CINA E STATI UNITI: FABBRICA DEL MONDO E BANCA CENTRALE DEL MONDO

Qualche tempo fa, il Presidente della Federal Reserve americana, davanti ad un consesso internazionale, disse: “Noi stampiamo moneta, ma i problemi sono vostri”.  I problemi sono soprattutto di Cina e Russia che nelle loro riserve hanno una grande quantità di dollari.  La Cina possiede il maggiore volume di riserve composte da oro, valute, soprattutto dollari, Diritti Speciali di Prelievo e posizioni creditorie sul Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Il rapporto tra le riserve cinesi e il prodotto interno lordo (PIL) è del 13,9%, davanti alla Russia, 10,8%, all’Italia, 6,5%, alla Francia, 5,5%, alla Germania, 4,8%, al Regno Unito, 5,2%, agli Stati Uniti, 0,6%. L’incidenza media delle riserve sul PIL riferita a questi sette Paesi è del 7,5%. Il nostro Paese ha una posizione invidiabile che tutti ci devono riconoscere a livello europeo e mondiale.

Si aggiunga che il PIL della Cina ha superato abbondantemente quello degli Stat Uniti: 23.210 miliardi di dollari, contro 19.490 (ultimi dati disponibili). Si tratta di un 20% in più. La Cina è veramente la fabbrica del mondo se si considera che una parte consistente del suo PIL è destinata alle esportazioni.    

Gli Stati Uniti, pur avendo limitate riserve complessive rispetto agli altri Paesi, possiedono la maggiore quantità di oro delle banche centrali. Da questo punto di vista, gli americani sono stati favoriti dal fatto che da parecchio tempo il trend del prezzo dell’oro è in forte ascesa, con un aumento nell’ultimo anno che si avvicina al 30%. Questo spiega anche perché da un po’ di tempo le banche centrali di Cina e Russia stanno acquistando oro per le loro riserve vendendo dollari, contribuendo all’aumento del prezzo. Altri fattori giocano nella stessa direzione come ad esempio l’acquisto di oro per investimento allo scopo della diversificazione dei rischi. L’oro continua ad essere il signore della storia.  

Se la domanda di oro è stata sostenuta negli ultimi anni per gli incerti scenari economici e politici a livello mondiale, questa si è ulteriormente rafforzata a causa delle pesanti conseguenze economiche e finanziarie della pandemia da coronavirus.  

In relazione alle attuali tendenze e alle aspettative future sul prezzo dell’oro, appare evidente l’interesse delle banche centrali ad aumentare il loro oro nelle riserve. E’ utile pertanto accennare ad alcune determinanti del prezzo dell’oro. Ne prendiamo in considerazione due: il tasso di cambio del dollaro e il tasso di interesse reale (al netto dell’inflazione) a medio termine della moneta americana. L’evidenza empirica mostra che tra il prezzo dell’oro e il cambio del dollaro esiste una correlazione inversa. Inversa è pure la correlazione tra il prezzo dell’oro e il tasso di interesse reale del dollaro

Il tasso di interesse reale del dollaro dipende, a parità di altre circostanze, dalla politica monetaria della Federal Reserve ed essendo in questi periodi, a causa della crisi innescata dal coronavirus, molto espansiva, il tasso di cambio del dollaro tenderà a deprezzarsi e il prezzo dell’oro a salire.

Forse, per fronteggiare le grandi incertezze degli scenari economici e finanziari mondiali che abbiamo davanti a noi, non sarebbe sbagliato pensare per il sistema monetario internazionale ad un “tallone aureo” per tutti. L’oro è un riferimento neutro e si potrebbe superare la grave asimmetria esistente tra chi ha la sovranità monetaria e chi produce la vera ricchezza a livello mondiale. Altrimenti sarà molto difficile trovare un’intesa per un nuovo ordine monetario internazionale, dopo che la base degli Accordi di Bretton Woods del 1944 è venuta meno con la sospensione della convertibilità del dollaro in oro dell’agosto del 1971.     

 

Giovanni Scanagatta

Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID)

Roma, 14 luglio 2020 

            

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Giovanni Scanagatta

UNITELMA SAPIENZA

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