Crescita e Disuguaglianze

L’evidenza empirica mostra che esiste una relazione inversa tra crescita e disuguaglianze.

Ma anche le disuguaglianze hanno un effetto negativo sulla crescita, per cui possiamo dire che tra le due variabili esiste una relazione di tipo circolare.

Pertanto, all’aumentare della crescita diminuiscono le disuguaglianze, e al diminuire delle disuguaglianze aumenta la crescita: ecco la circolarità.

Secondo alcuni studi, a un aumento dell’1% del prodotto interno lordo (PIL) corrisponde una riduzione della povertà del 2-3%. Se interviene la politica economica in senso redistributivo, il risultato può essere ancora più rilevante. Non dimentichiamo infatti che i paesi più avanzati normalmente sono anche quelli più egualitari, con la rilevante eccezione degli Stati Uniti d’America. Non è forse un caso che nella classifica mondiale delle disuguaglianze ai primi posti compaiano stati africani e latino americani.

Il tema che ci interessa può essere ben riassunto nell’affermazione di Pietro Onida che troviamo nel Trattato di Economia d’Azienda, nella seconda edizione del 1965 (la prima è del 1960): “La prosperità si conserva durevolmente e si sviluppa diffondendola presso gli altri, piuttosto che difendendola contro gli altri. Non dura a lungo la prosperità degli individui, delle imprese e delle nazioni, costruita sulla miseria altrui. Le conclusioni dell’economia convergono, in questo, con le esigenze di una superiore etica sociale” (pag. 93).

Le parole di Onida fanno venire alla mente quelle di Giuseppe Toniolo del Trattato di Economia Sociale (Edizione del Trattato del 1944). Per Toniolo, l’ordine sociale è superiore all’ordine economico e la legge suprema dell’etica è il bene comune. La completa separazione dell’etica dall’economia porta al riduzionismo economico, all’individualismo e all’eclissi del bene comune, Quello della completa separazione tra etica ed economia è un grave errore messo in evidenza da Pio XI nella grande Enciclica sociale del 1931, Quadragesimo anno.

E’ quello che stiamo vedendo con gli aspetti negativi della globalizzazione, messi in chiara evidenza dalla Evangelii gaudium di Papa Francesco e dalla Laudato si’ sulla cura della casa comune.

In questo scenario, valori economici e valori etici invece di convergere divergono, con un aumento delle disuguaglianze e della povertà nel mondo.
Terminiamo queste riflessioni su crescita e disuguaglianze, con alcuni spunti riguardanti la relazione tra le due variabili mediante l’utilizzo di concetti della macroeconomia keynesiana. Supponiamo per questo che il reddito prodotto sia suddiviso in due parti: la prima, elevata, che riguarda i ricchi e la seconda, bassa, che riguarda i poveri. Si suppone che il reddito dei ricchi sia il 90% di quello totale e il reddito dei poveri il 10%. La propensione al consumo della prima categoria è inferiore a quella della seconda categoria: poniamo il 50% contro il 90%. In questo caso il moltiplicatore del reddito è pari a 2,2.

Se supponiamo invece che nella distribuzione del reddito non ci siano disuguaglianze e che la propensione al consumo sia per tutti uguale all’80%, si ottiene un moltiplicatore pari a 5. Si tratta di un valore del moltiplicatore più che doppio rispetto al primo caso.
Possiamo in conclusione vedere come le disuguaglianze nella distribuzione del reddito possano influire negativamente sulla crescita.

Giovanni Scanagatta
Segretario Generale

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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