LA DEBOLEZZA DELL’EURO: CAUSE E CONSEGUENZE

L’euro non è mai stato così debole rispetto al dollaro negli ultimi tre anni. Siamo significativamente al di sotto di 1,10 dollari per euro e c’è da chiedersi se la moneta europea potrà raggiungere nei prossimi mesi la parità con la moneta americana.

La moneta comune è ancora sotto pressione dopo che la Germania, la “locomotiva” della zona euro, ha ristagnato nel quarto trimestre. Inoltre, l’economia della macro area è cresciuta di uno scarso 0,4% nel 2019, contro oltre il 2% negli Stati Uniti. L’Italia nel 2019 è cresciuta ancora di meno.

Tra le cause della debolezza dell’euro va certamente ricordato il differenziale di interesse a favore del dollaro che, nella versione nominale, ha un peso di 0,08 secondo le nostre stime. Pertanto, due punti percentuali di differenziale di interesse a favore della moneta americana determinano un deprezzamento del cambio dell’euro di 0,16 punti. Sempre secondo le nostre stime, un differenziale  di interesse nullo tra le due monete determinerebbe un tasso di cambio pari a 1,28 dollari per euro. Due punti percentuali di differenziale a favore del dollaro portano pertanto ad un cambio di 1,12, con un deprezzamento dell’euro del 12,5%. Un differenziale di interesse di tre punti percentuali a favore del dollaro determinerebbe un cambio di parità e un deprezzamento dell’euro del 19,2%.  

L’epidemia che si sta diffondendo in tutto il mondo costituisce un ulteriore causa di indebolimento dell’euro, tenuto conto degli effetti negativi sulla domanda mondiale attraverso il rallentamento dell’economia cinese che pesa circa un quinto sul prodotto globale. La ripercussione è particolarmente forte sull’economia tedesca il cui modello è molto legato alla dinamica delle esportazioni. L’Italia è molto legata alla Germania da intensi rapporti di subfornitura e pertanto un rallentamento delle esportazioni tedesche si riflette negativamente sulle esportazioni italiane verso la Germania, nostro primo partner commerciale.

Abbiamo per questo effettuato una semplice verifica empirica della relazione lineare tra l’andamento delle esportazioni tedesche e quello delle esportazioni italiane espresse in dollari nel periodo 2000-2019. Il grafico sottostante mostra l’andamento effettivo delle esportazioni italiane e quello stimato sulla base dell’andamento delle esportazioni tedesche. Come si vede, l’accostamento è molto buono e il coefficiente di correlazione lineare risulta positivo e pari a 0,98.

La funzione di regressione lineare che esprime la relazione tra le esportazioni italiane (variabile dipendente) e quelle tedesche (variabile indipendente) per il periodo 2000-2019 è risultata la seguente:

EXPIT = 80,9 + 0,29 EXPGE

R = 0,98

dove:

EXPIT rappresenta le esportazioni italiane

EXPGE le esportazioni della Germania

R il coefficiente di correlazione lineare

La funzione stimata indica che ad un aumento di un miliardo delle esportazioni tedesche corrisponde una crescita delle esportazioni italiane pari a 290 milioni

        

Si tenga presente che la Germania ha registrato nel 2019 un avanzo della bilancia commerciale dei pagamenti pari a 299 miliardi di dollari e l’Italia 63 miliardi Nei due casi il rapporto con il prodotto interno lordo (PIL) è pari rispettivamente al 7% e al 3%.

Ci si chiede a quali condizioni si potrebbe realizzare il pareggio delle due bilance commerciali dei due Paesi sulla base dell’approccio dell’elasticità delle esportazioni e delle importazioni rispetto al tasso di cambio (condizioni critiche di Marshall-Lerner). Nel caso di bassa elasticità delle esportazioni e delle importazioni rispetto al tasso di cambio la politica più efficace per aggiustare la bilancia commerciale è rappresentata dalle variazioni del reddito e del tasso di interesse. Nel caso invece di elevata elasticità, i movimenti del tasso di cambio e del tasso di interesse sono in grado di assicurare in modo efficace il raggiungimento di un determinato obiettivo del reddito.

Sta di fatto che la debolezza dell’euro rispetto al dollaro favorisce soprattutto le esportazioni della Germania, ma anche, sia pure in misura minore, quelle dell’Italia. E’ per questo che il Presidente americano Trump critica la Banca Centrale Europea (BCE), anche se il tasso di cambio non costituisce un obiettivo diretto di politica monetaria, ma la stabilità del potere d’acquisto della moneta. E’ tuttavia indubbio che un cambio debole dell’euro rispetto al dollaro tende a vanificare gli effetti dei dazi all’importazione introdotti dagli Stati Uniti d’America.

Di fronte a questo quadro, entra naturalmente in gioco l’accennata politica dei tassi interesse negativi della BCE rispetto alla riluttanza di applicare una politica analoga da parte della Federal Reserve americana, per il forte timore di effetti collaterali negativi.

Su questo punto si è soffermata recentemente il nuovo Presidente della BCE Lagarde, sostenendo che anche la politica fiscale europea dovrebbe fare la sua parte dando maggiori gradi di libertà alla politica monetaria in termini di tassi di interesse, evitando gli effetti collaterali negativi. Ma su questo fronte nulla sembra essere cambiato, come mette in evidenza il confronto tra i tassi di interesse euribor (fixing) del 13 settembre 2019 e quelli del 27 febbraio 2020. I tassi di interesse secondo la scadenza si collocano sempre in area negativa, con le scadenze più brevi su valori ancora più negativi e quelle più lunghe su valori uguali o leggermente superiori. Si riportano qui di seguito la tabella e il grafico dei tassi euribor per scadenze da 1 a 12 mesi, rilevati il 13 settembre 2019 e il 27 febbraio 2020.    

 

 

13/09/2019

27/02/2020

EURIBOR 1M

-0,44%

-0,49%

EURIBOR 3M

-0,40%

-0,43%

EURIBOR 6M

-0,38%

-0,38%

EURIBOR 12M

-0,33%

-0,30%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una interpretazione delle modifiche dei tassi di interesse secondo la scadenza rilevati nelle due date indicate, potrebbe condurre a ritenere che la diversa politica monetaria annunciata dal Presidente Lagarde per evitare gli effetti collaterali indesiderati a causa dei tassi di interesse negativi, richiede tempo e i primi segni potrebbero vedersi solo a partire dal 2021.

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 2 marzo 2020

        

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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