CORONAVIRUS E RISPARMIO PRECAUZIONALE: UNA VIA D’USCITA

Gli ultimi dati indicano un forte aumento del risparmio precauzionale in forma liquida presso le banche da parte di famiglie e imprese (economia). Il fenomeno è certamente collegato allo stato di incertezza creato dalla pandemia da coronavirus che spinge il pubblico a tenere i risparmi in forma liquida per motivi precauzionali. Come è noto, la domanda di moneta ha tre motivazioni fondamentali: per transazioni, domanda come fondo di valore, domanda per motivi precauzionali. E’ quest’ultima domanda che nell’ultimo anno ha subito una vera e propria impennata.

E’ noto che negli ultimi decenni il risparmio rispetto al reddito disponibile ha mostrato un trend decrescente, salvo nell’ultimo periodo con un’incidenza al di sopra del trend. La chiusura delle attività commerciali e l’impossibilità delle persone di uscire di casa ha contratto i consumi e aumentato il risparmio. La diminuzione della propensione al consumo fa ridurre il moltiplicatore delle componenti esogene della domanda e quindi la crescita del reddito e dell’occupazione. Questo fenomeno che porta all’aumento della propensione al risparmio in forma liquida per motivi precauzionali, viene accelerato dal livello eccezionalmente basso dei tassi di interesse, e addirittura negativo, per la politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea (BCE). Secondo la curva della preferenza della liquidità keynesiana, a bassi tassi di interesse corrisponde una domanda elevata di moneta.

Questo meccanismo perverso che mortifica lo sviluppo è già stato messo in evidenza dal Governatore della Banca d’Italia in occasione del suo intervento per la giornata del risparmio di fine ottobre dello scorso anno. Ecco le sue parole: “C’è il rischio che l’aumento dei casi di contagio, anche qualora venisse contrastato con misure meno drastiche di quelle adottate in primavera, si ripercuota negativamente sulla fiducia e sulla spesa delle famiglie e delle imprese”.

Con il peggioramento della pandemia “è necessario continuare a proteggere i lavoratori dalle conseguenze della crisi economica e l’acuirsi dell’epidemia potrebbe avere nuove, pesanti, ricadute sulle già fragili condizioni del mercato del lavoro”. Il maggiore pessimismo dei consumatori dall’avvio della crisi del coronavirus “si è riflesso in un considerevole aumento della propensione al risparmio”. “Il rischio che la propensione al risparmio rimanga su livelli elevati anche nei prossimi trimestri, frenando la ripresa, appare concreto, confermato dalle indagini condotte dalla Banca d’Italia tra la fine di agosto e l’inizio di settembre”. Nel secondo trimestre 2020 “il rapporto tra risparmio e reddito disponibile lordo, prossimo al 20%, è risultato pressochè doppio rispetto alla media del 2019, risentendo in buona parte della diminuzione degli acquisti di beni e servizi conseguente al blocco di alcune attività”. “Secondo le nostre valutazioni, tuttavia – ha sottolineato il Governatore – il risparmio è rimasto su valori elevati anche negli ultimi mesi sia per motivi precauzionali, connessi con il calo del reddito disponibile e i timori per l’occupazione, sia per la persistenza del rischio epidemiologico e le conseguenti preoccupazioni per la salute, che scoraggiano alcune tipologie di consumi, soprattutto quelli legati a viaggi, turismo e attività ricreative”.

“Pur riducendosi nel tempo in rapporto al reddito disponibile, il risparmio delle famiglie, che costituisce la principale fonte di finanziamento per gli investimenti, è stato storicamente un fattore di forza della nostra economia. Ma in una fase come quella attuale, dominata dall’incertezza e dalla debolezza della congiuntura, l’aumento della propensione al risparmio, se non si accompagna a un’adeguata ripresa degli investimenti e dell’attività produttiva, può causare una diminuzione della domanda aggregata e dei redditi, alimentando, a sua volta, una ulteriore crescita delle intenzioni di risparmio per motivi precauzionali e innescando, così, un circolo vizioso”.

Qual è la via per uscire da questa situazione che può portare ad un pericoloso avvitamento dell’economia con chiusure impensabili di attività d’impresa ed effetti pesantissimi sull’occupazione? Occorre accelerare al massimo il piano vaccinale e nel frattempo portare su livelli accettabili i ristori, con una percentuale che copra almeno tre quarti del fatturato perduto a causa delle chiusure forzate. I livelli attuali dei ristori sono veramente irrisori. Vanno anche annullati, per un certo periodo di tempo, gli impegni fiscali e quelli di natura previdenziale e assistenziale.

Infine, andrebbe tentata una via per indirizzare verso l’impiego l’enorme massa di risparmio inattivo che si è formato per motivi precauzionali. Lo Stato potrebbe emettere titoli anti-covid ad un tasso di rendimento sufficientemente allettante, diciamo il 3% in termini reali. Ad esso va aggiunto il tasso di inflazione che si trova in questi tempi su livelli storicamente molto bassi. La durata dei titoli dovrebbe essere triennale, in relazione all’uscita definitiva dalla pandemia da coronavirus.

 

Roma, 25 gennaio 2021

 

 

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Giovanni Scanagatta

UNITELMA SAPIENZA

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