuti, e come responsabile della distribuzione di ricchezza secondo principi di equità e di giustizia.

Il progresso tecnico, da sano motore dello sviluppo economico e sociale per la costruzione del bene comune, non deve diventare onnipotente tecnocrazia che domina e sottomette ogni aspetto della vita economica e sociale e della politica. Con l’avvento della tecnocrazia si passa purtroppo dall’utopia dell’uguaglianza senza libertà a quella della libertà senza verità, disconoscendo il ruolo inscindibile della fede e della ragione quali fattori che insieme rendono l’uomo autenticamente libero e responsabile.

La definizione di economia circolare ha fatto la sua comparsa sulla scena internazionale al World Economic Forum di Davos nel 2014, conquistando l’attenzione di una platea gremita di politici, imprenditori e giornalisti. Nel 2015 è diventata la chiave scelta dalla Commissione Europea guidata da Junker per pensare e attuare il rilancio dell’economia del vecchio continente. Ma, nonostante se ne parli tanto, non sempre è chiaro cosa queste due parole possono fare per l’economia mondiale.

A questo tema sono stati dedicati molti articoli e libri. L’economia circolare comprende la bioeconomia, la sharing economy, il remanufactoring, la biomimesi e la gestione avanzata dei rifiuti.

Nel suo documento “Pacchetto sull’economia circolare: domande e risposte”, la Commissione Europea dichiara “Non possiamo costruire il nostro futuro su un modello usa-e-getta”. Il modello lineare di crescita economica si è rivelato insostenibile in un mondo globalizzato. Ecco perché si parla di economia circolare, un sistema in cui “il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse mantenute nell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore”. Si tratta quindi di un’economia nella quale la crescita è dissociata dall’impiego di risorse esauribili. È un sistema progettato per autorigenerarsi: i materiali di origine biologica devono rientrare nella biosfera, mentre i materiali di origine tecnica sono pensati per circolare all’interno del flusso, senza perdere qualità.

Secondo la Commissione Europea la prevenzione dei rifiuti, la progettazione ecocompatibile, il riutilizzo e misure analoghe possono generare risparmi netti per le imprese europee pari a 600 miliardi di euro, ossia l’8% del fatturato annuo. Ciò diventa possibile se in primo luogo si migliora la progettazione, in modo da facilitare il riciclaggio. Poi è importante fabbricare prodotti più semplici da riparare e che durino di più, in modo da salvaguardare risorse preziose.

Le proposte dell’Unione Europea riguardano l’intero ciclo di vita economico: dalla produzione e il consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato per le materie prime secondarie. La transizione verso le pratiche dell’economia lineare verso quelle dell’economia circolare sarà finanziata con 650 milioni di euro provenienti dal progetto “Orizzonte 2020” (il programma di finanziamento dell’UE per la ricerca e l’innovazione) e da 5,5 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali per la gestione dei rifiuti, e mediante investimenti nelle economie circolari nazionali.

 

Roma, 14 gennaio 2020

Tags: , , , , , ,

Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

Links

  • Scrivimi
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy

giovanniscanagatta.it | All rights reserved | by SophiaCoop