DOVE VA L’EUROPA?

Sono molto vicine le elezioni del Presidente americano. L’esito sarà molto importante perché da esso dipendono la politica estera degli Stati Uniti e naturalmente quella interna. L’equilibrio tra i due grandi imperi America e Cina è di cruciale importanza, soprattutto per i riflessi sulla nostra debole Europa e sull’Alleanza Atlantica.

Sul piano economico, ci sono grandi squilibri come mostra il pauroso deficit commerciale americano in gran parte nei confronti della Cina e dell’Unione Europea. La Germania sta in prima linea con un avanzo della bilancia commerciale dei pagamenti superiore al 7% del prodotto interno lordo (PIL). Rispetto a questa situazione, il Presidente in carica, Donald Trump, ha battuto il pugno sul tavolo introducendo dazi all’importazione e avviando una politica di relazioni bilaterali, contraria alle istituzioni multilaterali come ad esempio l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Di fronte a tutta questa situazione, molto complicata, l’Unione Europea sta diventando sempre più debole, accentuata dalle conseguenze economiche del coronavirus. La costruzione europea è incompleta, una casa senza il tetto come l’ha definita Rocco Buttiglione, e l’acqua sta marcendo le mura e le fondamenta. E’ sempre più indispensabile la modifica del Trattato di Maastricht e di quello di Lisbona, affiancando alla politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) quella fiscale comune. Non è più possibile tollerare, ad esempio, situazioni come quella dei paradisi fiscali in Olanda.

I parametri fiscali del deficit di ogni Paese dell’Unione Europea del 3% del PIL e del debito pubblico del 60% del PIL, sono stati introdotti a favore della Germania perché questo Paese non ha voluto farsi carico delle situazioni degli altri Paesi. Sono parametri che possono andare bene in situazioni economiche tranquille ma non in situazioni di turbolenza come quelle attuali. La Germania deve diventare europea e non l’Europa tedesca, come sosteneva Kohl riprendendo il dilemma di Thomas Mann.  

La teoria funzionalista per la costruzione dell’Unione Europea si è rivelata fallace. Non è vero che partendo dalla moneta comune, poi segue tutto il resto sentendoci cittadini europei. Bisogna invece partire dalla costruzione di una coscienza europea da parte dei cittadini, puntando sulla cultura e sulle comune radici cristiane. Lo aveva detto con grande insistenza, ma purtroppo inascoltato, Papa Giovanni Paolo II sommo maestro di Dottrina Sociale della Chiesa.

L’Unione Europea deve risolvere i problemi non solo dei Paesi del Sud, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, ma anche quelli dell’Europa Centro Orientale, come Polonia, Romania, Bulgaria, Repubbliche Baltiche. Sono Paesi che sono sotto le mire espansionistiche della Russia, anche se alcuni risultati interessanti sono stati raggiunti come nel caso della Polonia. Questo Paese ha realizzato nell’ultimo decennio un vero e proprio miracolo economico, con tassi di crescita del PIL anche del 7%. I fondi dell’Unione Europea sono stati determinanti per la ristrutturazione e il rilancio del Paese che ha conservato la propria moneta. Ci sono poi i Paesi del Sud che presentano livelli elevati del debito pubblico sul PIL e si trovano da anni in stagnazione economica, come nel caso dell’Italia.

Il coronavirus ha scosso il vecchio edificio costruito solo in parte, costringendo a politiche più coraggiose come nel caso del Recovery Fund per un importo complessivo di 750 miliardi di euro, in parte a debito e in parte a contributo a fondo perduto.

Di fronte ai problemi dell’Unione Europea, Papa Francesco è intervenuto più volte, ma con una visione da non europeo e propenso a guardare il mondo nel suo complesso. E’ un Papa che proviene dall’America Latina, una terra con enormi problemi di povertà e di disuguaglianze e ragiona pertanto nei termini di questa realtà. Non dimentichiamo che in America Latina è nata la Teologia della liberazione, condannata da Giovanni Paolo II nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis del 1987, assieme ai regimi comunisti. D’altra parte, è importante ricordare che in America Latina ci sono oltre 600 milioni di cattolici, pari alla metà dei cattolici nel mondo. Era quindi naturale attendersi un Papa proveniente da queste terre.     

Questa visione di Papa Francesco si respira certamente anche nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti, con una forte sottolineatura dei limiti dell’economia di mercato nella costruzione del bene comune. Papa Francesco afferma con forza che la politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi al paradigma efficientista della tecnocrazia globale.   

In definitiva, il futuro dell’Unione Europea è molto incerto e il coronavirus ha complicato tremendamente le cose. Ma abbiamo anche l’opportunità unica di ripensare dalle fondamenta la costruzione europea, traendo insegnamento dai Padri fondatori che erano dei convinti cristiani trasferendo nelle loro scelte i grandi insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa.

L’Europa non può esistere senza creare prima i cittadini europei e per questo è indispensabile una cultura comune che ci faccia superare la visione degli interessi dei singoli Stati, puntando ai valori di un’Europa veramente unica.

Giovanni Scanagatta

Roma, 26 ottobre 2020     

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