Giovanni Scanagatta
Segretario Gen. Ucid

Giovanni Scanagatta

Responsabile dell’Osservatorio sulle piccole e medie imprese e Vice Presidente dell’Associazione Borsisti Marco Fanno del Mediocredito Centrale. Docente di Economia Monetaria e Creditizia della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma “La Sapienza” e di Istituzioni di Macroeconomia dell’Università di Padova. Responsabile della Segreteria Tecnica della Direzione Generale della Produzione Industriale del Ministero dell’Industria. Componente del Dipartimento Economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comitato di Politica Industriale presso l’OCSE a Parigi, della Commissione Tecnica dell’Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco di Baviera, del Consiglio Superiore delle Comunicazioni. Esperto Economico del Ministero degli Affari Esteri per missioni internazionali. Consulente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Autore di numerose pubblicazioni di economia monetaria e creditizia, di economia internazionale, di storia del pensiero economico, di economia e politica industriale, di Dottrina Sociale della Chiesa. Curatore della Collana UCID “Imprenditori Cristiani per il Bene Comune” della Libreria Editrice Vaticana e Segretario Generale dell’UCID dal 2004 al 2017.

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Schede Settimanali

Ambiente,economia,Italia,lavoro

L’EX ILVA DI TARANTO E LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA E AMBIENTALE

Il caso Arcelor Mittal delle acciaierie di Taranto (ex Ilva) fa discutere molto sul piano politico, ma c’è poca chiarezza sul piano economico. Mi propongo qui di affrontare in modo semplice quest’ultimo importante aspetto sulla base dei dati disponibili. Toccherò poi il difficile problema della relazione tra sostenibilità economica e sostenibilità ambientale, particolarmente delicata nel caso di Taranto.

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donald trump,economia,europa,finanza

LA REGOLA DI TAYLOR IN ECONOMIA APERTA (2010-2019)

E’ nota la diatriba tra il Presidente americano Trump il Presidente della Federal Reserve Powell. Trump sostiene che la politica monetaria americana è troppo timida nel favorire la discesa dei tassi di interesse rispetto a quelli della Banca Centrale Europea (BCE) per contrastare un eccessivo apprezzamento del dollaro, con effetti negativi sulla bilancia commerciale americana. In altre parole, l’andamento del cambio del dollaro rispetto all’euro annullerebbe gli sforzi degli Stati Uniti d’America per ridurre il grande deficit commerciale con l’estero attraverso la politica dei dazi all’importazione, soprattutto nei confronti della Cina e dell’Unione Europea.

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America,economia,europa,finanza

TASSI DI INTERESSE E TASSI DI CAMBIO DELL’EURO SUL DOLLARO

Come si ricorderà, qualche tempo fa il Presidente americano Donald Trump ha criticato il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Draghi di dumping valutario. La critica era di mantenere deprezzato il cambio dell’euro rispetto il dollaro, attraverso tassi di interesse nulli o negativi, favorendo in questo modo le esportazioni dell’Unione Europea e danneggiando quelle americane. Il Presidente Draghi ha prontamente risposto che il tasso di cambio non costituisce un obiettivo della politica monetaria della BCE. Ma, a ben vedere, la critica era indirettamente indirizzata al Presidente del Federal Reserve Powell perché non abbassava abbastanza i tassi di interesse di policy americani. Ma la contrarietà di Powell era in effetti quella di spingere i tassi interesse in area negativa, temendo effetti collaterali imprevisti di un certo peso.     

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L’ITALIA POST-INDUSTRIALE O RESHORING?

1.Scopo della seguente scheda è di analizzare i due scenari che si prospettano per l’Italia per il suo settore manifatturiero in un periodo di forte crisi.

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Giovanni Scanagatta

Segretario Generale UCID Roma

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