GLI EFFETTI ECONOMICI DELLA BREXIT

La Brexit sta avendo un iter molto travagliato, come mostra la bocciatura per ben tre volte da parte del Parlamento inglese dell’ipotesi di accordo presentato dal Primo Ministro Teresa May con l’Unione Europea. Continua quindi ed esistere il grave rischio del no deal e questo crea molta incertezza sui mercati finanziari e sul valore della sterlina.  

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha calcolato che il problema Brexit è già costato 66 miliardi di sterline in termini di minor ricchezza generata dall’economia britannica. Inoltre, se il referendum non fosse stato fatto, secondo Standard Poor’s,  il PIL avrebbe potuto essere superiore del 2,9 per cento rispetto ai livelli attuali. Si è provato a calcolare gli effetti sull’attività economica derivanti dalla svalutazione della sterlina e del conseguente aumento dell’inflazione che si è verificato dopo il referendum del 2016. Più evidente l’effetto sulla sterlina, che è arrivata ad una svalutazione fino al 18% dopo il referendum e che ancora oggi è in calo del 10% per cento rispetto ai livelli pre-referendum nel cambio con dollaro e del 6,6% rispetto all’euro.

Dopo questi dati, su cui si può essere parzialmente non d’accordo, va fatta una premessa di carattere generale. Il Regno Unito aderendo all’Unione Europea non ha abbandonato la propria moneta per l’euro e questo rappresentava fin dall’inizio una minore complicazione nel caso di uscita. L’Inghilterra negli accordi internazionali si è sempre mantenuta una porta aperta: è un fatto che si può osservare nella sua lunga storia e denota il valore non negoziabile della libertà in campo economico a cui non ha mai voluto rinunciare per nessuna ragione.

Se poi la sterlina sta perdendo rispetto al dollaro e all’euro, non è proprio una cattiva notizia in quanto questo garantisce all’Inghilterra una maggiore competitività di prezzo sull’estero senza temere per l’inflazione che si colloca su livelli molto bassi. Il cambio basso favorisce comunque il turismo che è una componente molto importante della bilancia dei pagamenti britannica.

Appare opportuno un confronto tra il Regno Unito e la Germania nel periodo che va dal 1999 al 2017 attraverso i saldi della bilancia commerciale e delle partite correnti della bilancia dei pagamenti. Nel periodo considerato i saldi positivi della bilancia commerciale tedesca sono sistematicamente migliori di quelli delle partire correnti. Il contrario avviene invece per il Regno Unito che presenta disavanzi delle partite correnti della bilancia dei pagamenti sistematicamente migliori dei saldi negativi della bilancia commerciale. Ciò significa che nel caso del Regno Unito pesano molto di più i redditi da servizi che compensano in parte significativa i saldi negativi della bilancia commerciale. Il Regno Unito è un grande centro finanziario internazionale e i servizi offerti si riflettono positivamente sul saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti formato dai saldi delle merci (importazioni ed esportazioni), dei servizi e dei trasferimenti unilaterali.

Un altro confronto interessante tra Regno Unito e Germania riguarda il tasso di disoccupazione. Fino al 2009 il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è sempre stato inferiore, anche di molto (7 punti percentuali nel 2005), al tasso di disoccupazione tedesco. Negli anni successivi alla grande crisi finanziaria internazionale il tasso di disoccupazione inglese supera invece in modo significativo quello tedesco, per poi rientrare come differenza nel 2016 e nel 2017. Questi dati confermano il fatto noto che l’occupazione tedesca dipende in modo stretto dall’andamento dell’economia reale e, in particolare, dalle esportazioni, mentre l’economia inglese dipende molto dal settore finanziario internazionale.

In definitiva, il Regno Unito ci guadagnerà o ci perderà dalla Brexit in una prospettiva di lungo periodo?. Ci potrebbe anche guadagnare se si pensa che il suo asset importante costituito dall’essere il Regno Unito un grande centro finanziario internazionale è più adatto ad essere legato al mondo globalizzato che all’Unione Europea che tende a condizionare i Paesi aderenti.

L’altro elemento importante è costituito dal fatto che l’Unione Europea non appare favorita nella grande competizione economica e politica internazionale che vede in testa gli Stati Uniti, la Cina, l’India e la Russia.

Ci sono in definitiva più fattori che farebbero pendere la bilancia dal lato della convenienza del Regno Unito di staccarsi dell’Unione Europea, come è emerso dal referendum del 2016.  

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 22 aprile 2019  

 

 

 

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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