DOSTOEVSKIJ E IL PENSIERO SOCIALE DELLE CHIESE CATTOLICA E ORTODOSSA

Si celebrano quest’anno i duecento anni dalla nascita di Dostoevskij e i centoquaranta anni dalla sua morte (1821-1881). I suoi romanzi sono un insuperabile messaggio per l’umanità e per la profonda indole dell’uomo combattuto tra il bene e il male, alla luce della rivoluzione portata da Cristo.

Papa Francesco ha affermato che Dostoevskij lo ha aiutato molto nella predicazione.

Nei Fratelli Karamazov si ha la vittoria della verità, ma non della legge o di una morale legalistica, tant’è che questa vittoria non viene ottenuta attraverso il processo giudiziario, che arriva a tutt’altri risultati finendo con il condannare un innocente. Se si ha la vittoria della verità, non lo si deve quindi alla legge, ma piuttosto a un sussulto di quella libertà che gli uomini non riescono a scrollarsi di dosso e funziona anche come rimorso. Emerge così la centralità della misericordia e il giudizio sugli atti umani non è né l’indifferenza alla legge né la condanna in nome della legge, ma la misericordia, l’amore infinito di Dio e di «un cuore che arde per tutta la creazione». Il protagonista di Delitto e castigo non è un giovane malvagio, ma si tratta di una persona che è vittima di un pensiero che si è impadronito di lui come una malattia.

Per Dostoevskij non è sufficiente credere nella morale di Cristo per essere cristiano. Non la morale di Cristo né l’insegnamento di Cristo salveranno il mondo, ma la fede che il Verbo si è fatto carne. La chiave di volta della storia personale e creativa di Dostoevskij è nella riscoperta di questa dimensione personale, reale e non vagamente ideale, di Cristo. Cristo è la verità incarnata, una persona, e se la bellezza salverà il mondo, come si dice nell’Idiota e in tanti altri romanzi di Dostoevskij, non è perché Cristo sia una bella idea, ma perché è una persona non riconducibile a un’idea e quindi capace di liberarci e di renderci simili a Lui. Non un Dio lontano e irraggiungibile, ma un Dio incarnato che cammina accanto a noi su questa terra.

Con l’incarnazione Dio si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi: questa è la grande rivoluzione del cristianesimo. Gesù non è un’idea, ma una persona con cui dobbiamo costantemente parlare nella preghiera.

In questo modo il concetto di morale ha una duplice dimensione: verticale e orizzontale. Verticale perché l’uomo è in costante relazione con un Dio che si è incarnato. Orizzontale perché l’uomo deve discernere i suoi atti in funzione del conseguimento del bene comune. Emerge in questo modo la grande differenza con la morale laica che ha solo la dimensione orizzontale, come ci fa capire Dostoevskij quando parla degli errori del pensiero socialista e dei ginevrini.

Il Magistero sociale della Chiesa Cattolica è un grande dono che va custodito e sviluppato da parte dei laici attraverso la sua conoscenza, diffusione e testimonianza. Esso si snoda in un lungo arco di tempo che va dalla Rerum novarum di Leone XIII del 1891 all’Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco del 2020. Con questo Magistero si sono costruiti i grandi valori su cui si fonda la Dottrina sociale della Chiesa: sviluppo integrale dell’uomo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, bene comune. Si tratta di valori che sono validi per tutta l’umanità e indispensabili per la salvezza di tutti gli uomini.

Questo alto Magistero della Chiesa Cattolica non è riscontrabile nella Chiesa Ortodossa, anche se nei tempi più recenti se ne sta avvertendo sempre più la necessità. Lo dimostra anche la istituzione del Dipartimento per i giovani da parte della Chiesa ortodossa russa, a testimonianza della necessità di investire di più e meglio sul piano della formazione culturale, morale e spirituale dei giovani per un futuro migliore.

Volgendo lo sguardo al futuro, è importante concentrare gli sforzi per portare avanti il cammino dell’unità dei cristiani, raccogliendo la profetica eredità di tanti Pontefici del passato, a partire da due Papi Santi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Gli impegni per l’unità dei cristiani e per il dialogo interreligioso dovrebbero andare insieme per assicurare un futuro di pace e di fratellanza a questo nostro difficile e complicato mondo, perché, come afferma Benedetto XVI nella Caritas in veritate, “L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano”.  

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 5 febbraio 2021              

 

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