ANCORA SU GIOVANI E FUTURO

Si è dedicata una precedente scheda alla presentazione dei risultati di una indagine campionaria condotta da una ricercatrice dell’Accademia Russa delle Scienze su come i giovani vedono il loro futuro in Italia, Germania, Polonia e Russia. Aveva allora colpito il disinteresse dei giovani in tutti i quattro Paesi analizzati verso la politica e la religione, con una accentuazione per i giovani da 18 a 30 anni di Italia e Germania.

Abbiamo ora a disposizione i risultati di un’analoga indagine campionaria sui giovani da 18 a 35 anni della Provincia di Vicenza realizzata nel 2018. Il campione riguarda oltre 2.600 studenti delle scuole superiori di Vicenza e provincia, di cui il 40% maschi e il 60% femmine.

Dall’indagine risulta che il lavoro è al primo posto per importanza, dopo la famiglia. La famiglia è da molti considerata come una specie di paracadute sociale.

La soddisfazione per il lavoro è molto bassa a causa della precarietà, incertezza (84%), temporaneità (72%), reddito basso (69%), orari difficili (16%). Al lavoro si accede conoscendo persone che contano (78%) più che per preparazione e competenza (49%). La situazione di instabilità e insicurezza occupazionale determina la sfiducia nelle istituzioni, il pessimismo per un “declassamento sociale” dei laureati, la paura di restare senza lavoro (70%), di avere solo un’occupazione precaria (61%), di non poter costruire una famiglia (60%), di non riuscire a maturare una pensione (56%). Dalla ricerca risulta che i giovani dicono (54%) di non avere avuto dalla scuola una sufficiente formazione al lavoro.

Per il futuro si pensa ad una famiglia propria (77%), con figli (68%), magari nella forma della convivenza (64%).

Nei confronti della società c’è un rifiuto delle strutture esistenti, dominate dalla televisione e dai giornali (49%), considerate da oltre il 20% non modificabili.

L’azione possibile ipotizzata è una cittadinanza attiva nel proprio ambiente (55%). Un contributo può arrivare da forme di discussione e confronto (71%) fra giovani.

Nella ricerca dell’Istituto Toniolo del 2018 i credenti sono il 53%, i senza religione il 23%. Nella ricerca in oggetto sui giovani della Provincia di Vicenza sempre del 2018 risulta invece che i credenti sono il 47% e i non credenti il 24%, mentre si dichiarano agnostici il 29%. La frequenza del luogo di culto si colloca per l’Istituto Toniolo al 12% ogni settimana, al 54% in circostanze eccezionali, con un “mai” pari al 23%. Nella ricerca in oggetto invece la frequenza settimanale dei giovanissimi si colloca intorno al 15%, ogni mese il 7%, qualche volta il 44%, mai il 33%. C’è una piccola percentuale di giovani intorno al 2% di indica una pratica quotidiana della Chiesa. Nella ricerca sui giovanissimi si indicano come mezzi utili per una crescita religiosa meno lo studio e gli educatori e più le esperienze particolari (63%) e gli stimoli senza imposizioni (46%). Le ragazze credono per 7 punti percentuali in più rispetto ai maschi (43% contro 50%), anche se poi si adeguano a loro nella pratica settimanale dei luoghi di culto.

Altro tema importante delle domande questionario ha riguardato quello dell’innovazione e della globalizzazione. I giovani fanno largo uso di internet e dei social network e preferiscono le relazioni mediate dalla tecnologia rispetto alle relazioni dirette di tipo personale. La tecnologia sta rivoluzionando il modo di fare impresa e il lavoro. Oggi le imprese si concepiscono più come filiere di cui l’impresa più grande è capofila. Un esempio è quello della Geox che vende la scarpa finita che però è all’80% prodotta dai suoi fornitori.

E’ cambiata la cultura e la visione del mondo. Il primo aspetto è il venir meno delle grandi ideologie, ovvero di quell’insieme di valori che aiutavano a capire la direzione della società e delle economie. Il loro abbattimento lascia spaesati e venendo meno i riferimenti condivisi aumentano i processi di individualizzazione e di frammentazione della società per cui si è soli davanti al mondo. A questo fenomeno si accomuna l’altro fenomeno che è l’aumento della soggettività, il mettere al centro delle proprie azioni un criterio di fondo che è il soggetto, il sé. Le tecnologie invadenti e la velocità portano alla ricerca dell’immediato, accantonando i problemi di senso che richiedono, tempo, riflessione e sacrificio.

Il problema dei problemi è quello dell’educazione e la scuola appare inadeguata ad aiutare i giovani ad affrontare le sfide che hanno davanti a loro. Si percepisce che la scuola nel mondo digitale, dell’accelerazione del progresso scientifico e tecnico e della globalizzazione dovrà essere completamente diversa da quella attuale. E’ un mondo vecchio che stenta a morire, mentre quello nuovo ha difficoltà a nascere e richiede tempi non brevi perché abbiamo a che fare con il cambiamento degli uomini e delle generazioni. Siamo come in un limbo che è complicato gestire ma che richiede fermezza per impedire pericolose derive che nuocciono all’uomo e alla sua dignità.  

 

Giovanni Scanagatta

Roma, 18 marzo 2019        

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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